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Vertova, altri otto interrogatori

A quindici giorni di distanza ?? sempre pi?? giallo sull'omicidio di Mariagrazia Pezzoli. La scena del delitto ?? tappezzata di impronte (anche di persone che verosimilmente non c'entrano nulla con l'assassinio) e non c'?? ancora alcun indagato. Anche oggi i carabinieri hanno sentito otto persone, tra collaboratori, amici ed ex dipendenti del marito della vittima.

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La scena del delitto è tappezzata di impronte, parecchie tracce certamente appartenenti all’assassino e alla vittima, l’imprenditrice di Vertova Mariagrazia Pezzoli (nella foto), di 45 anni, ma anche a molte altre persone (collaboratori, clienti, dipendenti, amici) che frequentavano quello studio ogni giorno. Con l’omicidio, inoltre, non c’entrerebbe nulla – secondo gli inquirenti bergamaschi – l’incidente sul lavoro nel Padovano, a Trebaseleghe, costato la vita il 6 agosto a Dame Niang, 37 anni, senegalese dipendente della ValCop di Giuseppe Bernini, marito della Pezzoli. Intanto proseguono gli interrogatori, in parallelo a prelievi di saliva di ogni persona ascoltata, e si resta in attesa di una relazione dettagliata dei Ris sul doppio sopralluogo di mercoledì 6 agosto. Un nuovo sopralluogo del Reparto investigazioni scientifiche è previsto, ma non è ancora stato fissato, per settimana prossima.
Il giallo resta
Il quadro dice chiaramente che, a 15 giorni di distanza, l’omicidio di Vertova si colora di un giallo sempre più marcato. Gli inquirenti non hanno ancora una pista privilegiata. L’unica ipotesi che viene ormai esclusa con decisione è quella di un furto sfuggito di mano e finito nel sangue. Certo, il cerchio dei sospettati si è stretto attorno a poche persone, nell’ambito del lavoro e degli affetti della vittima. Ma di indagati non ce ne sono. Nessuna prova decisiva è stata riscontrata tra le oltre 100 persone ascoltate, nemmeno un taglietto sospetto sulle mani o sulle braccia di qualcuno che potrebbe far pensare a quel sangue fuori da casa e all’omicidio.
Otto nuovi interrogatori
I carabinieri hanno ascoltato oggi (8 agosto) altre otto persone: in mattinata è stata la volta di due dipendenti e di un amico di Giuseppe Bernini, nel pomeriggio altre cinque persone, sempre legate alla coppia da rapporti di amicizia o di lavoro. E’ inoltre emerso che dal giorno dell’omicidio sono stati ascoltati dal sostituto procuratore Carmen Pugliese anche tre ex soci di Bernini, contitolari di precedenti società: persone che, almeno a livello professionale, non hanno certo mantenuto ottimi rapporti con il marito della vittima. Di fronte al magistrato e ai militari anche diverse amiche di Mariagrazia Pezzoli: la mattina prima dell’omicidio la donna era stata in paese, dove un paio di amiche l’avevano incontrata. “Era tranquilla e spensierata, come sempre”, hanno spiegato.
La scomparsa dell’operaio
Secondo gli inquirenti di Bergamo la morte di Dame Niang non c’entrerebbe nulla con l’omicidio di Mariagrazia Pezzoli, uccisa il 24 luglio con trenta coltellate nello studio aziendale di via Cinque Martiri 65, a Vertova. L’operaio senegalese, 37 anni, dipendente della ValCop (di proprietà della vittima e del marito Giuseppe Bernini) viveva a Ponte Nossa e in passato era stato residente anche Villa d’Ogna. È morto la mattina del 6 agosto, il giorno del sopralluogo dei Ris a Vertova, in un cantiere di Trebaseleghe, nel Padovano. Lavorava sul tetto di un capannone di un’azienda vitivinicola. Nessuno l’ha visto cadere dal tetto del capannone all’altezza di 15 metri. Alcuni colleghi l’hanno ritrovato quando era già esanime, a terra. Secondo le prime indagini un paio di occhiali e un cappellino da lavoro appartenenti a Dame Niang sono stati ritrovati sul tetto, nel punto in cui l’operaio sarebbe precipitato. I carabinieri di Bergamo hanno avviato accertamenti sulla posizione del 37enne, che era stato ascoltato in qualità di dipendente di Bernini domenica 3 agosto, proprio in merito all’omicidio di Mariagrazia Pezzoli. Questa mattina (8 agosto) alcuni parenti di Dame Niang hanno raggiunto la caserma di Bergamo, per riavere i documenti del loro caro. Tra loro anche Ndiaga Niang, 42 anni, fratello della vittima, che vive a Trieste. Al suo fianco alcuni cugini e nipoti. “Dame non stava male – hanno affermato -. Faceva una vita che lo rendeva tranquillo. Il suo obiettivo era far star bene la moglie, in Senegal, dalla quale aveva già avuto un bimbo piccolo e ne aspettava un altro. Da quel che ci risulta, anche se abitavamo lontani, il caso dell’omicidio di Vertova non c’era mai nei suoi discorsi e nei suoi ragionamenti. Era un immigrato come tanti altri, che stava in Italia da più di 10 anni, voleva solo lavorare. Adesso vogliamo portarlo il più presto possibile in Senegal. Ma vogliamo anche sapere cosa è successo, è strano che una persona così felice, contenta di lavorare, sia caduto da un tetto senza che nessuno abbia visto o sentito nulla”. Sul cadavere di Dame Niang sarà eseguita l’autopsia: non ancora fissate data e ora. La magistratura padovana ha comunque aperto un’inchiesta: non essendoci testimoni oculari dell’incidente sul lavoro si vuole fare chiarezza sulla dinamica dell’accaduto.

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