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Caro sindaco, sono una ciclista pentita per colpa dell’inerzia del Comune

Questa ?? una lettera aperta inviata al sindaco Roberto Bruni a proposito delle difficolt?? che incontra chi, ascoltando gli appelli alla cosiddetta mobilit?? alternativa, utilizza la bicicletta per muoversi in citt??. E' l'amaro sfogo di una ciclista che ritiene di essere stata tradita dalle promesse di Palazzo Frizzoni.

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Questa è una lettera aperta inviata al sindaco Roberto Bruni a proposito delle difficoltà che incontra chi, ascoltando gli appelli alla cosiddetta mobilità alternativa, utilizza la bicicletta per muoversi in città. E’ l’amaro sfogo di una ciclista che ritiene di essere stata tradita dalle promesse di Palazzo Frizzoni.

 

Ha un bel dire, caro Sindaco, a proposito del traffico cittadino, che bisogna fare un salto culturale, liberarsi dalla schiavitù dell’auto, imboccare un percorso e uno stile di vita più rispettosi dell’ambiente, della città e degli altri. I concetti sono nobili, nulla da eccepire. Solo che tra il dire e il fare, dalle vostri parti, mi pare ci sia di mezzo un bel po’ di mare.

Io, caro Sindaco, sono una di quelle che Le ha dato retta. Mi sono detta: se tutti pensano che il proprio contributo serve a poco o nulla, alla fine nessuno fa niente. E allora ho cercato di affrontare il cosiddetto salto culturale: ho detto addio all’auto. Per andare al lavoro in centro città ho ripreso la mia vecchia e cara bici, l’ho risistemata e in questi ultimi due anni l’ho inforcata ogni mattina e sera (pioggia permettendo, s’intende). Mi sono sentita piccola piccola in mezzo al fiume impetuoso di auto e moto che mi scorreva accanto, ma orgogliosa di affrontare una sfida quasi titanica anche se patetica nella sua dimensione.

Certo, a volte ho avuto delle crisi pensando, ad esempio, a quante polveri sottili “mangiavo” ogni giorno, con i miei polmoni dilatati dalla fatica lungo un trafficatissimo percorso dove già venticinque anni fa era prevista una mai realizzata pista ciclabile. Spesso ho vacillato nelle mie certezze anche dinnanzi alle gincane continue, alle buche da evitare, agli autobus che mi sfrecciavano a pochi centimetri, alle mille attenzioni d’obbligo quando si pedala tra centinaia di mezzi e pedoni. Nelle giornate più calde, poi, mi sono sentita più volte a disagio all’arrivo in ufficio, io trafelata, i colleghi riposati e freschi di climatizzatore.

Lo ripeto: la tentazione di riprendere le chiavi dell’auto e rimettere la bici in garage l’ho avuto più di una volta. Ma alla fine la fede nella “missione” ha prevalso. Poi è successo quello che nel profondo un po’ tutti i ciclisti temono: l’incidente.

Un imbecille (mi passi il termine), peraltro in sosta vietata, ha incautamente aperto la portiera dell’auto proprio al mio passaggio e m’ha scaraventata a terra. Mi è andata bene (si fa per dire): ho rotto il piede, ho qualche livido alle gambe, ma ho salvato tutto il resto. Per fortuna, e l’ho realizzato dopo, in quel momento non arrivavano altre auto. Altrimenti forse non sarei qui a scriverLe questa lettera.

Ebbene, caro Sindaco, ho preso una decisione: torno alla mia rassicurante auto. Mi rimetto in coda, riprendo a spingere il pedale del gas e non più quello della bicicletta. Torno ad inquinare. La mia vita non vale un minuscolo sforzo in un mare di lamiere mobili. Ma soprattutto, caro Sindaco – mi perdoni la presunzione – il mio impegno non vale la vostra inerzia.

