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Minacciano un mancato complice per due mesiQuattro nomadi arrestati dai carabinieri

Un operaio di Sarnico, 25 anni, è stato vittima per oltre due mesi dell'estorsione di quattro malviventi di origine nomade che avevano cercato di coinvolgerlo in un giro di truffe. Dopo il rifiuto, l'operaio è stato costretto a versare 13 mila euro per poter porre fine al suo incubo. I malviventi sono stati arrestati al casello dell'autostrada di Bergamo dove avevano l'ennesimo appuntamento con la vittima. Per loro l'accusa è di estorsione continuata.

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Secondo una banda di nomadi avrebbe dovuto essere la classica “faccia pulita” da utilizzare per contratti di compravendita di auto e immobili, per truffare decine di persone. Ma dopo aver capito in che giro era finito un operaio venticinquenne, di Sarnico, dipendente di un’azienda di Castelli Calepio, ha cercato di tenersi lontano da loro che, non contenti, hanno iniziato a minacciarlo e a chiedergli soldi. Un incubo durato circa due mesi,durante i quali l’operaio ha versato almeno 13 mila euro ai suoi aguzzini. Alla fine ne è uscito chiamando i carabinieri, che venerdì 11 luglio si sono presentati sul luogo dell’appuntamento di un’ennesima puntata dell’estorsione in corso per arrestare i quattro nomadi che lo tenevano sotto torchio.
In realtà si tratta di malviventi tutti parenti tra loro e appartenenti ad un paio di famiglie di ex nomadi italiani, sinti, ormai stanziali e residenti tra ville e roulotte nella zona di San Paolo d’Argon. Gente che negli ultimi anni avrebbe innescato, secondo gli inquirenti, raffinati meccanismi di truffa. Il caso più classico è quello dell’invasione dei cantieri: i malviventi mandano un prestanome, o uno di loro quantomeno presentabile, a sottoscrivere un contratto di acquisto di un appartamento che fa parte di una palazzina in corso di costruzione. L’uomo versa una caparra al costruttore o all’immobiliare e dopo un paio di giorni, in possesso dell’atto preliminare, almeno una decina di familiari dei malviventi si presentano in cantiere, allestendo un campo estemporaneo. L’imprenditore e l’immobiliare, spaventati, per riuscire a scacciare gli occupanti restituiscono il doppio della caparra.
Sistema raffinato, e sembra che le famiglie della zona di San Paolo d’Argon stessero orchestrando qualcosa di simile (va ancora accertato cosa) per il mercato delle automobili, forse anche ricettate o riciclate. Tanto che due mesi fa i quattro arrestati di venerdì sera, si presentano all’azienda di Castelli Calepio, produttrice di porte, dove lavora l’operaio di 25 anni. Fingendo di essere interessati ad un acquisto avvicinano il 25enne, invitandolo a partecipare con loro ad un giro per ottenere soldi facili. L’operaio accetta e la sera stessa del primo contatto i quattro ex nomadi lo chiamano e gli dicono che è obbligato a firmare per loro conto alcuni contratti di acquisto di auto e case. Il giovane si rende conto che ha molto da rimetterci e comunica che non vuole più essere loro complice. Quindi iniziano le minacce: “Uccidiamo i tuoi familiari se non ci dai i soldi”. L’operaio, che non ha partecipato ad alcuna truffa ed è uscito dal giro prima ancora di iniziare, è costretto a versare agli aguzzini 2 mila euro il 3 luglio. Consegna altri 2 mila euro il 7 luglio.
Spera che sia finita, ma non è così. Lo richiamano per telefono chiedendogli altri 9 mila euro, da consegnare venerdì mattina (11 luglio). A lui sono rimasti solo 5 mila euro in banca, ma gli estorsori per telefono gli comunicano che non sono disposti affatto ad accontentarsi. Ne voglio 9 mila. A quel punto l’operaio chiede aiuto al datore di lavoro, che è disposto a prestargli quanto basta purché esca dal giro definitivamente. Ma insieme, datore e dipendente, decidono anche di chiedere aiuto ai carabinieri. L’appuntamento con i quattro nomadi è fissato, in un primo momento, alla stazione ferroviaria di Montello. L’operaio è quasi sul posto con le spalle coperte dai carabinieri in borghese: con sé ha 9 mila euro in contanti che sono stati fotocopiati accuratamente nelle ore precedenti dai militari. Gli aguzzini, a quel punto, gli dicono tramite cellulare che l’appuntamento va spostato al rondò dell’autostrada di Bergamo. E così avviene: a due passi dal casello, mentre l’operaio consegna i 9 mila euro, i carabinieri intervengono prontamente e arrestano quattro persone. Stavano per ripartire su una Bmw Serie 3. Si tratta di P.H. 18 anni, M. H., 24 anni, D. N. 21 anni, e G. N., 19 anni, questi ultimi sono fratelli. Complessivamente  i militari hanno recuperato 12 mila euro in contanti in possesso dei malviventi.
Per tutti l’accusa è di estorsione continuata, ma vi sono in corso anche accertamenti per definire eventuali ipotesi di reato relative alle truffe che i quattro avrebbero commesso negli ultimi anni. Non è ancora chiaro, infatti, quale meccanismo avessero messo a punto per creare raggiri sulla compravendita di auto.

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