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Atalanta in stile Arsenal baby centrocampo per stupire

A differenza della maggioranza dei club italiani, grandi comprese, Del Neri punta pi?? che mai sui giovani. Come accade in Inghilterra e Spagna, dove chi ?? bravo gioca a prescindere dalla carta d'identit??. Da Cigarini a Manzoni, l'allenatore ha scelto un gruppo "verde", in grado non solo di salvarsi ma anche di divertire. E di riempire, fra un anno, le casse della societ??.

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"I grandi club non danno fiducia ai giovani. E’ la grande pecca del calcio italiano". Luca Cigarini si è presentato così a Zingonia, mettendo il dito nella piaga. Ha ragione lui: le squadre di serie A, specialmente a centrocampo, preferiscono affidarsi all’usato sicuro o agli stranieri. Il pregiudizio ormai è noto e consolidato: nessuno tra le big (ma anche tra le squadre di seconda fascia) si sente di innestare giovani promesse nel cuore del gioco. Lì in mezzo è meglio avere muscoli e esperienza piuttosto che qualità e visione di gioco. L’opposto di quanto accade all’estero, dove se uno è bravo gli danno subito la maglia da titolare, senza stare troppo a guardare la carta d’identità. Un club prestigioso come l’Ajax lo fa da sempre, ma negli ultimi anni anche Arsenal e Barcellona, per citare solo i nomi più grossi, hanno seguito la stessa strada. Lo stesso Cristiano Ronaldo era titolare nel Manchester a soli 20 anni. Il portoghese è un fenomeno, d’accordo, ma gli è stata data la possibilità di dimostrarlo. "Se uno non ha occasioni di giocare non può maturare" ha spiegato Cigarini.
La filosofia da noi è opposta rispetto a quella applicata in Spagna e Inghilterra. Nel Belpaese si mandano i giovani a farsi le ossa nelle serie minori, con il rischio di perderli per strada. Altrove i talentini vengono invece gettati nel mezzo delle sfide più dure, in una sorta di battesimo del fuoco: gente come Fabregas era già titolare nell’Arsenal a 17 anni. In partite di Premier league o di Champions, mica (con tutto il rispetto) di serie B o C italiana. Sfide in cui ti trovi subito davanti a un bivio: o impari a nuotare o fai la fine del naufrago.
Gigi Del Neri è uno dei pochi a seguire questo principio, in nome del quale ha saputo sfidare i pregiudizi dell’italica pedata, che per un recente (e per fortuna breve) periodo hanno afflitto anche l’Atalanta. Sin dal suo arrivo l’allenatore ha fatto spazio ai giovani, soprattutto a centrocampo. Per la gioia di Mino Favini e di tutto il settore giovanile, che vede nuovamente nella prima squadra il suo sbocco naturale.
La coppia titolare quest’anno sarà Cigarini-Guarente (foto Lombardi), 45 anni in due: nessuno in serie A avrà un reparto centrale così giovane. Ma se si aggiunge Alessio Cerci a sinistra, 21 anni, si capisce come la linea verde sia seguita con sempre maggiore convinzione dal tecnico. E in rosa ci sono altri tre centrocampisti di belle speranze: Simone Padoin (24 anni), Alessio Manzoni (21) e Giacomo Bonaventura (19). Tutti destinati a essere protagonisti e non semplici comparse.
A differenza di qualche suo predecessore, Del Neri ha dimostrato che non solo ci si può salvare con i giovani, ma si può giocare anche un buon calcio. L’anno scorso il tecnico vinse la scommessa Tissone, ora ci riprova con Cigarini. L’Arsenal nella scorsa stagione ha incantato l’Europa (e eliminato il Milan) con una squadra giovanissima. All’Atalanta basterà molto meno per fare felice il suo pubblico e, aspetto non secondario, costruirsi un luccicante capitale. Se Cigarini dovesse esplodere, l’anno prossimo la sua quotazione andrà alle stelle. E se per la metà del suo cartellino l’Atalanta ha speso 5 milioni, l’anno prossimo chi vorrà prenderlo dovrà sborsare almeno il doppio. Stesso discorso vale per gli altri gioiellini. Per la società nerazzurra i giovani sono sempre stati un filone d’oro. Bastava solo che qualcuno se ne ricordasse.

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