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La lunga notte di Obama

I primi discorsi dei contendenti, i contributi audio e video della lunga nottata e persino il tormentone Reggaeton del nuovo presidente

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E’ stata una lunga notte quella delle elezioni presidenziali americane: lunga e incerta, o meglio piena di incertezze da parte di chi comunicava le informazioni. Troppo recente era il ricordo dello Choc Kerry, che nel 2004 aveva perso per i voti della Florida, dopo una nottata da favorito.  Così, il nodo si è sciolto con sicurezza solo alle quattro del mattino, quando Obama ha raggiunto il "quorum" dei grandi Elettori, un numero di paesi sufficente a fargli guadagnare 270 voti al congresso. 

Alla mezzanotte di New York, le 23 al Grant Park di Chicago, Barack Obama ha poi pronunciato il suo primo discorso da presidente (in pectore) degli Stati Uniti, cominciando la festa di popolo. Di quella festa, racconta nel suo blog (e racconterà sicuramente ancora) Pippo Civati, giovane rappresentante del PD lombardo con una grande predisposizione all’informazione dalla rete. Ma anche noi, da qui, abbiamo sentito il magistrale punto di partenza, valido per gli americani ma per tutti gil ascoltatori del mondo: «Se c’è qualcuno che ha ancora dei dubbi che l’America sia un posto che l’America sia un posto dove tutto è possibile, se ha dubbi sul fatto che il sogno dei nostri padri fondatori sia ancora vivo, che si ponga delle domande sulla nostra democrazia, ebbene questa sera ha una risposta».

L’intero discorso, tradotto in "presa diretta" è sul blog di Radiopopolare, che l’ha messo in onda nello stesso momento di cui la Cnn lo riportava: e vale l’ascolto, ma è anche in video in versione originale e sottotitolata, sul sito del Corriere e dell’Espresso.  «Noi non siamo una serie di stati blu e rossi ma saremo sempre gli Stati Uniti d’America» ha detto Obama, e per questo ha lodato e si è detto orgoglioso del suo contendente:«oggi stiamo meglio in questo paese per quello che hanno fatto le persone come il senatore Mc Cain. Vedo una collaborazione tra di noi per portare il paese più avanti».

Un richiamo all’unità indispensabile nei tempi bui, che è stato raccolto "da gran signore" (sono in molti, oltreoceano, ad avere da imparare da questa lezione di pacificazione…) anche da John Mc Cain nel discorso che ha fatto ai suoi sostenitori dopo la sconfitta. Da Phoenix, Arizona, Mc Cain è chiaro e sereno: «Il popolo americano ha parlato, e ha parlato chiaro. Obama ha lavorato per dare una speranza agli americani  e convincerli così ad andare a votare: lo ammiro per avere avuto questo obiettivo perchè questo è un evento davvero storico, un elezione di grandissimo significato per gli afroamericani. E’ naturale che noi qualche delusione la sentiamo: ma da domani dobbiamo andare oltre, lavorare insieme in modo che il nostro paese si rimetta in moto. Il fallimento è mio, non è vostro». Il discorso pacificatore, per intero, è qui in versione audio e qui in versione video.

Con contendenti così, gli Stati Uniti hanno davanti davvero una svolta che sembra non possa essere che positiva, che nessuno deve sottovalutare, come ha ben sottolineato l’"editoriale" a caldo di Beppe Severgnini, inviato da Washington al sito on line del Corriere con mezzi "da blogger": il primo dei contributi video di questa lunga campagna e di questa lunga notte delle presidenziali molto web 2.0.

Il secondo è dedicato a chi le elezioni le ha ascoltate alla radio: alla faccia di talk show e discorsi, chi per seguire lo spoglio è passato da Radio Popolare non può non essergli rimasto in testa l’ultimo tormentone su Obama, quello in chiave Reggaeton: il video è preso da You Tube, ma in realtà proviene da un delizioso sito, http://www.amigosdeobama.com/, che ha pure una versione in Mariachi.

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