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Pagnoncelli, addio senza lacrime per l’ennesima sconfitta bergamasca

A dispetto del verbo utilizzato da cronisti in vena di carinerie, Marco Pagnoncelli non "esce" dalla Giunta Regionale di sua spontanea volontà, ma viene caldamente accompagnato alla porta. E importa poco sapere se ciò avvenga per un regolamento di conti all'interno del livello lombardo di Forza Italia, per i pasticci che hanno accompagnato l'approvazione del Piano Cave o per altro. E' una sconfitta per la Bergamasca.

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A dispetto del verbo utilizzato da cronisti in vena di carinerie, Marco Pagnoncelli non "esce" dalla Giunta Regionale di sua spontanea volontà, ma viene caldamente accompagnato alla porta. E importa poco sapere se ciò avvenga per un regolamento di conti all’interno del livello lombardo di Forza Italia, per i pasticci che hanno accompagnato l’approvazione del Piano Cave (molti affidamenti sono andati delusi e qualcuno potrebbe aver chiesto il conto, politico s’intende) o, come sostiene il diretto interessato, per meglio concentrarsi sul partito e preparare la corsa alla successione di Valerio Bettoni alla guida dell’Amministrazione provinciale.
Rileva un pochino di più, forse, constatare come per i vertici del Pirellone, come degli stessi azzurri, la realtà bergamasca conti nulla. Un territorio così vivace, così ricco, così politicamente effervescente, pare non abbia diritto ad avere un suo rappresentante nella Giunta regionale. Novità non assoluta, perchè prima di Pagnoncelli, per 5 lunghi anni, Bergamo non ha avuto suoi esponenti nella stanza dei bottoni (l’ultimo era stato il compianto Marzio Tremaglia). Si può benissimo osservare che l’avere un orobico in Giunta non significhi di per sè avere dei vantaggi. Infatti, i tre anni trascorsi dall’attuale segretario provinciale di Forza Italia a Milano sono scivolati via come acqua sui vetri. Se si fa eccezione per il Piano Cave (e con quali risultati…) la sua presenza è stata impalpabile. Tante partecipazioni a tavoli e tavolini (o cabine di regia, come si definiscono adesso), qualche taglio di nastro, sporadiche conferenze stampa. Molta più attenzione Pagnoncelli l’ha prestata a gestire il suo partito, a piazzare gli amici (magari sempre gli stessi, con poca fantasia), a intessere rapporti a cavallo tra la politica e l’economia. L’assessorato regionale è stato per lui una sorta di taxi, utile per vivere da protagonista una stagione politica.
Ecco perchè la sua uscita dalla Giunta regionale non suscita particolari dispiaceri. Bergamo avrebbe meritato di meglio. E continua a meritare di meglio. Ma il perchè non riesca a farsi valere a Milano è una domanda che va rivolta a tutta la classe politica locale. Chi oggi esulta per le dimissioni forzate di Pagnoncelli dimentica che quando si perde si perde tutti. Al di là delle convenienze elettorali.   

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