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Parla il senegalese messo sotto torchio “So solo di essere innocente”. Ecco il video

"Io so solo di essere innocente". Il senegalese sospettato ieri di aver ucciso Mariagrazia Pezzoli con un fendente alla gola è tornato a casa. Ricorderà per sempre quelle ore di angoscia vissute dopo la notizia dell'omicidio, quando le dita dei compaesani erano puntate su di lui per il diverbio che il giovane aveva avuto qualche mese fa con il marito della vittima.

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"Io so solo di essere innocente". Il senegalese sospettato ieri di aver ucciso Mariagrazia Pezzoli con un fendente alla gola è tornato a casa. Ricorderà per sempre quelle ore di angoscia vissute ieri dopo la notizia dell’omicidio. Il giovane è abbastanza conosciuto a Vertova. Capelli ricci molto curati, maglietta alla moda, cintura alla rapper americano sono dettagli che non passano inosservati in un paese che nonostante la breve distanza da Bergamo non ha ancora digerito del tutto la presenza degli immigrati. Ieri le dita dei compaesani di Mariagrazia erano puntate su di lui. La prova, che poi non si è rivelata schiacciante, il precedente diverbio che il giovane ha avuto qualche mese fa con il marito della vittima, l’assessore allo Sport Giuseppe Bernini.
"Io ieri sera sono andato all’Icarus (un bar della zona, ndr), ho preso cappuccio e brioche e poi me ne sono andato a casa. Se avessi ucciso la signora non sarei certamente andato a al bar". Al ritorno a casa la brutta sorpresa. "Stavo facendo un po’ di flessioni ascoltando la musica, quando sento bussare alla porta. Vado ad aprire. Erano i carabinieri che mi hanno preso e mi hanno portato in caserma. Ho cercato di chiedere loro cosa stava succedendo, ma non c’è stato il tempo".
Durante l’interrogatorio il giovane ha raccontato i non felicissimi rapporti che il suo ex padrone aveva con i dipendenti. "Non ci trattava benissimo – spiega – anzi, io sono stato licenziato così su due piedi il novembre scorso. Non conosco la motivazione. E poi sul lavoro anche se noi lavoravamo duro tutto il giorno ci insultava. Io mi sono rivolto anche ai sindacati, ma mi hanno risposto che non potevano fare nulla".
Mentre il cerchio si stringe, a Vertova, il giorno dopo la tragedia, anche la gente comincia a mormorare. E si scopre che, come capita oggigiorno a molte famiglie, Mariagrazia e il marito stavano vivendo un momento non dei migliori nella loro relazione. "Avevano qualche problema economico – spiega un conoscente dell’assessore – che pesava anche sul rapporti coniugali: non parevano più idiliaci. Portare avanti un’azienda con problemi non è semplice. Per questo ieri dovevano andare dal notaio a fare il passaggio di proprietà dal marito alla moglie".

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