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Produzione industriale bergamasca in calo del 2,6% nel 2008

Segno negativo per dieci comparti su tredici. Per la prima volta da molto tempo giù anche la meccanica. La nostra provincia peggio della media regionale

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Dopo i primi segni negativi emersi all’inizio del 2008, la congiuntura della produzione manifatturiera bergamasca peggiora nel secondo trimestre dell’anno con una caduta su base annua del – 2,6%. La dinamica sul breve periodo è anch’essa in regresso con una flessione superiore al mezzo punto percentuale.
Tutti gli indici sono concordemente negativi: alla flessione della produzione si accompagna una contrazione delle vendite, degli ordinativi, dell’occupazione e una prevalenza, come non si vedeva da tempo, di aspettative negative per il trimestre estivo. Aumenta anche il grado di diffusione settoriale del rallentamento con 10 comparti su 13 che riportano variazioni negative; tra questi, per la prima volta da molto tempo, c’è anche la meccanica. E Bergamo, insieme alle province di Monza, Como e Varese, va peggio della media regionale.
In una fase di inasprimento delle condizioni dell’economia globale – con pressioni inflazionistiche indotte dai livelli elevati di prezzo del petrolio e delle materie prime, calo dei consumi interni e rafforzamento del cambio dell’euro – le difficoltà aumentano per molte imprese. Le aziende rivolte al mercato nazionale risentono probabilmente dell’indebolimento dei consumi e del rallentamento del ciclo dell’edilizia; per quelle più proiettate sui mercati internazionali pesa, nonostante la tenuta della domanda dei paesi asiatici ed emergenti, il livello elevato del cambio dell’euro sul dollaro.
Se si considerano i valori mensili contabilizzati delle esportazioni – diffusi da ISTAT per le province fino al mese di aprile 2008 – Bergamo conta ancora su un livello elevato di export: ad aprile ha raggiunto i 1.182 milioni e il valore complessivo dei primi 4 mesi è stato di 4.358 milioni. Rispetto allo stesso periodo del 2007 l’aumento, a prezzi correnti, è del + 6,8%. La dinamica è inferiore di circa 2 punti percentuali rispetto ai corrispondenti dati medi dell’Italia (+8,7%) e della Lombardia (+8,8%), un rallentamento relativo dovuto alla componente extra Unione europea (+ 4% contro il 13,4% e 11,7% di Italia e Lombardia), mentre nei confronti del mercato interno europeo la dinamica dell’export bergamasco (+8,4%) è più brillante rispetto a Italia (+5,8%) e Lombardia (+6,8%).
L’Indagine regionale sull’industria è realizzata da Unioncamere, Confindustria e Regione Lombardia. Nella rilevazione del secondo trimestre 2008 sono state intervistate, nelle prime settimane di luglio 2008, 1.590 aziende industriali lombarde (con almeno 10 addetti). In provincia di Bergamo hanno risposto 216 aziende industriali (108 per cento del campione teorico).
La produzione industriale in provincia di Bergamo è in netto calo ( -2,6 per cento) rispetto ad un anno fa. L’indice destagionalizzato della produzione (base anno 2000 = 100) è sceso a quota 105,4, con una variazione su base trimestrale del -0,57 per cento.
Il peggioramento congiunturale è in estensione: 10 settori (erano 7 lo scorso trimestre) su 13 registrano una variazione grezza negativa su base annua. Soltanto i comparti dei mezzi di trasporto, dei minerali non metalliferi e della siderurgia sono al di sopra dello zero.
Il sistema moda (tessile, abbigliamento e pelli-calzature) continua ad accusare flessioni pesanti, anche per la riduzione o sospensione dell’attività in alcune importanti aziende. Dall’inizio dell’anno sono in netto calo anche il legno-mobili e la gomma-plastica. Il settore alimentare è al quarto trimestre consecutivo di flessione, in attenuazione nell’ultimo trimestre. Sotto lo zero anche la carta-editoria, con tre variazioni negative negli ultimi quattro trimestri. La chimica, dopo due trimestri molto positivi, registra una flessione moderata. La meccanica interrompe una lunga serie di risultati positivi e conferma, con il suo peso preponderante sul campione, il deterioramento del ciclo congiunturale.
La performance negativa di Bergamo, con il dato peggiore della produzione tendenziale in Lombardia, è assimilabile ai risultati delle province industriali di Monza- Brianza, di Varese e di Como. Brescia e Lecco, in calo, sono più vicine alla media regionale, mentre variazioni positive si riscontrano nelle province di pianura e a Milano.
Per quanto riguarda la distribuzione delle risposte per classe di variazione della produzione, il 27,5% – in calo rispetto al 29,7 dello scorso trimestre – del campione segnala incrementi superiori al 5 per cento su base annua contro il 32,7%  di segnalazioni di diminuzioni oltre il -5 per cento (erano il 33,5% il trimestre scorso).
Il saldo complessivo tra segnalazioni di aumento e diminuzione è diventato negativo: -5,2%, rispetto al +0,5% della precedente rilevazione. Il tasso di utilizzo degli impianti è lievemente risalito rispetto alla precedente rilevazione portandosi al 73,6%.

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