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“Dopo l’interrogatorio Gianluca era preoccupato”

Amici e colleghi di lavoro dell'ex dipendente di Giuseppe Bernini trovato morto l'11 agosto, descrivono le sue ultime ore. Dopo essere stato ascoltato dai carabinieri sul delitto di Maria Grazia Pezzoli, era rientrato a Pradalunga visibilmente provato. A Padova proseguono le indagini sulla morte in cantiere dell'operaio senegalese della ValCop.

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“Una persona tranquilla, che lavorava e pensava alla famiglia”: a discapito di tante, troppe voci, colleghi di lavoro, familiari e amici descrivono così Gianluca Rossi, l’operaio di 33 anni trovato morto in un bosco a Cornale di Pradalunga attorno alle 22,30 dell’11 agosto: l’inchiesta della magistratura su quanto accaduto non è ancora chiusa, ma è quasi certo che si sia trattato di un suicidio.
L’operaio, la mattina dell’11 agosto, era stato interrogato a Bergamo dai carabinieri e dal pubblico ministero Carmen Pugliese nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Maria Grazia Pezzoli, titolare con il marito Giuseppe Bernini della ValCop di Vertova, uccisa nello studio aziendale (attiguo all’abitazione) il 24 luglio, con 30 coltellate.
Sono diverse le testimonianze che descrivono gli atteggiamenti di Gianluca Rossi dal 9 all’11 agosto. Sabato 9 l’operaio era rientrato dalle ferie a Livigno con la moglie e il bimbo di un anno. Era tranquillo, e come spesso gli era capitato era stato in paese con il piccolo, al quale era legatissimo. Lo stesso aveva fatto domenica, quando aveva incontrato un amico salumiere, titolare di un punto vendita in via Gritti. E la giornata sembrava serena anche lunedì 11 agosto.
Alle 9 circa Gianluca Rossi era entrato nel bar Living, sempre in via Gritti, aveva sorseggiato un caffè e raccontato qualcosa delle sue ferie alla proprietaria del locale. Quindi era andato a Bergamo, per l’interrogatorio dei carabinieri in merito ai suoi rapporti con Giuseppe Bernini e Maria Grazia Pezzoli, la coppia per la quale aveva lavorato sette e più anni fa.
Al suo rientro l’ex dipendente di Bernini aveva pranzato a casa ed era uscito di nuovo nel pomeriggio. Alle 15,30 era in tabaccheria, quindi aveva salutato l’amico salumiere: “Mi sembrava assolutamente tranquillo anche a quell’ora, quando era già rientrato da Bergamo – ricorda il negoziante -. Basti dire che solo in quel momento mi ha spiegato che era stato convocato dai carabinieri”. Subito dopo Rossi era rientrato al bar Living, dal quale non era più uscito fino alle 17,30 circa. “Per due ore è rimasto in quella stanza sul retro”, dice la barista indicando un locale accessibile a tutti ma separato da quello principale del bar. “Solitamente – prosegue la donna – era una persona che iniziava a raccontare qualcosa e non la finiva mai. Quel pomeriggio, però, sembrava più taciturno del solito, preoccupato, ad un certo punto l’ho visto che scriveva su alcuni fogli. Però può capitare a tutti di avere qualcosa che non va. In un primo momento non ci ho fatto molto caso. Ci ho pensato il giorno dopo, quando mi hanno spiegato quel che era successo”.
Qualcosa non andava, per il giovane Gianluca Rossi, al rientro dal comando provinciale dei carabinieri. Eppure fino a lunedì 11 agosto l’operaio era rimasto tranquillo. I responsabili dell’azienda di Cene nella quale era dipendente lo descrivono così, con poche parole: “Una persona che non aveva mai avuto problemi con nessuno, che lavorava tranquillamente, non serve aggiungere altro”. Gli stessi familiari, pur senza voler rilasciare commenti direttamente, hanno ribadito più volte che quanto accaduto era assolutamente inaspettato. Il giovane operaio non aveva mai avuto problemi di alcun tipo con le forze dell’ordine.
Restano aperte anche le indagini sulla morte di Dame Niang, dipendente della ValCop, caduto da un parapetto a 15 metri di altezza in un cantiere del Padovano, il 6 agosto. Niang era stato ascoltato in merito al giallo di Vertova tre giorni prima di morire. Il reato ipotizzato dal sostituto procuratore di Padova Renza Cescon resta comunque la mancata applicazione di misure di sicurezza e di conseguenza l’omicidio colposo da parte dei responsabili del cantiere. Secondo gli inquirenti Niang, senegalese di 37 anni (viveva a Ponte Nossa), al momento della caduta dall’alto stava lavorando senza imbragature e senza caschetto protettivo.

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