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Fotografia come arte: in mostra i protagonisti dagli anni Sessanta

I protagonisti contemporanei riuniti per raccontare la fotografia che diventa arte, dagli anni Sessanta a oggi. "Fotografando: dalla Mec Art al digitale", allestita dal 7 novembre al 10 gennaio 2009 tra le affascinanti architetture della Biblioteca di Nembro si propone di presentare al pubblico una quarantina di opere d’arte.

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I protagonisti assoluti della fotografia italiana contemporanea riuniti per raccontare la fotografia che diventa arte, dagli anni Sessanta ad oggi.
Quando la fotografia è arte: la mostra Fotografando: dalla Mec Art al digitale, allestita dal 7 novembre al 10 gennaio 2009 tra le affascinanti architetture contemporanee della Biblioteca di Nembro, si propone di presentare al pubblico una quarantina di opere d’arte di alcuni fra i protagonisti italiani della scena artistica contemporanea, a partire dalla metà degli anni Sessanta fino ai giorni nostri.

Il percorso, curato da Francesco Lussana, si concentra sull’immagine di origine meccanica, principalmente quella fotografica, che nel corso degli anni è stata più volte al centro di numerose ricerche artistiche – spesso coniugata con la pittura e con l’idea tradizionale di quadro – fino ad arrivare alle opere digitali, create interamente con processi meccanici. 
Punto di partenza del percorso espositivo è la Mec Art (Mechanical Art), movimento che nasce nel 1965 ad opera del critico francese Pierre Restany, coinvolgendo un vasto gruppo di artisti internazionali che hanno sviluppato immagini derivanti dai mass media, dalla televisione, dal cinema e dalla carta stampata, riportandole su tela emulsionata.
La mostra prende quindi il via con alcune opere dei protagonisti della Mec art in Italia: i lavori di Gianni Bertini, uno dei firmatari del manifesto Mec Art a Parigi, dove sono evidenti i richiami ai mass media, tanto cari ai pop artisti americani; una delle famose “scomposizioni” di Bruno Di Bello dedicata al nome e al ritratto dell’artista Paul Klee; i temi prediletti da Elio Mariani come gli amanti, la periferia, gli interni asettici e la bomba atomica; i celebri decollage di Mimmo Rotella, strappi di manifesti riportati su tela; il complesso lavoro di Aldo Tagliaferro impegnato a realizzare tutte le “possibilità combinatorie” di un’immagine. 
Lasciando gli anni Sessanta – e il clima del Nouveau Realisme europeo e della Pop Art americana in cui la Mec Art si muoveva – la mostra presenta le opere di un gruppo eterogeno di autori italiani, considerati i protagonisti assoluti della fotografia italiana contemporanea: Gabriele Basilico, con la celebre serie dedicata alla città di Beirut, straziata da una guerra durata quindici anni; Maurizio Buscarino, fotografo nel teatro, capace di restituire l’incontro irripetibile tra la rappresentazione di ciò che accade sulle scene e quella di una personale visione del mondo; Mario Cresci, probabilmente il più concettuale dei fotografi in mostra, con i macroingrandimenti di oggetti quotidiani, decontestualizzati e caricati di nuovi significati;  Franco Fontana, fotografo per antonomasia del paesaggio urbano americano, che ritrae i grattacieli di Los Angeles intrisi di gialli e rossi che sembrano rubati alla tavolozza di Mondrian;  Luigi Ghirri, forse il più romantico tra gli autori esposti, con le sue vintage che riportano alle atmosfere degli anni 70;  Mario Giacomelli, con le toccanti immagini realizzate nell’ospizio di Senigallia o dedicate alla gente del paesino abruzzese di Scanno; Mimmo Jodice, con un gruppo di significative immagini realizzate nel Museo Archeologico di Capodimonte a Napoli.
Sono le opere di questi artisti ad accompagnarci alle soglie dell’era digitale esplosa negli anni Novanta. La mostra si chiude, infatti, con due giovani autori, Matteo Basilè che apre la strada all’immagine digitale lavorando sull’iconografia classica, reinventando l’idea del ritratto, e Gian Paolo Tomasi, stampatore e manipolatore d’immagini, autore di una pittura iperrealista.
Nell’ambito della mostra si terrà un incontro con gli autori: Gabriele Basilico, Bruno Di Bello e Mario Cresci, mercoledì 10 dicembre alle 21.
L’inaugurazione è in programma venerdì 7 novembre alle 20.30. Orari: lun 14-19; mar – ven 9-12.30 e 14-19; mer e ven anche apertura serale 20-22.30; sab 9-12.30 e 14-18; dom 10-17. Ingresso libero. Informazioni al pubblico: tel. 035.471370.

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