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“Fedeli alla Chiesa, ma autonomi”

Il settimanale paolino difende la sua libertà d'opinione negando contrasti col Vaticano. Nel commento che apparirà nel numero in edicola domani è scritto: "A tutti è riconosciuta l'autonomia di giudizio e la responsabilità su ciò che pubblicano appartiene alle rispettive direzioni".

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Difende la propria autonomia di giudizio e conferma la sua fedeltà alla Chiesa il settimanale paolino Famiglia Cristiana nel numero in edicola domani, mercoledì 20 agosto, lo stesso in cui sarà pubblicato, senza una virgola in meno ne una in più, il contestato editoriale in cui, citando la rivista Esprit, si parlava di un rischio di ritorno al fascismo. "Famiglia Cristiana non solo non ha mai preteso di esprimere la linea politica della Santa Sede e della Cei, che hanno entrambe i loro giornali – vi si legge – ma ha sempre cercato di conformarsi al detto ‘in certis oboedientia, in dubiis libertas’, confermato dal Vaticano II: totale, appassionata fedeltà alla dottrina della Chiesa, libertà di giudizio sulle vicende politiche e sociali fin dove non toccano i principi e i valori irrinunciabili che discendono dal Vangelo".
"A tutti è riconosciuta l’autonomia di giudizio e la responsabilità su ciò che pubblicano appartiene alle rispettive direzioni". Ma "adesso che i cattolici, politicamente divisi, contano sempre meno a destra e a sinistra, è una linea non facile da mantenere".
L’anticipazione dell’ editoriale a firma di Beppe del Colle, intitolato "Dribblare i fatti, vizietto degli onorevoli", aveva infiammato la polemica in un Ferragosto climaticamente senza eccessi, suscitando le ire di alcuni esponenti del centrodestra, in un crescendo di "botte e risposte" in atto da alcuni mesi. Una tale esasperazione di toni da indurre la sala stampa vaticana a prendere ufficialmente le distanze dall’organo di informazione, pur definita "una testata importante della realtà cattolica".
Famiglia cristiana difende ora la sua libertà di opinione, negando alcun contrasto con la Chiesa e pubblicando, a riprova, nello stesso numero anche il testo dell’Angelus del Papa di domenica 17 agosto in cui si sottolineava il pericolo di un "nuovo razzismo", e un articolo sugli incidenti stradali, altro tema toccato dal pontefice, scritto prima del suo discorso domenicale e in linea con le sue osservazioni.
E, nel numero, compare anche il rapporto di Esprit sulle presunte spinte neorazziste in agguato in Europa, citato da Del Colle. Comunque – si legge nel "primo piano" senza firma, e quindi attribuibile alla direzione, che apre il numero di questa settimana – non c’è stata nessuna "sconfessione" ne "scomuniche" da parte della Santa Sede. Restano invece i "titoli di fuoco" e gli "insulti dalla maggioranza" di "cattocomunisti, criptocomunisti, manganellatori fascisti", rispetto ai quali rivendica il suo diritto di replica.

Famiglia cristiana ricorda di aver rivolto critiche, a suo tempo, anche al governo Prodi, soprattutto ai tempi della proposta di legittimazione delle coppie di fatto, così come ha fatto sulle impronte ai bambini rom. "In entrambi i casi abbiamo ritenuto di non poter tacere la nostra opposizione e accettare l’invito a restare ‘super partes’, che di tanto in tanto ci viene rivolto anche da un certo numero di nostri lettori. Nel giornalismo – si legge nell’articolo – ‘super partes’ è poco più di un modo di dire, applicabile molto raramente, se non ci si vuole rassegnare al silenzio. A meno che, cent’anni dopo, non si voglia ripristinare per i cattolici il ‘non expedit’. La democrazia è esattamente il contrario: esprimere in piena libertà i propri giudizi critici, in base a principi e valori – nel nostro caso quelli cristiani – condivisi da molti cittadini".

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