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La novità di Obama non è il colore della pelle

La novità è invece che, ancora una volta, in un momento di crisi quella che, a torto o a ragione, è considerata la più grande democrazia del mondo ha deciso per il cambiamento, scegliendo come Presidente una persona giovane che porta idee nuove e un rinnovamento generazionale.

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Egr. Direttore,
ho letto con interesse sul vostro sito internet l’articolo con i commenti dei politici bergamaschi e ho notato un solo da loro tema evidenziato: il colore della pelle.
La verità è che il fatto che un afroamericano sia il nuovo inquilino della Casa Bianca può essere una svolta storica, ma forse lo è più per il costume e il gossip. La novità è invece che, ancora una volta, in un momento di crisi quella che, a torto o a ragione, è considerata “la più grande democrazia del mondo” ha deciso per il cambiamento, scegliendo come Presidente una persona giovane che porta idee nuove e un rinnovamento generazionale rispetto alla classe politica che ha governato gli Stati Uniti negli ultimi decenni, da Bush Senior a George W., che ha trovato quale ultimo e non troppo convinto baluardo un Senatore che ha comunque riconosciuto la fine di un era, senza troppi drammi e dietrologie.
Probabilmente stiamo assistendo al pensionamento di una generazione e delle sue idee che hanno per decenni dettato legge nel mondo, soprattutto il pensiero della scuola di Chicago, città dalla quale, guarda caso, viene proprio Obama. E nel Bel Paese? Forse sarebbe il caso che anche in Italia questo clima di rinnovamento globale e contagioso fosse foriero di cambiamenti sostanziali e non solo formali: il colore della pelle o un taglio di capelli non rende una persona più o meno capace di un’altra. Ma forse qualcuno crede ancora che l’abito faccia assolutamente il monaco. E che l’età, come ai tempi della naja, “faccia grado”. Ricordando Totò, sarebbe ora di evolversi da caporali in uomini e di avere il coraggio, con un po’ di umiltà, di farsi da parte, senza la presunzione di essere onnipotenti e di essere sempre gli unici ad avere la ragione dalla propria parte. Ricordando il Signor G: libertà è partecipazione (anche e soprattutto quella altrui).

Distinti saluti

Alessandro Rossi

 

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Commenti

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  1. Scritto da kaci

    Obama e’ di certo diverso dal candidato Mc cain, ma anche dal PD.
    Sul precariato il Pd non ha fatto niente, lo stesso per quanto riguarda i diritti civili, sull’immigrazione, mentre Barack non cerca il consenso dei potenti.
    In fine e’ realmente eletto, perché le primarie erano vere e la sua elezione anche!
    Quando le urne non sanno chi sarà eletto accadono le sorprese: e’ cosi nel PD???

  2. Scritto da martina

    Non mi pare di aver trovato nella lettera del sig. Rossi alcun riferimento al PD. Credo che la necessità di rinnovamento e di sano ricambio generazionale valga indistintamente per la sinistra e per la destra: l’una ha attivato il meccanismo delle primarie senza renderlo davvero aperto, l’altra non ci ha nemmeno provato. Entrambe decidono a tavolino i propri eletti e se ne guardano bene dall’intervenire sulla legge elettorale…

  3. Scritto da alessandro rossi

    Il commento di Martina è ineccepibile: rinnovamento di idee, rinnovamento generazionale. L’Italia (ma anche l’Europa) ha bisogno di cambiare, di trovare forze nuove che seguano dinamiche che tra la prima, la seconda, la terza e la quarta repubblica non sono mai cambiate: le tematiche e i modi (rissosi) di fare politica sono sempre gli stessi. I “parrucconi” anche!
    Esemplare a tal proposito l’articolo di Sara Bianchi su ilsole24ore.com relativo alla lezione di Obama ai leader europei.

  4. Scritto da francesco macario

    Totalmente condivisibile.

  5. Scritto da walter

    Condivisibile si..Ma ci arriva al panettone?
    Non ne sarei molto sicuro!