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Il Credito Bergamasco torna in mani orobiche Parola del Sole 24 Ore

Il quotidiano di Confindustria rilancia l'ipotesi di una acquisizione dell'istituto da parte di un gruppo di imprenditori locali. Un'operazione destinata ad aprire la strada alla fusione tra Ubi Banca e Banco Popolare.

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Le smentite si sprecano. Eppure, le voci circolano sempre più insistenti. E clamorose. Le rilancia Il Sole 24 Ore con indiscrezioni che, data l’autorevolezza della testata, vanno considerate molto attendibili. Le due principali banche "bergamasche", Ubi Banca (ex Popolare di Bergamo) e Credito Bergamasco, sarebbero infatti al centro di una operazione incrociata di riassetto destinata a mutare gli equilibri ai vertici dei due istituti. Le manovre in corso, secondo il quotidiano di Confindustria, sarebbero due.
La principale vedrebbe la fusione tra Ubi Banca e Banco Popolare, cioè l’ex Banca Popolare di Verona (controllante del Credito Bergamasco). La voce è circolata a più riprese, incontrando sempre secche smentite da ambo le parti. L’argomento su cui si è più insistito in passato riguardava proprio il "conflitto di interessi", destinato a finire dritto dritto sul tavolo dell’Antitrust, con l’istituto di largo Porta Nuova presieduto dall’avvocato Cesare Zonca (nella foto a fianco).
Ma ecco che proprio su questo nodo si apre un nuovo, inedito quanto clamoroso, scenario. Sì, perchè Il Sole 24 Ore ipotizza una cessione del Credito Bergamasco, come manovra finalizzata ad abbattere gli ostacoli alla fusione Ubi-Banco Popolare. Ma una vendita a chi? La risposta al quesito è sorprendente: "Per il Creberg (250 sportelli, 11,5 miliardi di raccolta diretta e 1,8 miliardi di capitalizzazione) sarebbe già pronto un gruppo di azionisti, in gran parte bergamaschi, guidati da Emilio Zanetti (nella foto sotto), l’attuale presidente del Consiglio di gestione di Ubi e una sorta di padre della ex Popolare di Bergamo". Non vengono fatti i nomi dei possibili partner, ma è facile immaginare che all’operazione possano essere interessati alcuni imprenditori che già oggi detengono un pacchetto di azioni del Credito, come Miro Radici e Antonio Percassi.
Che ci sia interesse intorno all’istituto fondato a Bergamo nel lontano 1891, è dimostrato dall’andamento del titolo in Borsa. In poco più di un mese, nonostante a Piazza Affari le acque siano agitate, le azioni Creberg sono cresciute del 30 per cento. Una performance che ha pochi eguali nel settore. Per quanto il cosiddetto "flottante" (cioè le azioni disponibili sul mercato, dato che il Banco Popolare detiene l’87,7 per cento) sia piuttosto limitato, l’andamento positivo denota grande interesse. Semplici ricoperture dopo i tracolli dei mesi scorsi? Normali investimenti su un istituto dai conti in buon ordine? facile rispondere sì, ma restano le voci, le indiscrezioni, le elucubrazioni più o meno fondate degli azionisti.
Forse qualcosa in più, al di là delle smentite che inevitabilmente fioccheranno (gli istituti coinvolti nel maxi-risiko sono tutti quotati in Borsa e certe operazioni non possono essere trattate alla stregua di chiacchiere da bar), si capirà nei prossimi giorni. Giovedì 28 si riunisce il consiglio di amministrazione del Credito Bergamasco per l’esame dei conti del primo semestre. Il giorno seguente tocca ai vertici del Banco Popolare. Ma già martedì, festa di S. Alessandro, patrono di Bergamo, è in programma il consiglio di Ubi Banca presiduto da Emilio Zanetti. Sarà una settimana cruciale, insomma. In un senso o nell’altro.
Per ora, l’unico dato certo è che il Banco Popolare ha presentato un esposto alla Consob per attivare la vigilanza su possibili movimenti speculativi sui titoli.

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Commenti

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  1. Scritto da ARRIGO

    Siamo alle solite: NON SI CERCA PIU’ DI PRODURRE RICCHEZZA COL LAVORO MA SI CREDE CECAMENTE NELLA CAPACITA’ DELL’INTRALLAZZO, DI FAR GIRARE CERTIFICATI, CARTA CHE RIPORTA CHE QUALCUNO DETIENE SOLDI CHE UN GIORNO DARA’ A QUALCUN ALTRO, GUADAGNANDOCI SOPRA, E COSE SIMILI… POI CI SI MERAVIGLIA SE SUCCEDE QUELLO CHE STA SUCCEDENDO NEL MONDO CON LE BANCHE CHE FALLISCONO E CHE TRASFERISCONO I LORO DEBITI SUI “SOLITI NOTI” (CHI LAVORA) E FA ARRICCHIRE ALTRI “SOLITI FURBINI” (CHI INTRALLAZZA).

  2. Scritto da Basilico Francesco

    Si, ti sbagli! I “capaci imprenditori” si trovano ad ogni angolo, ormai. Capaci di fare cosa? Di manovrare con i certificati e pezzi di carta (e i soldi dove sono?). In Italia circolano pezzi di carta, da una banca all’altra in cascata con, sostanzialmente, dei bei “pagherò” e, molti lo credevano, “guadagnerò”. I fatti stanno smentendo tutto: quacuno ha guadagnato cifre altissime e tanti (quelli che solitamente hanno i pantaloni con le pezze) stanno perdendo anche i loro poveri pantaloni.

  3. Scritto da lello da nese

    Non capisco molto di finanza, ma il fatto che uno dei “portafogli” principali del territorio torni in mano di capaci imprenditori orobici dovrebbe solo che far piacere. Mi sbaglio?