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Denunciati due bracconieri in Val di Scalve

Dopo aver trovato resti di capriolo in alcuni cassonetti e aver raccolto alcune segnalazioni dei residenti, gli agenti della polizia provinciale hanno individuato due persone, un quarantenne ed un cinquantenne della Valle di Scalve, che hanno ammesso le loro responsabilità.

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Operazione antibracconaggio della Polizia provinciale in Val di Scalve. Dopo aver trovato resti di capriolo in alcuni cassonetti a Colere e aver raccolto alcune segnalazioni dei residenti, gli agenti hannoindividuato due persone, un quarantenne ed un cinquantenne della Valle di Scalve, che fermati dagli agenti – al ritorno da una giornata di caccia alla lepre – hanno ammesso le loro responsabilità.
Gli accertamenti svolti hanno permesso di accertare ulteriori atti di bracconaggio, di cui un altro avvenuto poche ore prima. Nell’abitazione del primo cacciatore è stata rinvenuta nel garage la carcassa intera di un capriolo maschio adulto, mentre nel congelatore si trovavano 17 pacchetti di carne congelata di capriolo, per un peso complessivo di kg. 25,500. Dal controllo delle armi e delle munizioni si è poi passati al sequestro, oltre al fucile da caccia utilizzato durante quella giornata, di alcune munizioni a palla unica per fucile a canna liscia non denunciate alla competente autorità di Pubblica Sicurezza, numerose cartucce a munizione spezzata “a pallettoni”, il cui uso durante l’attività venatoria è vietato proprio perché balisticamente idonee solo all’abbattimento illecito di ungulati (caprioli, cervi e camosci il cui prelievo legale va invece effettuato con arma rigata a palla unica).
Altri reperti sono stati trovati nell’abitazione del secondo cacciatore: in particolare 22 sacchetti di carne congelata di capriolo per un peso complessivo di kg. 14, munizioni a palla per fucile a canna liscia non denunciate e cartucce a “pallettoni” vietate per l’attività venatoria.
E qui si è recuperato anche il “trofeo” del capriolo abbattuto il giorno precedente: gli agenti hanno trovato infatti i resti della macellazione. Si è proceduto anche in questo caso al sequestro del fucile da caccia e di uno zaino imbrattato di sangue. Le singole confezioni sequestrate riportavano un’etichetta con annotata una data (probabilmente quella di abbattimento) e in alcuni casi sesso ed età dell’animale.
L’assessore provinciale alla Caccia e Pesca, Luigi Pisoni ha espresso il suo “compiacimento per questa ulteriore operazione antibracconaggio del Corpo di Polizia Provinciale: l’attività di prevenzione e controllo è continua su tutto il territorio. L’impegno della Provincia per la tutela del nostro prezioso patrimonio faunistico è massimo, a fronte di gravi episodi come questo la condanna non può che essere decisa e chiara: questi comportamenti nulla hanno da spartire con l’esercizio venatorio che viene esercitato dalla maggioranza delle persone nel rispetto delle regole. Desidero ringraziare anche l’autorità giudiziaria che efficacemente coordina l’azione investigativa del Corpo di Polizia Provinciale”.
Anche il Presidente del Comprensorio Alpino Valle di Scalve Massimo Magri si unisce alla condanna di questo atto di bracconaggio: “I cacciatori della valle sono rimasti colpiti dalla gravità di quanto successo e censurano con forza questi comportamenti a danno della fauna dei nostri terittori. Il mondo venatorio deve isolare tali condotte al fine di tutelare i cacciatori che esercitano la loro passione nel rispetto delle regole. Pieno apprezzamento alla preziosa attività degli agenti del Nucleo Ittico Venatorio del Corpo di Polizia Provinciale: è fondamentale la loro azione di prevenzione e controllo che – sottolineo – avviene in perfetta collaborazione con il Comprensorio Alpino Valle di Scalve”.

 

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