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Comana: l’economia piange, ma le banche non ridono

Il professore, esperto del mondo creditizio, ammette che la finanza in questo momento non pu?? aiutare le imprese in crisi. "Stop agli interventi della Banca centrale europea. Si lasci fare al mercato"

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Da qualsiasi parte la si guardi è crisi. Ce l’hanno raccontata un paio di giorni fa i sindacalisti, l’ha ribadito il presidente di Confindustria Bergamo, l’ha sottolineato con tanto di numeri l’analisi congiunturale della Camera di commercio. E poi ogni giorno lo dicono lavoratori e consumatori alle prese con delle vere acrobazie per arrivare alla fine del mese. Ma ancora non abbiamo sentito un esponente di uno dei soggetti protagonisti di questo delicatissimo momento, forse uno di quei soggetti che ha innescato una crisi che viene da lontano. Stiamo parlando del mondo finanziario, delle banche che, forse in un momento diverso avrebbero anche potuto offrire un sostegno alle imprese in difficoltà. Chi ben conosce questo mondo è Mario Comana, professore ordinario di Tecnica bancaria alla facoltà di Economia della Luiss di Roma.
Professore, ma in questo momentaccio non è che il mondo finanziario può venire in soccorso dell’economia reale?
Guardi, se Atene piange, Sparta non ride. Anche il sistema bancario attraversa una fase di enorme difficoltà, peraltro partita da lontano, dalla crisi dei subprime. Devo dire a onor del vero che gli istituti italiani e quelli bergamaschi in particolare sono risultati meno esposti a questo fenomeno negativo perché non hanno spinto, come gli americani, su quel tipo di innovazione che passa sotto il nome tecnico di securitisation, attraverso il quale anche un credito di cattiva qualità viene ridistribuito.
Quindi il mondo creditizio è in difficoltà e non può intervenire ad aiutare le imprese. Giusto?
E’ una coincidenza negativa: le difficoltà dell’industria si stanno verificando proprio mentre c’è crisi di liquidità bancaria. E proprio adesso l’economia reale avrebbe bisogno di credito per nuovi investimenti oppure per gestire i magazzini.
Solo una coincidenza penalizzante?
Bisogna tener presente che è in vigore l’accordo “Basilea 2” il quale impone alle banche regole di capitalizzazione più severe nell’erogazione dei crediti. E poi, siamo nel bel mezzo della politica restrittiva della Banca centrale europea.
Cosa comporta questa politica?
La Bce ha fatto questa scelta: contenere l’inflazione anche a costo di frenare lo sviluppo. Quindi alza i tassi e i soldi non girano.
Par di capire che non è una scelta che lei condivide.
No, non sono d’accordo. Bisogna smettere di illudersi che si possa fermare il prezzo del petrolio con la leva monetaria. Invece la Banca centrale deve a mio parere limitarsi a fare il meno possibile.
C’è, a suo parere, un modo per uscire dalla crisi?
Si lasci fare all’economia: si produca di più e meglio e si distribuisca meglio. Non dev’essere lo Stato a intervenire. Situazioni così ci sono state anche in passato e poi si sono risolte senza interventi esterni .

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