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Grande folla alla prima preghiera del Ramadan fotogallery

Si è tenuta oggi la prima preghiera del venerdì nel sacro mese del ramadan. La moschea di Bergamo ha ospitato centinaia di fedeli musulmani accorsi da tutta la provincia. Domani e domenica, vista la grande affluenza prevista (fino a 600 persone), la comunità islamica si riunirà negli spazi più ampi dell’Itis Marconi di Dalmine.

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Grande folla alla moschea di Bergamo per la prima preghiera del venerdì nel sacro mese del ramadan. La comunità islamica si è riunita oggi alle 13 in via Cenisio (guarda la galleria fotografica). Domani e domenica, vista la grande affluenza prevista (fino a 600 persone), i fedeli si ritroveranno negli spazi più ampi dell’Itis Marconi di Dalmine, dove per l’occasione guiderà la preghiera un imam giunto dallo Yemen.

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Il ramadan secondo il calendario musulmano è il nono mese dell’anno e costituisce un periodo eccezionale: durante i trenta giorni infatti i musulmani sono chiamati a rispettare la rigorosa osservanza del digiuno diurno, forma di devozione che costituisce il terzo dei cinque pilastri dell’Islam. Chi ne negasse l’obbligatorietà sarebbe kāfir, cioè colpevole di empietà massima e dirimente dalla condizione di musulmano. Ma non solo, nel mese sacro è sconveniente dire parolacce, litigare e durante il giorno i fedeli devono pregare cinque volte rivolti verso oriente. “Fortunatamente siamo riusciti a trovare uno spazio più grande per pregare, l’Itis di Dalmine – spiega Mohammed Saleh, vicepresidente del centro islamico – perché gli spazi qui sono quelli che sono”.  Il centro islamico di via Cenisio non è l’unico in Bergamasca, ve ne sono a Zingonia, Carobbio degli Angeli e Curno.

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Commenti

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  1. Scritto da lecchi m

    Francamente non capisco tutta questa informazione sul Ramadan. Anche i cristiani hanno un periodo di penitenza simile (la Quaresima), ma nessuno ne parla mai. Oltretutto non capisco nemmeno perchè si debbano sempre concedere edifici pubblici per quello che è in effetti una pratica privata.
    Mi piacerebbe vedere cosa succederebbe in Arabia Saudita se i cristiani chiedessero di poter celebrare una qualsiasi funzione religiosa in edifici pubblici (è già rischioso farlo in quelli provati).

  2. Scritto da al

    In Arabia Saudita, come in altri paesi, è molto rischioso, se non assolutamente vietato, professare una religione diversa da quella ufficialmente riconosciuta. Ma non vedo perché noi dovremmo metterci sullo stesso piano di quei paesi, comportandoci allo stesso modo. Non siamo più civili? L’apertura della nostra Chiesa Cattolica in questo senso (spazi messi a disposizione nelle Parrocchie ai musulmani per pregare) dovrebbe insegnarci qualcosa.