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Castoldi: situazione soddisfacenteMa la città non ci capisce

"Quella classifica tiene conto di numeri senza entrare nel merito della qualità. La nostra situazione è abbastanza soddisfacente, nei parametri fondamentali i risultati sono elevati". Così il rettore Alberto Castoldi commenta l'hit parade del Sole 24 Ore, puntando il dito sulla città "che non capisce molte scelte elementari". E il preside Ivo Lizzola suggerisce di fare gioco di squadra.

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"Quella classifica tiene conto di numeri senza entrare nel merito della qualità. Per questo dice tutto e il contrario di tutto. E’ come sommare mele e arance. La nostra situazione di fatto è abbastanza soddisfacente perché nei parametri fondamentali i risultati e il posto nella graduatoria sono decisamente elevati". Il rettore Alberto Castoldi prova a giustificare il 41° posto (su 60 Università statali) dell’ateneo bergamasco evidenziato dall’inchiesta del Sole 24 Ore,  ricordando, che "siamo in assoluto l’Università italiana meno finanziata dallo Stato e per di più siamo un’Università giovane, solo da dieci anni pubblica". Nonostante questo, ribadisce “per alcuni indicatori, che a mio parere sono quelli importanti, ci troviamo in posizioni invidiabili”. Gli indicatori “importanti” sono quelli relativi ai giudizi positivi dati ai docenti di ruolo, ai tempi di laurea degli studenti iscritti e anche alla disponibilità per la ricerca in base ai docenti: “Sono i parametri che contano e non è solo un mio parere personale. Prendiamo il rapporto tra docenti di ruolo e studenti, per il quale noi siamo in fondo alla classifica. Ebbene la nostra Università ha sviluppato tre facoltà nel giro di pochi anni e per questo abbiamo un corpo docente ancora limitato. Peraltro l’analisi del quotidiano si riferisce al 2005/2006, adesso quelle cifre sono già migliorate”.
Anche su un altro punto ritenuto dolente dal Sole 24 Ore il rettore Castoldi ha delle puntualizzazioni da avanzare: “Arrivano pochi fondi per la ricerca dall’esterno. E’ vero. Ma noi abbiamo un ateneo fatto per due terzi di facoltà umanistiche, difficile avere fondi per la ricerca come succede per Medicina. D’altra parte sbaglia chi dice: meno psicologi e più ingegneri. Sfido chiunque a incrementare il numero degli iscritti a Ingegneria semplicemente ridimensionando Psicologia”. E la scarsa attrattiva per studenti che provengono da fuori Lombardia è facilmente spiegata: “In Lombardia ci sono 13 Università. Molte prestigiose. Se uno studente decide di emigrare e iscriversi nella nostra regione ha molte possibilità di scelta e quasi certamente va a Milano. Diverso sarebbe il discorso se fossimo in una regione con una o due Università al massimo. Ecco perché il nostro appeal non è dei migliori”.
Ma qualche critica, Sole 24 Ore a parte, nelle ultime settimane si è fatta sentire anche da ambienti bergamaschi. Per esempio c’è chi evidenzia l’attenzione posta più alla quantità che alla qualità. “Non abbiamo esagerato in con la quantità – risponde Alberto Castoldi –. Ora siamo considerarti un’Università di media grandezza e come potremmo pagare le spese senza un numero sufficiente di iscritti che ci consentono un trasferimento consistente dal ministero?”. E rincara: “La città non sembra capire decisioni elementari come questa. E spesso parla di Università  gente che non la conosce. Cosa devo dire? Pazienza!”.

Il parere di Ivo Lizzola, preside di Scienze della formazione

 

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