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C’?? chi sfida la crisi: licenziate dalla Lorenzini creano “Filo di fate”

Sar?? operativa da luned?? 17 novembre Filo di Fate srl, la nuova camiceria di Nembro composta per la maggior parte da donne ex dipendenti della Lorenzini. Camicie, pigiami e vestaglie saranno i prodotti su cui punter?? la societ??, che conta di attestarsi sui 20mila capi all'anno.

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E’ di quest’estate la chiusura della camiceria Lorenzini di Nembro che contava 66 dipendenti, ma 15 di loro, in maggioranza donne, non si sono dati per vinti e hanno dato vita a un nuovo progetto. Un progetto che si chiama Filo di fate srl, società che si è costituita il 20 ottobre scorso e che si specializzerà nella produzione di camicie uomo-donna. Massimo Pomari, un ex dipendente della Lorenzini è il titolare, mentre le lavoratrici sono tutte donne di un età media di 40 anni “e tutte fate – commenta Rosa Anna Biava, una delle dipendenti – a cui si aggiungeranno altre 2 donne entrambe provenienti da un’altra azienda bergamasca che le aveva messe in mobilità”. Il lavoro deve ancora cominciare, ma l’entusiasmo e la voglia di riuscire nell’impresa sono tanti, con 10 dipendenti che inizieranno a lavorare lunedì 17 novembre e le altre che partiranno due giorni dopo. La nuova camiceria avrà sede nello stabilimento dove fino a quest’estate produceva la Lorenzini, al numero 6 di via Vasvecchio, e proprio quest’azienda, che ha mantenuto l’unità produttiva di Merate in provincia di Lecco, sarà uno dei primi clienti di Filo di fate, che inizialmente produrrà in conto terzi. “Prima cercheremo di farci conoscere sul mercato, ma il nostro obiettivo è quello di arrivare a realizzare camicie con il nostro marchio”, precisa Rosa Anna. E l’innovazione di processo sarà uno dei tratti distintivi della camiceria, che potrà contare su una linea computerizzata (già adottata dalla Lorenzini) che consente una maggiore rapidità nella lavorazione. "Con la professionalità accumulata nel corso degli anni da queste dipendenti non potevo non raccogliere la sfida – spiega il titolare Massimo Pomari. Le ho conosciute alla Lorenzini in cui ho lavorato per 14 anni occupandomi dell’organizzazione del lavoro e quindi so bene quali sono le loro capacità". E l’obiettivo, almeno per i primi tempi, è quello di produrre circa 20mila capi all’anno: "camicie, ma anche pigiami e vestaglie della qualità tipica del made in Italy, che anche in tempi di crisi è sempre richiesto". 

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Commenti

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  1. Scritto da iva

    Il “Filo di fate” al naturale: canapa, cotone, fibre naturali. Basta sintetico!!! e proibizioni!!!

  2. Scritto da Gio

    Plaudo all’iniziativa, il lavoro ormai bisogna inventarselo e non aspettare il “taumaturgo” da chissà dove ! E’ da troppo tempo che si privilegia la finanza al lavoro bisogna cambrare rotta !!!

  3. Scritto da kaci

    Consumiamo Bergamasco!
    Dai ! un pigiama come regalo di natale!

  4. Scritto da dulcinea

    ….si combatte anche così la crisi: sfidandola!!!!In bocca al lupo!

  5. Scritto da PET

    Salviamo le nostre fabbriche con annessi posti di lavoro consumando MADE IN ITALY

  6. Scritto da nick70

    molto bene!! ottimo!! un chiaro esempio di vera impresa!!! un esempio per molti strateghi che parlano solo il politichese senza nulla di concreto!!! brave!!!! continuate così!!