Io la mia parte, seppur minuscola, ho cercato di farla. E così credo anche i tanti ciclisti e cicliste che ho visto pedalare con me in questi anni. Voi no. Mi chiedo: ma un’Amministrazione che davvero vuole cambiare la mobilità cittadina non dovrebbe mettere le piste ciclabili tra le priorità? All’estero succede così. Ho girato tutta l’Europa e ho visto di cosa sono capaci: piste larghe e protette, fuori e dentro la città, ideali per adulti e bambini. E invece a Bergamo le piste ciclabili sono solo dei nastri sparsi qua e là (via Tasso, ad esempio). Piccoli interventi, a volte in comproprietà coi pedoni. Manca un disegno di largo respiro, mancano i raccordi con le piste dei Comuni limitrofi, ma soprattutto manca, mi pare, la volontà politica di dare supporto e protezione a chi davvero crede in mezzi alternativi all’auto. M’ero perfino illusa che con un assessore “verde” amante della bicicletta una voce si levasse dal coro. Invece nulla, almeno questa è l’ impressione. Il tutto mentre il cemento avanza e il nodo del traffico è lungi dal trovare una soluzione razionale e complessiva. Chissà, forse parlare seriamente di piste ciclabili risulta riduttivo. Comunque sia, dopo due anni, per quel che può valere, ammaino la mia bandiera. Con un bilancio non certo brillante: sono ferita nel corpo e disillusa nell’animo. Mi consola solo una cosa: mi sento la coscienza a posto. E Lei, caro Sindaco?

 

                                                                       Una ciclista pentita

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Commenti

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  1. Scritto da s.p.

    Caro Casoncello, lei più che cotto mi pare scotto!

  2. Scritto da caniggia

    Io uso molto la bici e la userò fino a che avrò gambe x pedalare. Questa amministrazione x le piste ha fatto moltissimo;più di tuttte le precedenti.
    Chi usa solo la lingua difficilmente riuscirà a far procedere la bici anche di un solo centimetro.
    E poi; questo sig. casoncello non è che x caso “monopolizzi un pò troppo” con i suoi post questo spazio..?? Ne lasci un poco anche agli altri. !!
    Questo comportamento si chiama -DEMOCRAZIA-La conosce..??Mahhhh.?? Non me ne voglia.!!

  3. Scritto da Casoncello

    Ecco, voi estremisti del trasporto eco-compatibile usate le gambe a profusione. A me servono anche le braccia e la testa, per laurà. Le sgambate sono costretto a riservarle ai fine settimana inoperosi, quando ne ho. Beati voi che campate di ideali.

  4. Scritto da felice motta

    Cara ciclista pentita, un po’ di ottimismo. SI faccia dare dal Comune la mappa delle piste ciclabili e verifiche lei stessa inforcando la bicicletta i percorsi realizzati in questi ultimi anni dall’amministrazione comunale per favorire chi si sposta in bicicletta. Non sarei così catastrafico.

  5. Scritto da Principebianco

    Mi pare ingenerosa la posizione della ciclista pentita nei confronti della corrente amministrazione, che in materia ha fatto più di tutte le precedenti maggioranze messe insieme. Certo i percorsi sono molto slegati, alcuni farlocchi ma altri eccellenti: resta moltissimo da fare e la viaria di Bergamo non aiuta.
    Poi collettivamente si sono fatte delle scelte epocali: trasporto di massa (tram) invece di pista ciclabile in sedime riservato e protetto ad esempio…

  6. Scritto da Luca

    Invece IO dò pieno appoggio alla signora della lettera.. ma quali percorsi realizzati?! si parla di muoversi in città anche per lavoro, nn girovagando qua e la in cerca di un percorso.. di piste ciclabili non ce ne sono, inutile girarci attorno..

  7. Scritto da cortinovis

    Pentita? Lo credo bene con quello che gli è capitato, sbattere in una portiera è come fare un’incidente d’auto se non peggio.Comer gli può capitare in auto anche in bici non si è immuni. Io credo però che questa Amministrazione ha fatto molto e invito la signora di riprovare …magari guardando alternative di pista ciclabile protette che la portano al lavoro…anche allungando il tragitto del percorso casa-lavoro. Purtroppo molte vie non si possono “ciclare”

  8. Scritto da Andrea

    Io vorrei comunque fare un complimenti alla ciclista per la scelta di abbandonare l’auto a favore del “velocipede”. Se un po’ più persone iniziassero a fare come lei sicuramente il Comune non potrà sottovalutare gli sforzi e dovrà impegnarsi a migliorare ulteriormente i percorsi ciclabili.

