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Laini: ci attende un inverno di lacrime e sangue

Anche il segretario della Cgil condivide l'allarme sulle condizioni critiche del sistema produttivo bergamasco espresso dal presidente di Confindustria Alberto Barcella

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E’ ormai accertato: all’economia del paese (e soprattutto delle famiglie) si prospettano mesi difficili. Il primo sconcerto è dato dal fatto che sembra non gliene freghi niente a nessuno.

Seguite i giornali? Avete presente l’agenda e le priorità del Governo? Vi capita di classificare in qualche modo il dibattito e il clima che s’impone al paese? Nell’ordine: legge salva premier, ruolo dei magistrati, impronte ai rom, caccia ai fannulloni, “ma che c’azzecca l’Europa?” E infine Cogne e simili. Il prezzo del greggio, il costo delle materie prime e dell’energia, l’inflazione mai così alta (generi alimentari +5,6%), il calo della produzione industriale, il segno negativo delle esportazioni, l’aumento del fabbisogno dello Stato, le previsioni piatte sul pil sarebbero argomenti solo per i tecnici.

E invece: il paese sta attraversando una crisi pesante per affrontare la quale non c’è uno straccio di idea; gli indicatori che valgono per l’economia reale del paese pesano in modo rovinoso sui budget familiari riducendo assieme al tenore di vita i consumi e il risparmio oltre che aumentando in modo considerevole le aspettative di disoccupazione.

Dice: ma la crisi non è solo italiana; e forse si tratta di una crisi congiunturale dalla quale tra qualche mese saremo fuori.

Sbagliato: la crisi non è solo italiana ma quella italiana è specifica. Alle difficoltà di ordine congiunturale che dagli USA si propagano per il mondo globalizzato si sommano problemi di ordine strutturale tutti nostri. Ai riflessi economici e produttivi dell’impennata del greggio si somma l’incompiuta trasformazione del sistema produttivo italiano e della sua vocazione manifatturiera.

Prendiamo Bergamo: sarà un autunno di difficoltà. Perchè ai problemi di mercato delle grandi aziende eccellenti e internazionalizzate (congiunturali) si sommano gli annaspamenti sempre più diffusi, le chiusure, le delocalizzazioni di piccole imprese, magari contoterziste, capaci solo di produzioni standard a costi ormai non più competitivi (a prescindere dalla crisi) e impossibilitate per cultura, storia e dimensioni a investire sull’innovazione e la riconversione dei prodotti. Settori interi fin qui protagonisti della produzione di valore e dell’occupazione vanno in pezzi. Il tessile, il meccanotessile, il meccanico e infine il chimico.

Tutte le produzioni di base in questi diversi settori rischiano di non poter più essere fatte a Bergamo per motivi di competitività e se la crescita del terziario (seppure povero: distribuzione, logistica, servizi alla persona….) ha sin qui compensato il cedimento del manifatturiero non è detto che il trend continui nelle medesime proporzioni. Ci aspettano cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mobilità, chiusure anche di aziende storiche ad alta intensità occupazionale. Il sistema industriale bergamasco è ancora in mezzo al guado e comunque ha già messo nel conto di cedere ulteriore terreno.

La rincorsa alla competitività da parte delle aziende capaci di investire non è ancora conclusa o consolidata ed è fortemente esposta.

Quello che rattrista è la direzione di marcia che il paese sembra aver imboccato: tagli alle iniziative “strategiche” (all’innovazione, alla ricerca, all’università, persino un ripensamento sulle infrastrutture), compressione dei salari (che senso ha prevedere un’inflazione al 1,7% se non quello di abbassare i costi contrattuali), finanziarizzazione e ammiccamenti congiunturali ad artigiani, commercianti e professionisti (allentamento della lotta all’evasione).

Questo paese sa dove andare? Abolizione dell’ICI su castelli, palazzi e case delle vacanze (l’ICI per la prima casa di noi poveri cristi era già stata abolita dal governo Prodi), detassazione degli straordinari (operazione che vale per pochi e comunque più un premio alla flessibilità che una misura per lo sviluppo), “social card” per i poveri (ma perchè non aumentargli la pensione) e niente per tutti gli altri. E pensare che si parlava di salari come priorità e di rilancio dei consumi interni come necessità. Questo mi sembra il quadro: tale da smentire qualche profeta di scenari straordinari dopo l’avvento del nuovo Governo, da zittire qualche commentatore che, accecato dall’entusiasmo per il cambio del quadro politico, aveva cercato negli angolini più nascosti qualche straccio di numero a supporto di una previsione confortante.

