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Eluana, iniziativa contro la sentenzama Defanti rilancia: staccherò la spina

Non si placano le reazioni alla sentenza della Cassazione che ha autorizzato l'interruzione dell'alimentazione forzata di Eluana Englaro. Mentre i giudici precisano di non "aver mai travalicato i propri compiti", anche a Bergamo si organizzano iniziative di contestazione civile. L’Associazione Scienza & Vita propone in città un punto dove portare bottigliette d’acqua. Ma il professor Defanti in una intervista a Repubblica conferma: staccherò io la spina.

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Non si placano le reazioni alla sentenza della Cassazione che ha autorizzato l’interruzione dell’alimentazione forzata di Eluana Englaro. Mentre i giudici precisano di non "aver mai travalicato i propri compiti", anche a Bergamo si organizzano iniziative di contestazione civile al pronunciamento dei giudici.  L’Associazione Scienza & Vita propone in città un punto dove portare bottigliette d’acqua come gesto di compassione per Eluana Englaro.Da oggi, sotto il porticato della Parrocchia della Madonna delle Grazie che si trova in via Papa Giovanni XXIII a Bergamo (numero civico 13), grazie alla collaborazione del parroco Monsignor Enzo Valentino Ottolini, sarà possibile depositare delle bottiglie d’acqua contro “la prima esecuzione capitale della storia della Repubblica italiana”, come è scritto nell’appello nazionale di Scienza & Vita.  L’iniziativa sarà accompagnata lunedì 21 luglio alle ore 20.30 dalla recita del Santo Rosario.
Ma il professor Carlo Alberto Defanti, neurologo già primario all’Ospedale Bolognini di Seriate e agli Ospedali Riuniti di Bergamo, conferma la volontà già manifestata di "staccare la spina" ad Eluana.

Ecco il testo di un’intervista rilasciata a Piero Colaprico del quotidiano La Repubblica

Professor Carlo Alberto Defanti, lunedì scorso lei è andato in clinica, a vedere Eluana Englaro. Ha qualche dubbio sulla sua situazione di stato vegetativo permanente?
«No. Nella mia vita sono entrato in diverse case con il letto ospedaliero in salotto, con una famiglia che dedica la vita al congiunto. è commovente e li ammiro, se hanno rispettato la volontà del paziente, ma questo non è il caso di Eluana, che voleva morire se fosse finita nello stato in cui è».
Alcuni suoi colleghi sostengono che Eluana si può risvegliare. E’ falso?
«Eluana non si può – e già il termine è sbagliato – risvegliare nel senso di riprendere contatto con l’ ambiente, mentre da un certo punto di vista sembra sveglia e ha gli occhi aperti. Lo stato vegetativo subentra dopo il coma e non va confuso. Il coma è molto più facile da diagnosticare, è simile a un sonno da cui non si può essere risvegliati. Da quando un paziente in coma comincia ad aprire gli occhi e non prende contatto con la realtà circostante, da allora si parla di stato vegetativo».
Possibilità di sbagliare diagnosi?
«I neurologi sanno che esistono trabocchetti e insidie, che per esempio ci sono soggetti chiamati "locked-in", chiusi dentro, e cioè che possono sembrare vegetativi, ma se si studia un modello di comunicazione, in qualche modo possono rispondere».
Come abbiamo visto nel film "Lo scafandro e la farfalla"?
«Esatto. Ma Eluana non è "locked-in", l’ abbiamo escluso dopo un’ osservazione lunga e accurata».
Altri rischi di confusione?
«Nei primi anni Novanta fece scalpore Keith Andrews, un medico inglese: s’ era accorto che alcuni pazienti in stato vegetativo avevano una reazione, altri anche miglioravano, venne individuato qualcosa che si chiama "stato di minima coscienza". Ma Eluana non lo ha, l’ho ricoverata due volte, agli Ospedali riuniti di Bergamo e a Niguarda, ho fatto osservazioni dettagliate a cinque anni di distanza l’ una dall’ altra».
E i "risvegli", di cui a volte si parla?
«Nel ‘ 95 si parlava di irreversibilità dello stato vegetativo dopo un anno dalla diagnosi. Successivamente si sono viste eccezioni in pazienti dopo due, massimo tre anni dalla diagnosi. Gli altri risvegli non sono documentati scientificamente. Insomma, quello di Eluana è uno dei più chiari stati vegetativi che abbia mai visto».
Come escludiamo che, andandosene da questa terra, soffrirà per fame e sete, come dice il cardinale Bagnasco?
«Fame e sete sono sensazioni, per provarle occorre essere dotati di connessioni. Il centro del dolore è in quella parte del cervello chiamato talamo e noi pensiamo che il talamo sia in larga parte distrutto. E poi ciò che è determinante non è la sospensione della nutrizione, ma si smette di idratare il paziente, moltiplicando l’ assistenza, come avviene da vent’ anni ai malati terminali, come è stabilito dai protocolli delle cure palliative. Dire che Eluana soffrirà è una menzogna retorica».
Viene citata Terry Schiavo…
«Terry Schiavo ha fatto scandalo perché c’ era disaccordo tra le parti sul suo destino, ma la sospensione dell’ alimentazione è una pratica in vigore in America dal 1990, credo che di casi come il suo ce ne siano stati a centinaia».
Lei dunque staccherà il sondino che alimenta Eluana?
«I giudici hanno riconosciuto papà Beppino come un attendibile portavoce di Eluana. E pertanto io, come mi sono impegnato moralmente a fare, se sarò chiamato a staccare il sondino nasogastrico, lo farò affinché il percorso della morte naturale, interrotto dalla rianimazione, riprenda». 

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