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Prostituzione in casa, boom con Internet Una donna: incasso fino a 15mila euro al mese

L’arresto di un rumeno che sfruttava sua moglie costringendola a prostituirsi in un appartamento riporta alla ribalta il fenomeno nella prostituzione nelle case. Su un sito ben preciso, finito sotto la lente della polizia, decine di annunci al giorno per l'acquisto di sesso. L'incontro con una prostituta in casa: "Guadagno fino a 15 mila euro al mese"

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L’arresto di un rumeno di 23 anni che sfruttava sua moglie costringendola a prostituirsi in un appartamento riporta alla ribalta il fenomeno nella prostituzione nelle case (leggi la cronaca dell’arresto e dello sfruttamento). Secondo fonti della questura si tratta di un fenomeno in aumento, grazie soprattutto all’utilizzo di nuove tecnologie, Internet in testa. Tramite la rete la vendita del proprio corpo nella stanza da letto privata, sotto costrizione e violenza ma in alcuni casi anche come attività libera, sta registrando un vero e proprio boom.
Alcune prostitute di casa, incontrate di persona per questo servizio, dichiarano: “Faccio un lavoro normale, ma portare a casa 300 euro a sera dal lunedì al venerdì, ricevendo diversi uomini a casa mia, non mi dispiace affatto”. Già alcuni mesi fa la polizia aveva individuato case del sesso, in città e provincia. E fu probabilmente del 1998 uno dei primi blitz nelle abitazioni di Bergamo: in quel caso furono anche scoperti alcuni protettori delle prostitute che si nascondevano negli armadi di casa durante i rapporti con i clienti.
Annunci delle prostitute su Internet
Adesso la prostituzione in casa sembra non avere più limiti, grazie a Internet: la polizia di Stato è arrivata all’arresto del rumeno scoprendo anche che pubblicava annunci per permettere ai clienti di contattare sua moglie su un sito ben preciso: www.bakeca.it un portale per annunci di ogni tipo. Selezionando gli annunci di Bergamo e entrando nella categoria “Donna cerca uomo”, si aprono una decina di pagine web con messaggi di ragazze straniere e italiane. E’ una riproduzione virtuale delle vetrine di Amsterdam: foto di nudo per ogni ragazza (a volto rigorosamente mascherato), scattate in casa e presentate come biglietto da visita. Non mancano, per ogni candidata a “ricevere uomini”, i numeri di telefono cellulare. Un mare di contatti per comprare sesso: roba da far impallidire assolutamente anche quelle mezze paginette che ogni tanto compaiono su qualche giornale. I contatti, poi, cambiano ogni giorno: quelli meno recenti finiscono in archivio e si fa avanti una nuova donna che ha appena deciso di mettersi in proprio oppure, come nel caso recente, si fanno avanti quelle ragazze costrette da un protettore-sfruttatore a vendere il loro corpo.
L’appartamento della prostituzione
Basta chiamare uno di quei numeri di cellulare e fissare un appuntamento ad un numero civico ben preciso e ritrovarsi nell’abitazione di una donna che si vende. Così è capitato sabato scorso: varcare l’ingresso di casa di Lisa (nome fittizio di una donna della Costa Rica), in via Calvetti, è un po’ come entrare in un altro mondo: tapparelle quasi del tutto abbassate, luce soffusa, qualche lampada colorata e un profumo intenso, che esce da piccoli traspiratori in plastica che ti accompagnano dall’ingresso fino alla stanza da letto. Proprio lì l’occhio ti cade con un po’ di imbarazzo inutile su qualche rotolo di carta igienica, scatole di profilattici e un kit per giochi di sesso. Lisa è una prostituta: dopo un contatto telefonico attende i clienti senza rischiare di farsi vedere da qualche passante lungo via Calvetti, angolo via Moroni, e poi si presenta con un vestitino trasparente. Prima di arrivare in stanza elenca le sue tariffe: 80, 100, 200 euro, in base alle prestazioni che il cliente preferisce.
“Guadagno fino a 15 mila euro”
Per evitare che inizi a spogliarti, senza poterle rivelare che ha di fronte un giornalista, devi dirle che “oggi no, volevo solo incontrarti, per vedere come sei” e altre frottole simili. A quel punto, al prezzo di 20 euro, Lisa, da qualche anno a Bergamo, accetta di raccontare solo un po’ della sua verità: “Di solito lavoro da sola, ma di là nell’altra stanza c’è una mia amica. Chi vuole farlo con due donne basta che paghi il doppio. Siamo indipendenti, non c’è nessuno che ci aiuta. Da sola faccio quattro o cinque clienti al giorno”. Guadagna circa 500 euro al giorno questa ragazza, e non si ferma quasi mai: “In un mese – come lei stessa ammette – posso incassare fino a 15 mila euro”. E lo stesso fa la sua amica. Entrambe lavorano in una casa di via Calvetti, traversa di via Moroni, dopo il passaggio a livello rispetto al centro città: hanno un’abitazione a due piani con scala a chiocciola, nella quale si entra da una piccola porta in metallo all’inizio della strada, in un vecchio caseggiato dove vivono alcuni anziani. Prima di poter entrare in quella casa è stato necessario attendere che uscisse un altro cliente.
“Lo facciamo per arrotondare”
La prostituzione di Lisa, col suo nome fittizio come per tante altre donne, non è certo un caso isolato. In via Borgo Palazzo, in un condominio prossimo al centro, è stato possibile incontrare, ad esempio, Marjda e Leika: il loro appartamento si presenta silenzioso, come quello delle ragazze di via Calvetti. Dicono di essere due sorelle spagnole, di 29 e 30 anni, e soprattutto ammettono: “Lavoriamo tutto il giorno in un ufficio. Viviamo a Bergamo da oltre 15 anni e da qualche tempo abbiamo deciso di arrotondare un po’ il nostro stipendio. Dalle 9 di sera alle 2 di notte riceviamo i clienti”. Alla faccia dell’arrotondamento.
Accertamenti in corso
Il sito bakeca.it è finito sotto la lente della polizia di Stato, che sta procedendo ad accertamenti. Non è detto, infatti, che in tutti i casi la prostituzione in casa sia un fenomeno controllato da protettori-sfruttatori. E tramite Internet si sta cercando di individuare altri casi di sfruttamento vero e proprio, come quello al quale era sottoposta la rumena di 20 anni che ha denunciato il suo aguzzino (e marito) in questura.

