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Campus addio, forse ?? ora di discutere di quale Universit?? vogliamo

Comunque la si voglia giudicare, la telenovela del campus universitario da realizzare sull'area degli Ospedali Riuniti, ora definitivamente consegnata agli archivi, ?? emblematica del modo con cui a Bergamo si affrontano le scelte strategiche. Nell'arco di una decina d'anni abbiamo assistito ad uno spettacolo poco edificante, in cui i cambi di opinione e di posizione sono stati pi?? vorticosi di un tornado.

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Comunque la si voglia giudicare, la telenovela del campus universitario da realizzare sull’area degli Ospedali Riuniti, ora definitivamente consegnata agli archivi, è emblematica del modo con cui a Bergamo si affrontano le scelte strategiche. Nell’arco di una decina d’anni abbiamo assistito ad uno spettacolo poco edificante, in cui i cambi di opinione e di posizione sono stati più vorticosi di un tornado. Volendo affondare i colpi, basterebbe scorrere le collezioni dei giornali (come i verbali dei consigli comunali), per sciorinare uno straordinario campionario di contraddizioni. C’è chi ha dapprima sposato l’idea del campus, salvo poi ritenere che non fosse percorribile, per finire, cambiata stagione politica, con l’ergersi a paladino degli studenti. E viceversa, naturalmente, perchè abbiamo assistito anche a percorsi inversi. 
Ne è risultato un dibattito sterile, spesso demagogico, influenzato più da calcoli politici che da valutazioni di merito. E così, al di là di quanto si credesse o no nel campus, si è persa una grande occasione. Quella di discutere del futuro della "nostra" Università. Poteva essere una sorta di Cavallo di Troia per entrare nei meccanismi decisionali dell’ateneo, così gelosamente tutelati dal rettore Alberto Castoldi, per condividere con  professori e studenti un progetto di sviluppo strategico. E invece, mentre ci si affannava a litigare sulla disponibilità reale o presunta dei finanziamenti statali, l’Università andava avanti per conto proprio, assecondando un modello policentrico che, se ha indubbi aspetti positivi, limita fortemente quell’interscambio di saperi e quelle sinergie che tutti indicano come il vero valore aggiunto del progetto Kilometro Rosso
Il professor Castoldi, con toni e modi poco consoni alla sua levatura intellettuale, recentemente ha avuto modo  di polemizzare con la politica, e la città in generale, per non avere saputo dare all’ateneo l’appoggio che si meritava e di cui avrebbe avuto bisogno. La sgradevolezza di talune parole non cancella una verità sacrosanta, anche se pure in Città Alta non ci si è slanciati in aperture all’esterno. 
L’estenuante balletto campus-sì, campus-no dovrebbe servire da lezione. E convincerci che occorre cambiare strada. L’Università è un patrimonio comune, è uno degli snodi dello sviluppo del territorio. Se ci crediamo, forse è il caso di lasciar perdere l’urbanistica e di dedicarci alla qualità della didattica, alle risorse per la ricerca, al reclutamento di docenti in grado di garantire agli studenti bergamaschi una preparazione all’altezza delle sfide di un mondo in cui la conoscenza avrà sempre più un valore strategico  

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Commenti

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  1. Scritto da R

    Concordo pienamente con la conclusione, ma sono convinto che purtroppo l’Unibg stia andando nella direzione opposta. Il potere è nelle mani di un cerchia ristretta di persone, e chi prova ad andare contro viene di fatto costretto a subire o ad allontanarsi. Putroppo l’Unibg non è di tutti, è di alcuni che antepongono il proprio tornaconto al bene del futuro di Bergamo, che sono gli studenti.

  2. Scritto da alessia c.

    Ottimo commento. Sobrio e pungente allo stesso tempo. Certo non piacerà ai politici. E nemmeno al rettore. Ma da lettore mi aspetto analisi lucide come questa. Avanti così.

  3. Scritto da Stefano

    ma cari signori di cosa ci stupiamo…del Mons. Castoldi????L’università di bergamo è vista da noi studenti come ripiego per chi non puo andare a milano o i altre citta.Vogliamo parlare della qualità di strutture che collassano?oppure di collegamenti inesistenti tra le varie facoltà!!!E’ una vergogna…guardate Pavia invece…che ha fatto dell’universita un vero è proprio vanto per la città!!!ah ma noi siamo Bergamo e qui comandandano gli imprenditori e i monsignori…mica i sindaci!!!VERGOGNA

  4. Scritto da Luigi Nappo

    Stiamo parlando di un affare da circa 140 milioni di euro. Bisogna che sia fatta massima chiarezza e trasparenza sui soldi che servivano e sulle somme che saranno incassate per il nuovo ospedale. A mio parere la Regione incassa il doppio del previsto. Altro che girare pagina. Per quanto riguarda la qualità dell’Università, la verifica poteva aprirsi anche prima. Se non si è fatto non è stato certamente per il balletto del campus. Ci saranno anche qui dei referenti o dei responsabili.

  5. Scritto da Tuditanus

    Il giudizio degli stessi Bergamaschi sull’Università locale non è molto positivo.
    Altrimenti non manderebbero i figli a Milano, Pavia, Bologna, Trento o Venezia.
    Anche se contro la sua volontà l’essere stata coinvolta nel teatrino di questa speculazione edilizia non le giova.
    Il futuro dell’Università, dell’istruzione e della cultura in genere è destinato a divenire un argomento forte in questa città.
    O vogliamo che resti subalterno alle speculazioni e agli impianti di risalita?

  6. Scritto da Bernardino Zappa

    Faccio schietti complimenti. A chi riesce a riassumere in poche righe fatti e fenomeni che caratterizzano Bergamo, purtroppo non solo in questo evento così importante e complesso. Proprio di questa informazione c’è davvero bisogno, così tanto che ormai molti non la sognano nemmeno. Non schierata, non urlata ma nemmeno accomodante..Sembra poco ma è davvero tanto.

  7. Scritto da Stefano

    qui nn centra la volonta politica ma la volontà economica…basta raccontare bugie…nel 2009 ci sarà da divertirsi!!!!