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Gite in montagna: “Prima di partire sappiate dove potete arrivare”

I suggerimenti del presidente del Cai bergamasco Paolo Valoti: oggi c'?? pi?? preparazione rispetto al passato, ma c'?? sempre chi supera il buonsenso e i propri limiti. Una camminata sul sentiero delle Orobie ?? il consiglio per chi ?? in cerca di una meta in questo periodo ferragostano

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"La montagna non è mai banale". E se da una parte questo suscita ogni volta che la si incontra stupore e ammirazione per il fascino sempre cangiante, dall’altra però comporta un approccio attento, preparato, perché quel sentiero, che magari ieri era facilissimo, il giorno dopo, o poche ore dopo è diventato a tratti impraticabile. Ne è ben consapevole e batte su questo chiodo Paolo Valoti (nella foto), il presidente del Cai bergamasco (www.caibergamo.it): "Qualche settimana fa gruppo che scendeva dal Curò ha dovuto chiamare i soccorsi. All’andata il tragitto era stato tranquillo: poi, mentre loro erano al riparo dentro il rifugio, è arrivato un temporale e il percorso a ritroso, quando han deciso di scendere, era diventato impossibile".
C’è una parola d’ordine per la sicurezza di chi decide di fare una gita, un’escursione, una scalata?
Non ce n’è una sola, ce ne sono tantissime, anche se una delle frasi che mi torna in mente soprattutto di questi tempi in cui si sono viste parecchie vittime è: ‘La vetta è un obiettivo facoltativo, tornare a casa invece è obbligatorio’.
Le sembra che si viva un momento particolarmente delicato nell’approccio alla montagna?
Direi di no. E’ vero che recentemente abbiamo assistito a spedizioni tragiche, ma stiamo parlando di scalate particolari,  per pochi, pochissimi. Se restiamo nell’ambito più generale delle gite, anche delle escursioni di un certo livello, ma di casa nostra, allora dico che la gente è molto più preparata, consapevole, attenta di un tempo.
Da cosa lo capisce?
Da tanti fattori. Ma lo spiego con un esempio. Il Coca è cosiderato dagli alpinisti il rifugio per eccellenza: ripido e faticoso da raggiungere. Vent’anni fa qui i bambini non venivano mai portati dalle famiglie. Oggi invece vedo ragazzini di dieci-dodici anni insieme ai genitori: ci arrivano perché preparati.
Cosa intende per preparazione?
Intendo tante cose: la prima è la conoscenza dei propri limiti, quindi non tentare se non si è moderatamente certi di riuscire. Ma preparazione vuol dire progettare da casa dove si vuole andare e studiare il percorso.
Come si studia il percorso?
A seconda del tipo di percorso, va esaminata una carta escursionistica, bisogna valutare le difficoltà della gita, sentire magari degli esperti. Naturalmente verificare le condizioni meteorologiche, in certi casi chiamare il rifugista che ci spiega com’è la situazione da quelle parti. O ancora, rivolgersi agli accompagnatori, alle guide alpine. Perchè la montagna cambia da un momento all’altro.
Naturalmente la preparazione dev’essere anche fisica.
Certo. Ci vuole un certo allenamento. E poi, in base a quanto si è allenati, si progettano le mete. E’ questo che dev’essere chiaro, a costo di ripetermi: bisogna avere il senso dei propri limiti. Bisogna anche imparare ad aver paura. E saper rinunciare. Perchè la montagna è un ambiente naturale con tutto ciò che questo comporta: per esempio un sasso che rotola, per esempio un tratto innvevato su cui si scivola…
Davvero non le sembra che in  troppi non tengano conto di queste norme basilari?
Io amo dire che il mondo della montagna è lo specchio della società. C’è chi ha senso di responsabilità, del limite, della rinuncia. E lo porta anche in montagna. E c’è chi ama le sfide oltre il buonsenso. Però oggi l’avvicinamento è decisamente più consapevole.
Perché?
Anche perché le occasioni di preparazione si sono moltiplicate. Anche noi del Cai, che peraltro siamo presenti in modo capillare sul territorio, abbiamo aggiornato i nostri approcci. Ci sono corsi per i bambini e anche per gli ultracinquantenni che per la prima volta si avvicinano alla montagna. Di questi tempi la cura della efficienza fisica, anche a una certa età è evidente. Anche l’Asl, per dirne una, ha chiamato il Cai per organizzare momenti di allenamento piacevole: cosa di meglio di una gità nella natura per rafforzare il corpo e lo spirito?
Seppur preparati qualche rischio c’è. Cosa fare nelle emergenze?
Chiamare il 118 è il modo migliore per contattare il soccorso alpino. Anche se ricordo che non bisogna affidarsi ciecamente agli strumenti tecnologici perché non sempre sono efficienti, in montagna.
Cosa suggerisce per questo periodo ferragostano?
Il sentiero delle Orobie: è splendido, adatto a tutti e offre occasioni di amicizia ma anche di degustazioni di prodotti tipici.  

 
 

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