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Commenti

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  1. Scritto da reiter

    (“Arrotondare”?) Vabbè, non facciamo gli ingordi; facciamo una media di 7mila euro/mese, via… ossia lo stipendio di un dirigente. Esentasse.
    Se parlo di legalizzare la droga, sono emancipato; se dico di legalizzare la prostituzione (e tasse) sono un “porco”. C’è qualcosa che non quadra, secondo me.
    Certo che “lavorare” dalle 21- 2 e l’indomani in ufficio, e poi magari sistemare la casa…Ufficio pubblico o privato? il primo, sai il Brunetta;il secondo, sconfessa “privato=efficienza”. :-)

  2. Scritto da pgiannini

    spero non ci sia nessuno che si metta a parlare di tempi magri e di necessità di arrotondare. Qui mi pare che ci sia solo sfruttamento o ingordigia che ha distrutto ogni valore…

  3. Scritto da fototm

    bravo dilandrus..ma davvero ti sei fermato li? sai di colleghi che fanno markette ce ne sono parecchi…scherzo del resto il tutto gira intorno “Li” . Certo che 15 mila euro al mese se fossi donna un paio di mesi e sono a posto per un anno esentasse…

  4. Scritto da Andrea

    Fregato sul tempo. L’avrei fatta io st’inchiesta (per un altro giornale).
    Mannaggia la miseria!
    Bravo!