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Crisi, si impenna il ricorso alla cassa integrazione

Esplosivo l'aumento della cig fra i colletti bianchi (+113% solo tra agosto e settembre), dato generale in crescita del 68% annuo. Per le industrie è crisi nera, domanda e produzione in calo

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La crisi avanza inesorabile, e i lavoratori dipendenti ne pagano per primi le conseguenze, sotto forma di un aumento esponenziale dei casi di cassa integrazione. Impietose le tabelle di Inps, che ancora non riflettono la portata del crac finanziario autunnale e le sue conseguenze sull’economia reale. Secondo i dati di settembre, in un anno la cig ordinaria è aumentata del 68% rispetto allo stesso mese del 2007, e quasi dell’80% in ambito industriale. Nel solo mese da agosto a settembre la cassa integrazione ordinaria è cresciuta del 53%; impressionante il raddoppio nel settore impiegatizio (+113%). La cassa integrazione straordinaria, o cigs, che gestisce le ristrutturazioni e le aziende di maggiori dimensioni, per ora invece resta relativamente al palo con un + 5% annuo – destinato però a crescere con il tempo.

Dati che colpiscono, tanto più che non vanno ad includere tutti i precari, privi di cig, semplicemente lasciati a casa senza alcuna garanzia (una volta si chiamavano licenziamenti, oggi sono mancati rinnovi) in questo periodo. L’industria è la più colpita, ma la crisi non guarda in faccia nessuno. Sarebbe a rischio circa un milione di posti di lavoro, secondo l’opinione di Giuliano Amato. Mezzo milione sono i precari del settore industriale, come foglie al vento d’autunno; quattro milioni in totale coloro che non hanno alcuna tutela o "rete di sicurezza" in caso di disoccupazione, in gran parte nei servizi, ma anche nel pubblico.

Hanno dovuto ricorrere alla cassa integrazione e ridurre la produzione, a fronte del contrarsi dei mercati, le massime aziende, dalla Fiat alla Ilva, e a catena le aziende di medie dimensioni e gli indotti dei grandi gruppi. Pessime le prospettive economiche: siamo in piena recessione e si dovrà attendere probabilmente il 2010 perchè la domanda, quest’anno in caduta libera di quasi il 3%, torni a crescere e a stimolare l’economia.

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