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Fa prostituire la moglie, usando Internet Arrestato rumeno di 25 anni

Faceva prostituire la moglie in un appartamento, picchiandola e seviziandola quando si rifiutava di vendere il suo corpo. Dopo una deposizione fiume della donna, 20 anni, che per 10 ore filate ha parlato con la polizia, un rumeno di 25 anni di Bergamo è finito in carcere con una sfilza di accuse: induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, e anche lenocinio, reato specifico previsto dalla legge Merlin del 1958.

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Faceva prostituire la moglie in un appartamento, picchiandola e seviziandola quando si rifiutava di vendere il suo corpo. Dopo una deposizione fiume della donna, 20 anni, che per 10 ore filate ha parlato con la polizia, un rumeno di 25 anni di Bergamo è finito in carcere con una sfilza di accuse: induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, e anche lenocinio, reato specifico previsto dalla legge Merlin del 1958, che si configura quando lo sfruttatore promuove con mezzi specifici, e a fini di lucro propri, la prostituzione di una donna.
Nel caso di N. V., il rumeno arrestato, il mezzo prescelto era Internet: da quasi due anni l’uomo pubblicava su www.bakeca.it un annuncio che presentava sua moglie, di soli 20 anni, in pose osè, mettendo a disposizione dei clienti un numero di cellulare. Tramite una semplice telefonata i clienti arrivavano quindi in un appartamento di via Valdossola dove la donna era costretta a prostituirsi. Lì era domiciliata, mentre la sua residenza risultava in via Borgo Palazzo.
L’allarme della giovane è scattato martedì (22 luglio) attorno alle 22, quando lei stessa ha chiamato il 113 tramite il cellulare. Nell’abitazione di via Valdossola gli agenti hanno trovato l’uomo e sua moglie: lui ha sostenuto che tutto era a posto e che si era trattato di un semplice litigio in famiglia. Ma la donna, accompagnata in questura, distrutta, ha deciso di parlare: per 10 ore filate, fino alla mattina successiva, ha raccontato la sua vita degli ultimi due anni.
In Romania era una studentessa e N. V., suo connazionale, l’aveva convinta a trasferirsi con lui in Italia, promettendole che avrebbe avuto un buon lavoro. Ma la prima tappa alla quale N. V. l’ha costretta è stata la Spagna, dove la ragazza è stata subito costretta a prostituirsi, per strada e in casa. Una volta in Italia, circa un anno fa, il rumeno ha sposato la ventenne, ripetendo false promesse di una vita normale e costringendola nel giro di poco tempo a prostituirsi di nuovo.
La tecnica dello sfruttatore, però, si è affinata: l’uomo ha attivato delle caselle di posta elettronica e ha inserito degli annunci su Internet, tramite i quali i contatti con i clienti della moglie sono cresciuti a dismisura. Non si è fermato nemmeno quando la ventenne è rimasta incinta: l’ha accusata di non essere stata attenta con un cliente, l’ha portata in Romania per abortire e quindi di nuovo a Bergamo, nella casa di via Valdossola.
La giovane arrivava a guadagnare fino a 400 euro a sera e il suo aguzzino le toglieva tutto: privandola dei documenti si era anche messo al riparo da eventuali tentativi di fuga della moglie-sfruttata. Grazie alla coraggiosa deposizione della ragazza, magrissima e in lacrime di fronte ai poliziotti, N. V. è stato arrestato. Denunciato per sfruttamento della prostituzione anche suo zio, di 36 anni, residente in Borgo Palazzo, che faceva prostituire la moglie di 32 anni (entrambi residenti in via Borgo Palazzo). Nel mirino della polizia altre due persone, denunciati per gli stessi reati di N. V.

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