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Uccisa con sette coltellate all’addome Ma a Vertova non c’?? ancora una pista sicura

Emergono nuovi particolari sull'omicidio di Mariagrazia Pezzoli, 45 anni, uccisa in casa attorno alle 13 del 24 luglio. A differenza di quanto emerso subito dopo i fatti la vittima avrebbe subito, oltre ad un fendente alla gola, anche sette o pi?? coltellate all'addome. Vertice in procura con i carabinieri, ma non emerge una pista privilegiata. I Ris di Parma esamineranno campioni di sangue.

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Emergono nuovi particolari sull’omicidio di Mariagrazia Pezzoli, 45 anni, moglie dell’imprenditore e assessore allo Sport di Vertova Giuseppe Bernini, uccisa a coltellate tra le 13 e le 13,30 del 24 luglio. Le indagini del sostituto procuratore Carmen Pugliese e dei carabinieri del nucleo operativo provinciale, coordinati dal capitano Giovanni Mura, non escludono nulla. Il giallo di Vertova è un puzzle difficile da comporre. Proprio la dinamica dell’omicidio lascia aperta la porta a diverse ipotesi. Per tutta la giornata gli investigatori hanno fatto il punto della situazione, raccogliendo nuove testimonianze, in Procura.
A differenza di quanto emerso nelle prime ore dopo i fatti l’azione dell’assassino è stata alquanto efferata: non c’è stato solo il colpo alla gola. I primi rilievi parlano di almeno sette o otto coltellate all’addome della vittima: sarà l’autopsia a stabilire il numero esatto dei fendenti. Di certo Mariagrazia Pezzoli è morta nel giro di un quarto d’ora, non di più, dopo l’aggressione. Il decesso tra le 13,15 e le 13,25. I campioni di sangue raccolti sulla scena del delitto saranno inviati ai Ris di Parma, per accertamenti specifici.
Gli inquirenti cercano di tessere un filo anche attorno al particolare del vetro rotto: la Pezzoli è stata uccisa in uno studio (che era anche un magazzino) posto al pianterreno dell’abitazione di via Cinque Martiri 65. Una finestra dello stesso studio, che aveva una vecchia maniglia bloccata (quindi non si poteva aprire nemmeno dall’interno) è stata rotta dall’esterno: un colpo di gomito, o un pugno, dalla strada contro il vetro, che si è infranto. Così l’omicida si è ferito, lasciando tracce di sangue anche sul piccolo marciapiede fuori casa e poi all’interno.
E’ certo, secondo i carabinieri, che il vetro sia stato rotto dall’esterno: e questo porta a non escludere, almeno per il momento, l’ipotesi che l’omicida possa essere stato un ladro. La persona che tutti cercano potrebbe aver rotto il vetro dall’esterno nel tentativo di agganciare la maniglia interna e aprire una finestra, senza riuscirci.
L’ipotesi del ladro, però, resta debole. Un ladro che non riesce ad aprire una finestra e viene notato dalla padrona di casa a causa del rumore del vetro (la Pezzoli era in cucina), dovrebbe scappare. Ma non è andata così: qualcuno, verosimilmente chi ha rotto quel vetro, è poi entrato in casa quando Mariagrazia Pezzoli era già scesa al pianterreno, e si trovava quindi nei pressi dell’ingresso. E sempre quel qualcuno è entrato senza forzare la serratura della porta.
Prende quindi corpo l’ipotesi di una persona già conosciuta, o comunque già intravista dalla donna in passato: un omicida contro il quale Mariagrazia Pezzoli potrebbe aver scagliato un’agenda con dei documenti, che c’erano nello studio, nel tentativo di difendersi. Oppure una persona alla quale aveva aperto la porta e con la quale aveva iniziato a consultare quegli stessi documenti.
Poi c’è stato l’omicidio, un’aggressione violenta: l’arma del delitto è un coltello, non ritrovato. Escluso che possa essersi trattato di un pezzo di vetro della finestra. Fino ad ora, inoltre, non c’è stata una sola persona del caseggiato di via Cinque Martiri 65, oppure altri vicini, che ha sentito rumori o urla tra le 13 e le 15,30, ora di arrivo del marito a casa e ora di ritrovamento del cadavere.
La persona conosciuta, o già intravista in passato, non era di certo il marito (nella foto): gli inquirenti hanno accertato che tra le 13 e le 13,30 Giuseppe Bernini rientrava da Meda, con altre persone che hanno testimoniato per lui. L’uomo ha raggiunto Vertova alle 15,30, ha trovato la porta di casa aperta e subito dopo ha visto la moglie in una pozza di sangue, già morta, all’interno dello studio. “Spaventato e sotto choc”, almeno così ha dichiarato ai carabinieri, si è allontanato subito dallo studio. Sui suoi indumenti e le sue scarpe non c’era una sola traccia di sangue.
Giuseppe Bernini è stato ascoltato dal sostituto procuratore per oltre tre ore giovedì sera. Oltre a lui le persone convocate in caserma, a Fiorano, sono state altre 14. Dieci sono dipendenti o ex dipendenti della ValCop Sas di Vertova, l’azienda di Bernini che si occupava di rivestimenti metallici dei tetti. Tra le persone sentite anche due senegalesi, uno residente a Vertova (guarda la testimonianza video), l’altro a Gazzaniga, che erano stati licenziati tra novembre e dicembre dalla ValCop. Il licenziamento era scattato anche per un terzo senegalese, che sarebbe rientrato da diversi mesi in Senegal.
L’attenzione sull’impresa di Bernini resta comunque alta: in precedenza, prima di avere seri problemi economici, la sua azienda si chiamava Orobica Coperture. Poi era stata trasformata nella Sas ValCop. Giovedì pomeriggio, da un notaio di Gazzaniga, Bernini avrebbe dovuto trasferire alla moglie non la proprietà di tutta l’azienda, come hanno affermato diversi parenti subito dopo l’omicidio, ma alcuni beni immobili dell’allora Orobica Coperture.

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