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“La scuola ha bisogno di un progetto non di tagli”

Il segretario della Cisl Scuola Vincenzo D'Acunzo sottolinea la risposta compatta data dal mondo dell'istruzione alla politica del ministro Gelmini. "Alcune sensibilità, all'interno degli schieramenti della maggioranza, fino a ieri monolitici, si sono aperte all'idea che avanzare a testa bassa contro tutto e tutti non è produttivo per nessuno.

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La risposta della categoria alle scelte unilaterali ed economiciste del governo è stata unanime: a Bergamo, in Provincia, in Regione, in Italia: le immagini che i mezzi di comunicazione di massa, anche solo velocemente, ci hanno trasmesso, ne hanno dato ampia testimonianza. Molti gli scettici, ma anche molti gli ottimisti sugli esiti. Un dato al momento sembra acquisito: alcune sensibilità, all’interno degli schieramenti della maggioranza, fino a ieri monolitici, si sono aperte all’idea che avanzare a testa bassa “contro” tutto e contro tutti non è produttivo per nessuno. Questo, tuttavia, non può indurci ad abbassare la guardia: dobbiamo continuare a rivendicare un dialogo vero.
Avevamo puntato sulla “forza delle idee” e riteniamo di aver operato lungo l’unica linea direttrice in grado di scalfire, attenuandola, la forza dei numeri. Forza delle idee significa respingere la tentazione di accogliere, senza confutare, opinioni diffuse anche da parte degli addetti ai lavori, che, dall’alto, si adoperano per accreditare la nostra come una categoria parassita, incapace di guardare avanti e di affrontare il nuovo che avanza. Se questo fosse vero ci sarebbe da chiedersi dove si siano nascosti, fino ad oggi, coloro che, per incarichi di alta responsabilità, erano e sono deputati al controllo, alla traduzione in pratica attuativa delle leggi in vigore. Quanti lo affermano sanno bene di distrarsi dal vero perché, i lavoratori della scuola, hanno dovuto da sempre, e il più delle volte da soli, attrezzarsi per rispondere alle costanti sollecitazioni per mantenere vivo il contatto con la realtà. 
Le tante “educazioni” introdotte dalla modernità come risposte a bisogni emergenti e la necessità di aprirsi alla interculturità per dare soddisfazione alle esigenze di integrazione di culture altre, assumendo nuove proposte formative, hanno dilatato i campi di indagine e di interesse, ampliato gli orizzonti entro cui espletare la funzione docente e richiesto tempi molto più onerosi di quelli certificati.
Ma non solo. Tutto il personale ha sempre subito le “invasioni barbariche” della politica che, priva di progettualità, ha sempre mirato a provvedimenti “tampone” e demagogici senza tenere sotto controllo, in alcun modo, l’efficacia, il bene pubblico che avrebbe dovuto promuovere.
E’ così che si è passati da scelte lassiste, a cui anche i più riottosi si sono dovuti piegare (i debiti mai sanati), a scelte più selettive (quelle operate nella scorsa legislatura da Fioroni) che, applicate senza i dovuti tempi di maturazione, hanno prodotto guasti in senso contrario. 
Il problema vero sta nel fatto che, ancor oggi (e le decisioni contestate lo confermano) siamo lontani dal voler prendere le opportune misure per dare “significatività” ad una scuola a cui si chiede di preparare non solo lavoratori ma anche cittadini, a cui si chiede di favorire l’acquisizione delle competenze condivise a livello europeo senza però lasciarsi contaminare dai modelli formativi europei. Alla politica sfugge, come decisivo angolo di osservazione, il rapporto scuola-società e sfugge soprattutto la comprensione del nodo essenziale, mai risolto dagli anni sessanta, che riguarda il passaggio da una scuola di “classe” ad una scuola di massa.
Bene: ora, con la recente massiccia partecipazione alla manifestazione, abbiamo avanzato alla politica la richiesta di un progetto di scuola che, attraverso la valorizzazione dell’autonomia, sia capace di mettere al centro sia i soggetti che apprendono, sia i soggetti che erogano uno dei più importanti servizi sociali. Essi, infatti, si trovano ad affrontare la sfida della multiculturalità, della nuova cittadinanza, della costruzione di una scuola comunità professionale ed educativa che sappia valorizzare l’esperienza, favorire l’apprendimento cooperativo, e soprattutto che sappia “stare dentro” i nuovi processi conoscitivi.
In questa scuola quei “tagli” indiscriminati non possono e non devono trovare cittadinanza: perciò guardiamo avanti tutti uniti intorno ad un progetto di scuola pubblica in grado di formare “Teste ben fatte” come ci ricorda E. Morin parafrasando Montaigne.

Vincenzo D’Acunzo
SEGRETARIO GENERALE
CISL SCUOLA BERGAMO

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Commenti

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  1. Scritto da lino

    povero DACUNZIO……… parla ai bidelli,,,,,,

  2. Scritto da Carla

    e non ha bisogno di un sindacato come la CISl, tanto fa quello che dice il governo

  3. Scritto da lini

    Domani non ci sarà la CISL allo sciopero, cosi gli studenti capiranno chi è il sindacato dei lavoratori e quello che serve alle imprese.
    bel colpo BONANNI

  4. Scritto da mariop

    la scuola ha bisogno di spendere bene le risorse che riceve.
    E per le elmentari ha bisogno anche di razionalizzare la spesa/alunno che è troppo elevata
    E anhce di un progetto strategico a medio termine.

  5. Scritto da Carlino

    D’Acunzo, i tagli sono rimasti ma il tuo segretario BONANNI, ha mollato tutti. Te ne sei accorto? Gli insegnanti, studenti, genitori, se ne sono accorti, che ormai siete al servizio non di chi lavora ma di chi governa. Noi scioperiamo ancora e senza la CISL, che ormai serve solo al Governo per dividere il sindacato e i lavoratori.