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Ryanair, il gestaccio di Bossi come réclameCastelli: non volerò più con loro

Singolare campagna pubblicitaria della compagnia irlandese, che utilizza l'immagine del Senatùr che mostra il medio per lanciare l'ultima promozione. Per sfidare Alitalia e convincere il "popolo del nord" a volare low cost. Pesanti le repliche dei lumbard: Roberto Castelli annuncia che non volerà più con la compagnia irlandese

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Ryanair tocca le corde dell’orgoglio padano per spingere il popolo del nord a utilizzare i propri aerei anziché quelli della compagnia di bandiera. In linea con la spregiudicatezza che caratterizza le sue campagne, stavolta il vettore low cost irlandese, che proprio a Orio al Serio ha la sua base italiana, ha arruolato nientemeno che Umberto Bossi e il suo gestaccio: solo che il dito medio del Senatur è in questo caso indebitamente rivolto verso i passeggeri italiani, danneggiati secondo Ryanair dalle scelte del governo a vantaggio di Alitalia. 
E la Lega, subito, insorge. Tanto che il capogruppo del Carroccio a Strasburgo Mario Borghezio ha scritto un’interrogazione urgente alla Commissione Europea. Mentre il sottosegretario al ministero Infrastrutture e Trasporti Roberto Castelli ha annunciato che verificherà "se questa sorprendente presa di posizione sia compatibile con l’attività di operatore della compagnia negli aeroporti italiani". Ryanair, secondo Castelli, si comporta "più come un partito politico che come un’azienda".
Una pubblicità sorprendente e offensiva, ha dichiarato ancora Castelli: "Mi auguro che arrivino immediatamente le scuse dei dirigenti, in ogni caso certamente io non mi avvarrò dei servizi di Ryanair".
Parte della responsabilità è dello stesso Bossi, osserva Silvana Mura, deputata di Idv: "Chi di dito medio ferisce di dito medio perisce, verrebbe da dire ai leghisti che ora si scandalizzano per la trovata pubblicitaria di Ryanair, peccato che a farne le spese sia l’immagine dell’Italia. Quanto sta accadendo è in primo luogo colpa del Presidente del Consiglio e della sua maggioranza che hanno considerato poco più che una fanfaronata il fatto che un ministro insultasse l’inno d’Italia, con il risultato che l’Italia è diventata lo zimbello internazionale.

 

 

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