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Vertova, il pm Pugliese: “Vicini alla soluzione”

"Il cerchio dei sospettati si ?? stretto, e anche parecchio. Aspettiamo i sopralluoghi dei Ris": con queste parole il sostituto procuratore Carmen Pugliese parla dello stato delle indagini. Mercoled?? pomeriggio, a Vertova, inizieranno i sopralluoghi del Reparto investigazioni scientifiche. Si cercano riscontri su tracce biologiche.

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Il cerchio si è stretto attorno a poche persone: i sospettati principali dell’omicidio di Vertova, secondo indiscrezioni, sarebbero non più di tre, e l’ottimismo già manifestato dagli inquirenti a metà di settimana scorsa è in continua crescita. L’appuntamento decisivo è fissato per mercoledì: il sostituto procuratore Carmen Pugliese e i carabinieri del nucleo investigativo provinciale avranno i riscontri dei Ris di Parma sulle tracce di sangue trovate nello studio dove Maria Grazia Pezzoli, 45 anni, è stata uccisa il 24 luglio con trenta coltellate. Almeno quattro gocce di sangue, secondo gli investigatori, apparterrebbero all’assassino. "Il cerchio dei sospettati si è stretto, e anche parecchio. Aspettiamo i sopralluoghi dei Ris, saranno importanti" ha dichiarato oggi il pubblico ministero Pugliese.
Dopo le analisi dei Ris si potrà quindi procedere ad eventuali comparazioni, tramite esami del sangue, sui sospettati, e aprire eventualmente il registro degli indagati, ancora vuoto. Ma l’apporto del Reparto investigazioni scientifiche di Parma non riguarderà certamente le sole tracce di sangue. I Ris eseguiranno sopralluoghi nello studio al piano terra dell’abitazione di via Cinque Martiri 65 (tuttora sotto sequestro), dove Mariagrazia Pezzoli è stata uccisa. E c’è il massimo riserbo anche su altri locali dello stesso caseggiato di via Cinque Martiri (ci vivono più famiglie) che i Ris potrebbero ispezionare. La speranza degli investigatori bergamaschi è che vengano individuate nuove tracce biologiche, che permetterebbero a quel punto anche comparazioni incrociate con i riscontri dati dalle analisi delle tracce ematiche. L’intervento dei Ris è previsto nel pomeriggio di mercoledì.
Ufficialmente parlando il giallo resta intatto: in 12 giorni non c’è mai stato un fermo indiziario e non ci sono assolutamente indagati. Ma c’è la netta impressione che tra due giorni si possa arrivare ad un giro di boa decisivo. Mariagrazia Pezzoli (nella foto), imprenditrice di 45 anni, era stata uccisa con trenta coltellate attorno alle 14 di giovedì 24 luglio nello studio al piano terra dell’abitazione di via Cinque Martiri 65, a Vertova: un ufficio utilizzato anche per la contabilità e altre pratiche della ValCop sas, società di coperture metalliche gestita dalla Pezzoli e dal marito Giuseppe Bernini, 52 anni, assessore allo Sport del paese.
Gli inquirenti hanno sondato ogni campo possibile: l’ambiente di lavoro che faceva riferimento alla coppia, i familiari, le amicizie di entrambi. Tra le prime persone sospette, fermate il giorno stesso dell’omicidio, due senegalesi di 36 e 35 anni che a novembre del 2007 erano stati licenziati dalla ValCop, ma sono poi risultati estranei ai fatti. Dal 24 luglio al 3 agosto sono state più di sessanta le persone ascoltate dai carabinieri del nucleo investigativo provinciale e dal pm Pugliese. La pista del ladro al quale è sfuggito di mano un tentativo di furto, trasformatosi in omicidio, è stata abbandonata: non si spiegherebbero altrimenti gli oltre sessanta interrogatori che hanno interessato persone che erano comunque più o meno conosciute dalla vittima. Accertata anche la posizione di innocenza di un giovane senegalese che alle 13,30 circa del 24 luglio era stato visto da Mariella Civino (collaboratrice della ValCop residente nello stesso caseggiato) mentre usciva dall’abitazione della vittima: è un dipendente di un’altra azienda che ha rapporti di collaborazione con la ValCop. E altrettanto innocente sarebbe un altro imprenditore, bergamasco, che si sarebbe trattenuto con Mariagrazia Pezzoli, fino alle 13,45 circa. Gli inquirenti hanno puntato molto su tutti gli elementi che possono dire cosa sia successo tra le 13,45 e le 15,30, quando Giuseppe Bernini è rientrato a Vertova da Meda, dove si trovava per lavoro: a quell’ora l’uomo ha trovato la moglie già morta, supina e in un lago di sangue nello studio di casa. Non ha chiamato personalmente il 118, non è entrato nello studio (non aveva addosso alcuna traccia di sangue) e ha chiamato la vicina di casa che ha poi allertato i soccorsi. Si aspettano i Ris.

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