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Sulas: gli anni dell’amicizia vera tra poliziotti e cronisti

“Confidenza e amicizia, ma rispetto, profondo rispetto”: l’inviato di Oggi Giangavino Sulas ricorda così il rapporto tra giornalisti e forze dell’ordine in quegli anni, tra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta. Ricorda e pensa alla squadra mobile e alla Digos di Bergamo diretta da Pino Caruso, che lui conobbe da vicino come cronista della Notte e di Bergamo Oggi.

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“Confidenza e amicizia, ma rispetto, profondo rispetto”: l’inviato di Oggi Giangavino Sulas ricorda così il rapporto tra giornalisti e forze dell’ordine in quegli anni, tra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta. Ricorda e pensa alla squadra mobile e alla Digos di Bergamo che lui conobbe da vicino come cronista della Notte e di Bergamo Oggi. “E’ innegabile che il rapporto con Nicola Cavaliere, Pino Caruso e tanti altri uomini della questura di Bergamo di allora, fosse un rapporto splendido. Un rapporto in una certa misura confidenziale, ma caratterizzato soprattutto da due aspetti: stima e fiducia reciproca”.
Da vecchio lupo di nera, però, Giangavino Sulas non è il tipo che si accontenta di frasi di circostanza. E ne ha da raccontare: “Sì insomma, poteva anche capitare di ritrovarsi nei corridoi della questura, con la porta di un dirigente aperta, mentre nell’ufficio c’era in corso un interrogatorio decisivo per una determinata indagine. Pochi attimi dopo, però, Cavaliere o Caruso ti si presentavano davanti dicendo “tu non hai visto niente, resta, ma non hai visto niente”. E al termine dell’interrogatorio il caffè lo bevevi con loro".
I ricordi proseguono: "Non voglio citare la circostanza specifica, ma ricordo che un dirigente di allora mi vide piuttosto preoccupato, il giorno dopo un arresto importante. Non avevo materiale per una “ripresa”, per un titolo fresco. Mi portò in cella di sicurezza, mi fece intervistare l’arrestato e poi mi disse “oggi non ci siamo visti”. Quando capitavano certe cose nessuno di noi poteva poi sognarsi di fare uno sgarbo a quei poliziotti amici. Anche perché si capiva benissimo che Cavaliere, Caruso, Aragno, tanti altri, erano anche attentissimi a stare in rispettoso equilibrio tra un giornale e l’altro. Niente favoritismi, a nessuno, ma tanta confidenza con tutti. Dire che fu amicizia vera con me e con altri colleghi non è affatto retorica."

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