  9. Scritto da attilio

    Facile dire che questa amministrazione ha fatto di più di quelle precedenti ,prima non si era fatto nulla, è anche vero che così com’è strutturata la città diventa difficoltoso creare una pista ciclabile, credo che la soluzione migliore sia la chiusura del centro alle auto, soluzione drastica..forse, ma bisogna avere il coraggio di fare delle scelte forti se vogliamo rendere più vivibile la nostra città, creare parcheggi in periferia con la possibilità di noleggiare delle biciclette per esempio

  10. Scritto da caniggia

    Quoto al 100% l’articolo . Io uso ,da Treviolo , x recarmi in città, tutti i giorni la bicicletta.
    I problemi sollevati dalla signora sono tutti REALI.
    Pur con tutto l’impegno anche “politico”messoci dalla attuale amministrazione x i ciclisti è difficile muoversi con le attuali strutture. Per l’indifferenza generale,ma sopratutto x la mancanza di cultura che esiste in tutti i fruitori dei luoghi pubblici.
    Inviterei i responsabili a farsi un giro in europa vedrebbero cosa fare. caniggia

  11. Scritto da Luca

    Concordo pienamente con l’autrice della lettera. Mi sono trovato nella sua stessa situazione: per diverse ragioni costretto/convinto ad usare la bici dopo circa 4 mesi ho rinunciato e mi sono comprato un’auto usata… Perchè? provate a percorrere via Baioni e/o via Verdi: auto in sosta dove vige il DIVIETO DI FERMATA… e ciclisti costretti a continue deviazioni per evitare portiere aperte incautamente o auto che ripartono fregandosene di tutto e tutti. E i Vigili? non pervenuti…

  12. Scritto da Casoncello

    L’ho detto altrove e lo ribadisco in questa sede: chi pensa di poter imporre l’uso della bicicletta evidentemente non ha bisogno di lavorare per vivere. Facile pontificare dal comodo scranno di un assessorato.

  13. Scritto da Pol.sco.

    E gli scooters non esistono?
    Vai dappertutto, trovi parcheggio, ci metti meno tempo ed arrivi fresco al lavoro

  14. Scritto da graffaele

    Caro Pol,sco, certo che esistono gli scooter, ma – piccolo dettaglio – costano e soprattutto inquinano. Chi usa la biclietta parte da una filosofia diversa, che va oltre la ricerca del parcheggio e della quantità di tempo impiegata. D’accordo?

  15. Scritto da Casoncello

    Ma quale filosofia del piffero! Ognuno sceglie il mezzo di trasporto che più gli aggrada, ma i sedicenti ambientalisti delle due ruote evitino di dare lezioni a chi necessita di quattro ruote e un motore PER LAVORARE E PER VIVERE.

  16. Scritto da Gabriella Radici

    Cara Ciclista pentita, mi dispiace che tu abbia archiviato la bicicletta. Il Comune sta attualmente presponendo varie piste ciclabili, nonostante le critiche provenienti da molti pedoni che rifiutano di condividere con i ciclisti certi tratti di percorso su marciapiede che necessariamente devono essere utilizzati dagli uni e dagli altri, come del resto già accade in altre città che da tempo hanno affrontato e risolto il problema. Ti invito a recarti in Comune, URP, per il ritiro della mappa.

  17. Scritto da ciaocrem

    Bella lettera, forse severa, ma che va al cuore del problema.
    E’ certo che se si chiude Città alta, il centro, si fanno le piste ciclabili, si è sommersi da un mare di proteste. Ma poi, forse, si comincia ad accorgersi che la città è più vivilbile, i mezzi pubblici più veloci, che si può evitare di usare l’auto.
    Non credo che nelle città europee non abbiano dovuto superare ostacoli e opposizioni. Ma hanno fatto delle scelte, che – sostenute in modo deciso e non episodico – pagano e convincono.

  18. Scritto da graffale

    Oh Casoncello, qui a dare lezioni c’è solo lei, con suoi toni saccenti.
    Chi va in bici non pretende che gli altri lascino le auto in garage, semmai chiede protezione dalle stesse. Solo lei riesce a cogliere “lezioni” che non ci sono. Sia più sereno, suvvia, e legga meglio lettera e commenti

  19. Scritto da Casoncello

    Saccente sarà lei. Inutile ululare alla luna: i suoi idoli Bruni e Cattaneo usciranno seccamente sconfitti dalle prossime amministrative. Le sue e quelle degli altri idolatri della bicicletta sono asserzioni ideologizzate e fuori dalla realtà. Più di una persona, pur di rinfacciare al prossimo il proprio presunto spirito ecologista, da settimane – anche su questo forum – continua imperterrita a condannare senza appello chiunque osi fare uso dell’automobile. E cianciano di “filosofia”!