Bergamo si difende, sì. Si difenderà. Ma il quadro è buio; ha tinte fosche. Vedo il bicchiere mezzo vuoto; anzi: destinato a svuotarsi rapidamente. Perchè, tra le altre considerazioni, c’è quella sui tempi: se si vuole consolidare l’eccellenza, riconvertire il possibile, innovare per restare sul mercato, il tempo rimasto per farlo è sempre di meno. Senza investimenti (privati e pubblici) e poi senza idee non si esce dal guado e allora ad un autunno di congiuntura sfavorevole si aggiungerà un inverno di…… lacrime e sangue. 

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Commenti

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  1. Scritto da giorgio da lovere

    come laini ben sa, nei vari consigli di camera di commercio sono stati individuati dei segnali di ripresa, piccoli e timidi ma comunque innegabili segnali di ripresa. sta a tutti noi, mettendoci anche un poco di ottimismo riuscire a mettere in campo , assieme alle innegabili capacità imprenditoriali, anche un poco di ottimismo che non guasta.e comunque non serve scaricare sempre sugli altri colpe che forse in parte dipendono anche da noi. serve l’unione di tutte le forze per trovare le soluzioni

  2. Scritto da caniggia

    X Farfarello.
    Mio figlio ,anni 36, per non farsi mantenere dal padre,per non essere ciellino… Ingegnere in telecomunicazioni al politecnico di Milano,uscito con 100 su 100.ha alzato il sedere ed e’ emigrato in America. Devi avere coraggio andartene da questo paese di raccomandati e lec……..i , e lasciarci solo i vecchi..e tutta la gente ..ALLINEATA E COPERTA.!!!!

  3. Scritto da Farfarello

    Hai ragione Caniggia,però credo che sia triste il paese in cui si è costretti ad emigrare per realizzare le proprie aspirazioni professionali.Stiamo tornando indietro a 60 anni fa, quando anche i bgmaschi emigravano?Solo un appunto: in questi lunghi anni di precariato,ho cercato di mantenermi coi miei risparmi (mai chiesta una mancetta).E’ chiaro però che per affrontare spese ingenti come: mutui, nuova auto, etc…il salario mensile non garantito non è sufficiente per banche e compagnia bella

  4. Scritto da caniggia

    Ok…farfarello.
    Negli anni 70 anche quelli della mia generazione che si sono battuti ,come me’ ,con scioperi ed altro,pensavano che l’Italia cambiasse ….In meglio. e’ cambiata si ma in peggio. Ci siamo sbagliati.!!
    Tanti auguri a te ed a tutti i ragazzi che come te ,in Italia,cercano una sicurezza x il domani.!
    Stando la situazione , e nazionale,e , Intarnazionale attuale,ho idea che dovrete masticare amaro x parecchio tempo.. IL pane ha 7 croste.Detto Bergamasco.
    in bocca al lupo.

  5. Scritto da Mauro

    Dov’èra il sindacato??? Adesso la frittata e’ fatta! Chi ha dato ….e tra quelli che hanno avuto, cioè le varie corporazioni delle quali il sindacato e’ parte!
    Appiattiti sugli interessi congiunturali, la casta dirigente del sindacato ha determinato un sistema aziendale basato sulla quantita e non la qualità. Oltre a fare arretrare il processo democratico generale: quelli che parlano di Berlusconi come simbolo della dittatura, si fanno nominare già segretari nella culla! mentre I cococo

  6. Scritto da buck

    ma no, non e’ vero!
    va tutto bene madamalamarchesa, dice supersilvio.
    prendete un volo Alitalia per la serdegna.
    ci vediamo tutti al bilionar.

  7. Scritto da Farfarello

    Domanda a Laini: dove mi consiglia di emigrare?
    Ho 34 anni, sono laureato, mi sono preso pure un inutile master, ma ho sempre svolto lavori precari (collaborazioni e contratti a progetto).
    Non sono ciellino, altrimenti avrei già trovato un lavoro sicuro e ben remunerato in Lombardia.
    Se non ci fossero i miei a garantirmi una solidità finanziaria, sarei già in mutande.
    Beh, c’è sempre l’ipotesi di prendere la tessera di Forza Italia…sai mai che il Berlusca ci sistema tutti?

  8. Scritto da lello da nese

    non mi risulta che l’onorevole Ichino, quello che vuole abolire l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, sia iscritto a Forza Italia!!! Coraggio farfarello, sei in perfetta media nazionale riguardo ai precari, proprio 34 anni! Da qui in avanti un futuro radioso ti aspetta…

  9. Scritto da Davide

    Al solito la colpa è del Berlusca.
    Io alle ultime elezioni ho messo a verbale la mia intenzione di non votare in quanto mi sembra ormai chiaro che la politica (Italiana e non) è al servizio dell’economia e quindi di poteri forti che sono mondiali.
    Nel 1994 Rockefeller parlando allo United Nations Business Council, disse: “Siamo sulla soglia di una mutazione globale. Ci manca soltanto una cosa: una crisi rilevante, e le nazioni accetteranno il Nuovo Ordine Mondiale”.
    I tempi sono maturi…