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Calcio in tv, troppa distanza tra domanda e offerta

L'analisi sullo stallo delle trattative tra tv e Lega Calcio tra diritti di cronaca negati, gestioni economiche deficitarie e credibilità del sistema tutta da recuperare

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Per cultura, professionalità, educazione sono tutti stimabili coloro stanno trattando per la concessione alle televisioni dei diritti alle trasmissioni "in chiaro", cioè non a pagamento, di proprietà della Lega calcistica.  I team, ben  preparati, hanno però dato l’impressione di voler giostrare a livello di venditori di tappeti perché tra domanda e offerta iniziali intercorre una differenza di “appena” 50 milioni.

Infatti Rai e Mediaset, il gatto e la volpe del sistema televisivo nazionale o se preferite i compari di Pisa che si azzuffano di giorno per poi mettere a segno di notte colpi di rara  astuzia corporativa, manifestando  angosce per il presente e  per un futuro da barbun, hanno messo  sul piatto circa 20 milioni per un prodotto valutato dalla Lega Calcio almeno 70. Dal momento che nessuno dei contendenti si potrà permettere di negare a milioni di italiani la possibilità di vedere il calcio in tv senza versare un non lieve tributo a chi lo offre a pagamento, assisteremo a un balletto alla fine del quale tutti si diranno soddisfatti, cioè di avere vinto la battaglia del grano.

Onestamente non sono in grado di capire quali siano le cifre ragionevoli per un accordo, il mercato televisivo mi sembra uno dei più difficili da interpretare, da semplice cronista  posso però ricordare situazioni e  storie che sono sullo sfondo di questa trattativa. Per esempio che il diritto all’informazione è un cardine della democrazia e lo è due volte quando vede in campo un servizio pubblico. E lo è tre volte quando per avere questo servizio i cittadini ligi alla legge pagano un canone. La Rai non potrà non tenerne conto tanto più che ha dimostrato in più occasioni di supportare con   notevoli  esborsi trasmissioni che non meritavano.

Mediaset da parte sua non ha la spina del canone e sembra ottenere risultati interessanti spendendo meno della Rai,  rispetto alla quale ha però obblighi diversi in termine  di servizio. E proprio il fatto di essere una buona azienda dovrebbe indurla in un momento tanto difficile a rendere più agevole un accordo che sta a cuore a milioni di tifosi. Sarebbe pure un modo intelligente per attenuare lo storico conflitto di interessi che sempre l’accompagna. Quanto alla Lega Calcio, se pensa di ripianare le pessime gestioni di tante società chiedendo la luna alle televisioni commette un errore imperdonabile. La crisi del calcio nazionale affonda le sue radici in ogni angolo di un mondo che si è impoverito di valori, di correttezza, di lealtà.

Il calcio professionistico potrà chiederne 100 di milioni
quando avrà recuperato totale credibilità. Ha cominciato a farlo, ma la strada è ancora lunga.

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