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Ragazza trovata morta alla CeladinaL’ex fidanzato ammette: “L’ho uccisa io”

Problemi psichici dietro l'omicidio di Barbara Brandolini, 27 anni, di Bergamo, trovata morta la notte tra domenica e lunedì nell'appartamento dell'ex fidanzato Massimo Pippia in via Pizzo Recastello 18. Il giovane, 23 anni, ha ammesso di averla soffocata nella notte tra venerdì e sabato: è stato fermato a Trieste questa mattina alle 7. La polizia ha ancora dubbi sulla dinamica dell'omicidio così come spiegata dal 23enne.

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“Barbara non c’è più”: con queste parole, parlando al telefono con un’amica alle 2,30 circa della notte tra domenica e lunedì, Massimo Pippia, 23 anni, ha fatto capire che Barbara Brandolini, quattro anni più di lui, di Bergamo, aveva perso la vita. In quel frangente, però, Pippia, ex fidanzato della vittima, non ha fatto capire chiaramente di averla uccisa.
Fermato alle 7 del mattino alla stazione di Trieste ha poi confessato di fronte al magistrato ed è stato quindi sottoposto a fermo: “L’ho soffocata io”. Il corpo senza vita della 27enne è stato ritrovato attorno alle tre di notte nell’abitazione dell’omicida, in via Pizzo Recastello 18. Ci sono ancora molti dubbi sulla dinamica del soffocamento e sul movente dell’omicidio: il giovane ha assolutamente escluso il movente passionale, quindi la gelosia.
Massimo Pippia e Barbara Brandolini erano stati fidanzati dal novembre 2006 fino a tre mesi fa circa. Barbara, che viveva in un appartamento di via Gasparini 19/a, commessa in un negozio d’abbigliamento al centro commerciale di via Carducci, aveva continuato comunque, dopo aver interrotto una relazione assidua, a vedere Massimo. Un ragazzo con problemi psichici, spesso vittima di autolesionismo e in cura in struttura con servizi psichiatrici diurni (quindi senza ricovero permanente): considerato invalido civile al 100 per cento Massimo Pippia era stato anche deferito, in passato, per detenzione e consumo di stupefacenti. Sul suo balcone la polizia aveva trovato alcune piantine di Marijuana.
Sabato 26 luglio Barbara Brandolini avrebbe dovuto essere al matrimonio di un amico con il suo nuovo fidanzato, di Bergamo, e altri amici. Non si è presentata. La sera prima era stata in via Pizzo Recastello 18, interno 3, al secondo piano, dove c’è l’appartamento che Massimo ha avuto dai suoi genitori, di origini calabresi: i due hanno passato la serata insieme. Nessun vicino ha sentito urla o accenni di lite. Attorno alla mezzanotte, secondo quanto lui stesso ha dichiarato, il 23enne ha avvicinato Barbara, che dormiva. “Quindi l’ho soffocata, lasciandola sul letto, nella mia stanza…” ha spiegato al magistrato e alla polizia di Trieste.
La giovane è morta e il suo ex fidanzato ha chiuso a chiave la porta della stanza. A quel punto ha lasciato la casa, girovagando per Bergamo e provincia senza un luogo preciso da raggiungere: voleva solo stare lontano dall’appartamento dove aveva appena ucciso Barbara Brandolini. Il corpo senza vita è rimasto chiuso nella stanza per due notti e due giorni interi.
Nel primo pomeriggio di domenica, quando Massimo Pippia iniziava a pianificare una fuga per andare lontano, tramite il treno, il fidanzato (frequentato da circa due mesi) di Barbara Brandolini, con un amico e due fratellastri della vittima, si è presentato in questura, per sporgere denuncia di scomparsa della ragazza: “Barbara non si fa vedere più, l’ultimo contatto con noi è stato venerdì nel tardo pomeriggio. Ieri (sabato 26 luglio) avrebbe dovuto venire ad un matrimonio ma non si è presentata”. Tra i possibili luoghi frequentati da Barbara anche l’abitazione di via Pizzo Recastello 18. La polizia ha prima eseguito un sopralluogo, per verificare se in casa ci fosse qualcuno. Ma al citofono non ha risposto nessuno. La polizia ha continuato nelle sue ricerche.
Intanto l’omicida è partito, in treno, per Venezia. Quindi ha raggiunto Trieste e altre città del Friuli per poi tornare ancora a Trieste, nel tardo pomeriggio di domenica 27 luglio: è entrato in un hotel e ha chiesto di poter dormire in una stanza, solo per un notte. Attorno alle 2,30 della notte scorsa Pippia ha chiamato un’amica in comune con Barbara, dicendo “non c’è più”. L’allarme al 113 di Bergamo è stato immediato. Con l’aiuto dei vigili del fuoco la polizia è entrata nell’appartamento al secondo piano di via Pizzo Recastello 18 (interno 3), attraverso il balcone. La porta della stanza da letto era chiusa a chiave, ma è stata aperta in pochi minuti dalla polizia: sul letto, sotto un piumino, c’era il cadavere di Barbara Brandolini.
La squadra mobile di Bergamo, attorno alle 3, ha avviato il controllo degli spostamenti del 23enne tramite la sua utenza cellulare. Alle 7 Pippia era nei pressi della stazione centrale di Trieste, in tasca aveva un biglietto di viaggio per Venezia. E’ stato fermato dalla Polfer e accompagnato in questura. Ha fatto subito capire di voler collaborare. Il giovane ha ammesso l’omicidio: “L’ho soffocata mentre dormiva”, ha detto, ma al magistrato triestino e alla squadra mobile (sia di Trieste, sia di Bergamo) restano molti dubbi sulla dinamica del soffocamento così come spiegata dall’omicida. Tant’è che per tutto il pomeriggio di oggi la polizia scientifica ha eseguito nuovi rilievi nell’appartamento di via Pizzo Recastello, in cerca di tracce biologiche e di possibili indizi per una ricostruzione dei fatti.
Le dichiarazioni di Pippia risultano confuse e contraddittorie: “Non mi interessa il fatto che Barbara si fosse fidanzata con un’altra persona – avrebbe spiegato agli inquirenti parlando del movente -. L’ho uccisa per un motivo che riguarda i miei problemi psichici”. Da queste parole la polizia avrebbe intuito che, probabilmente fuori controllo, ed esprimendo una lucida razionalità nei suoi gesti folli, l’omicida possa aver sottoposto la vittima ad una prova di sofferenza portata fino alla morte. Dopo il decesso è scappato, immediatamente.
Ed è rimasta vuota anche la casa di via Gasparini dove Barbara Brandolini viveva e dove i suoi genitori l’hanno cercata sabato e domenica, senza sosta. L’autopsia dev’essere ancora fissata. Coordina le indagini il pubblico ministero Maria Esposito.

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