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Dati sicurezza stradale (provvisorio)

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Spesso, nella cronaca di ogni giorno, tra incidenti mortali del sabato sera e stragi in autostrada, si rischia di perdere di vista la situazione complessiva. Insomma, non si capisce se le strade italiane sono davvero un posto insicuro. Eppure i dati sulla sicurezza stradale non sono difficili da trovare, anche se non sempre appaiono aggiornatissimi. Un bilancio è doveroso, anche per valutare gli effetti concreti della riforma del Codice Stradale, con l’introduzione della patente a punti.

I dati certi, fino al 2006, sono offerti dal sito dell’Aci, che esordisce con un dato schiacciante: in Italia si contano in media 16 morti per incidente stradale al giorno, oltre al ferimento di altre 912 persone. Il termine strage, spesso criticato, è quindi più che adatto alla situazione, anche se si registrano dei miglioramenti. Secondo l’Istat, infatti, nel periodo 2000 – 2006 gli incidenti sono passati da 256.546 a 238.124 (-72%), i morti da 7.061 a 5.669 (-19,7%).

La patente a punti, quindi, ha avuto dei benefici, come ha affermato il sottosegretario ai Trasporti Bertolomeo Giachino: ”A settembre d’accordo con il presidente del Consiglio e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti istituiremo un tavolo per fare il punto a sei anni dalla patente a punti, che ha ridotto del 25% gli incidenti stradali”.

Come sempre, però, non sono tutte rose e fiori. La verità è che se in Italia c’è stato un giro di vite sulla sicurezza, è perché la sicurezza delle nostre strade era inferiore rispetto alla media europea, una situazione che permane. L’UE nel 2001 ha chiesto a tutti i paesi di dimezzare il numero di morti sulle strade: procedendo a questi ritmi, l’Italia non riuscirà a raggiungere l’obiettivo. Con 95 morti per incidente stradale ogni milione di abitanti, registriamo ancora un tasso praticamente doppio rispetto a Paesi quali Gran Bretagna, Olanda e Svezia. Alla fine del 2005 si registrava una riduzione del 17,6% nel numero di decessi per incidente, il trend decrescente è proseguito anche nel 2006, segnando un ulteriore calo del 2,6%: il decremento complessivo è  pari al 19,7%. Tale risultato, seppur apprezzabile, non è sufficiente per il raggiungimento dell’obiettivo 2010.

Anche se, bisogna ammetterlo, siamo in compagnia: alla fine del 2005, il bilancio intermedio mostra che solo pochi Paesi hanno già ridotto in misura superiore al 25% il numero di vittime della strada; emerge chiaramente la difficoltà a ridurre il numero di decessi per incidente in Paesi quali la Gran Bretagna che già nel 2000, con 3.580 morti per incidente, faceva registrare tassi molto bassi e vicini al cosidetto “zoccolo duro”, difficilmente eliminabile.

Il Governo deve quindi trovare assolutamente nuove pratiche virtuose, nuovi sistemi per accelerare il trend positivo. Per questo è fondamentale capire cosa provochi gli incidenti, per agire in modo più mirato. "Dati alla mano – sostiene Taverniti della Croce Rossa Italiana – la prima causa di incidenti stradali rimane la velocità che interessa giovani e meno giovani. Alcol e droga incidono in misura minore ed i ragazzi rispondono complessivamente bene dopo adeguate informazioni e aumentati i controlli sulle strade da parte delle Forze dell’Ordine".

Le statistiche Aci sembrano dire proprio questo. Lo stato psico-fisico alterato da alcol o droga non costituisce la causa primaria degli incidenti, ma solo il 2%. La parte del leone la fanno il mancato rispetto delle regole di precedenza, la guida distratta e la velocità troppo elevata: da sole costituiscono il 45,86% dei casi. Si parla spesso delle stragi di venerdì e sabato sera, ed è giusto perché gli incidenti più gravi, con più morti, avvengono proprio in questa fascia. Allo stesso tempo, però, il picco più elevato di incidenti si registra intorno alle ore 18, quando in molti tornano magari stressati dal lavoro e si passa gradualmente dalla luce naturale a quella dei lampioni. Sono incidenti spesso meno gravi per il conducente, ma che vanno ad aumentare il numero delle vere vittime della strada, i più deboli di tutti: i pedoni.

La comunicazione ai giovani, quindi, non deve interrompersi, ma la vera chiave di volta sarà far capire all’italiano medio che i limiti di velocità non sono un "consiglio giudizioso", ma un’esigenza salvavita. Secondo le prime dichiarazioni, la strada che vorrà seguire il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si concentrerà in un inasprimento delle pene per chi guida in stato di ebbrezza o è sorpreso sotto effetto di sostanze stupefacenti. Inoltre sarà più complesso il riaccredito dei punti sulla patente.

In questo senso i nostri vicini svizzeri potrebbero costituire un buon esempio. Nel primo semestre 2008, sulle strade svizzere sono diminuiti sia il numero dei morti: 157 (-4%) sia quello dei feriti gravi: 2145 (-13%). Da diversi anni il paese elvetico sta testando una sorta di "patente con periodo di prova". Nel dicembre 2005 sono state rilasciate le prime licenze di condur­re in prova. Il test dura tre anni, dopodiché si può ri­cevere la patente definitiva. Per ottenerla bisogna però, durante i tre anni di prova, non aver violato in modo grave il codice stradale. Non solo, occorre an­che aver frequentato due giorni di formazione com­plementare.

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