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“Il commercio non può più salvare i settori in crisi”

Se un tempo il commercio riusciva ad assorbire le fuoriuscite di lavoratori di settori in difficoltà, oggi ha bisogno di sostegno, anche perché c’è una disparità di strumenti di tutela fra gli addetti del commercio e, ad esempio, i lavoratori del manifatturiero.

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Il commercio non è più la valvola di sfogo di altri settori, perché sta vivendo esso stesso una fase di difficoltà, con il calo dei consumi e i piccoli negozi che faticano a sopravvivere alla crisi. “Se un tempo questo comparto riusciva ad assorbire le fuoriuscite di lavoratori di settori in difficoltà, oggi ha bisogno di sostegno”, ha detto Alberto Citerio della Fisascat-Cisl durante la conferenza per fare il punto sul settore nella nostra provincia, sottolineando che c’è una disparità di strumenti di tutela fra gli addetti del commercio e, ad esempio, i lavoratori del manifatturiero. La cassa integrazione ordinaria infatti non è prevista e quella straordinaria può essere richiesta solo per le aziende con più di 50 dipendenti (così come la cassa in deroga), mentre la mobilità spetta alle imprese che contano più di 200 dipendenti. “Una riforma di questi strumenti è perciò necessaria, anche se ci facciamo forti della contrattazione aziendale e della bilateralità”, ha proseguito Citerio, che teme che la crisi generale del settore verrà affrontata con misure drastiche da parte delle aziende. In Bergamasca gli addetti del commercio sono circa 30mila e se la grande distribuzione in precedenza assorbiva i lavoratori dei piccoli esercizi che cessavano l’attività, in questo momento stiamo assistendo “a una progressiva apertura di nuovi supermercati o ipermercati, che non creano più però molta occupazione, perché la tendenza è quella di “spalmare” le persone già assunte sui nuovi punti vendita, senza contare il blocco degli straordinari e il massiccio ricorso alla flessibilità a cui stiamo assistendo”, ha aggiunto Citerio. Una concorrenza fine a se stessa, secondo la Fisascat, che non crea una forte occupazione, ma solo una concorrenza sfrenata per la “conquista” del mercato. “Inoltre non si vedono vantaggi nemmeno per il consumatore, perché i prezzi non sembrano essere particolarmente concorrenziali”, ha ricordato Diego Lorenzi della Fisascat. Nel frattempo anche sul nostro territorio si prevedono future aperture da parte della grande distribuzione, vedi ad Albino, Antegnate, Mapello e Stezzano. Problemi di fronte ai quali il sindacato cislino chiede un rilancio della bilateralità “per politiche di sostegno al reddito del lavoratore o per politiche attive del lavoro”, ha detto Lorenzi.

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