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Ecco GeneSearch, un’arma in più contro i tumori

Il kit diagnostico, del valore di oltre centomila euro, è stato donato ai Riuniti dalla Fondazione Credito Bergamasco. Consentirà di curare il cancro al seno in maniera meno invasiva e di diminuire il rischio di risultati falsamente negativi.

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Da oggi la Senologia degli Ospedali Riuniti ha a disposizione uno strumento in più per la corretta diagnosi e la cura del tumore al seno grazie alla generosità della Fondazione Credito Bergamasco. Si chiama GeneSearch, è il primo ad essere impiegato in un ospedale italiano ed è stato presentato oggi nella Sala Consiliare degli Ospedali Riuniti. Si tratta di un kit diagnostico, basato su tecniche bio-molecolari che funziona su uno strumento dedicato, in grado di rilevare in maniera rapida e attendibile se il cancro al seno ha intaccato i linfonodi vicini e quindi il grado di diffusione del tumore e la terapia più adatta per sconfiggerlo. Il valore dello strumento e dei kit diagnostici supera i 100.000 Euro.
“Ringrazio la Fondazione Credito Bergamasco per essere di nuovo a fianco del nostro ospedale – ha commentato Carlo Bonometti, Direttore Generale degli Ospedali Riuniti di Bergamo –. Questa apparecchiatura ci permetterà di fare un ulteriore passo in avanti nel percorso fin qui tracciato dall’équipe multidisciplinare del dottor Fenaroli, in partnership con il dottor Carlo Tondini che dirige l’Oncologia medica, nella cura del cancro al seno: applicare tecniche sempre meno invasive in grado non solo di salvare la vita alle pazienti, ma anche di rispettare l’integrità fisica della donna, mantenendo una buona qualità di vita”. Con questo obiettivo ai Riuniti – l’ospedale generale europeo che conta la più ampia casistica per questa patologia – viene adottata ormai da diversi anni la tecnica del linfonodo sentinella, seguendo il medesimo protocollo sviluppato dai professori Veronesi e Viale dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e avvalendosi della collaborazione interdisciplinare di chirurghi senologici, oncologi, radiologi e radioterapisti e anatomo-patologi. Ed è all’interno di questo protocollo che GeneSearch trova la sua innovativa applicazione.
“La tecnica del linfonodo sentinella – ha spiegato Privato Fenaroli, primario della Chirurgia Senologica degli Ospedali Riuniti – si basa sulla constatazione che le cellule tumorali che si staccano dal tumore seguono i vasi linfatici e raggiungono i linfonodi ascellari, passando da uno o più linfonodi che sono posti “a sentinella” del sistema linfatico della regione ascellare. Una volta asportato il tumore, sta ai patologi analizzare, durante l’intervento chirurgico, il linfonodo sentinella e dirci se risulta sano o meno. Questa valutazione, che conduciamo già con le metodiche tradizionali, è l’unico modo per capire il grado di diffusione del tumore”.
Se il linfonodo sentinella è sano, come succede in circa il 75% dei casi, è molto probabile che anche tutti gli altri linfonodi siano indenni ed è inutile asportarli, con risultati cosmetici e funzionali più soddisfacenti, risparmiando anche la funzionalità dell’arto. Da oggi questa valutazione sarà fatta non solo con le metodiche tradizionali ma anche con GeneSearch.
“GeneSearch – ha spiegato Massimo Barberis, primario dell’Anatomia Patologica degli Ospedali Riuniti – ci permetterà di avere, in poco più di mezz’ora, risultati più precisi, diminuendo i rischi di risultati falsamente negativi. Inoltre ci permetterà di avere risultati più obiettivi perché non legati alla soggettività di chi deve interpretare i reperti istologici, che possono essere molto complessi. Naturalmente continueremo come fatto finora a controllare sempre anche istologicamente il linfonodo prelevato, garantendo quella qualità e costanza di risultati che rende giustamente fiero il gruppo di lavoro coordinato dal dottor Fenaroli”.
“Oggigiorno, grazie alle nuove tecnologie e ai progressi dell’informatica, la scienza medica svolge il proprio lavoro in modo sempre più efficace e veloce. Naturalmente perché ciò accada sono necessarie risorse e finanziamenti adeguati – ha aggiunto Cesare Zonca, Presidente della Fondazione Credito Bergamasco – Questo principio è stato ben recepito dalla nostra Fondazione che da anni sostiene iniziative di rilievo nel settore della sanità e della ricerca medico-scientifica. GeneSearch va ad unirsi a un altro strumento in uso presso la Senologia degli Ospedali Riuniti: ELIOT".
“Da anni, oltre ad offrire a tutte le pazienti l’ immediata ricostruzione plastica della mammella operata, proponiamo anche la radioterapia intraoperatoria – conclude Privato Fenaroli -. Eliot intensifica l’effetto antitumorale della radioterapia in quanto permette di somministrare livelli di radiazione altrimenti non raggiungibili con la sola irradiazione dall’esterno, in un’unica seduta, al momento dell’operazione chirurgica. Con questa tecnica l’intervento al seno riduce significativamente il suo “peso”, anche psicologico: la paziente viene ricoverata per solo due giorni: il primo giorno viene operata e il secondo viene dimessa, e non dovrà sottoporsi a cicli di radioteraopia una volta tornata a casa”.
 

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