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Parco delle Orobie, la scheda

Con una superficie di circa 70.000 ettari, il Parco include la parte bergamasca delle catena delle Orobie, le cui vette variano tra i 2000 m e i 3000 m di altitudine; comprende i territori delle Comunità Montane della Valle Seriana Superiore, della Val di Scalve e della Val Brembana.

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Con una superficie di circa 70.000 ettari, il Parco include la parte bergamasca delle catena delle Orobie, le cui vette variano tra i 2000 m e i 3000 m di altitudine; comprende i territori delle Comunità Montane della Valle Seriana Superiore, della Val di Scalve e della Val Brembana.
Con un ricco capitale da conservare e condividere, il parco delle Orobie Bergamasche è  riconosciuto come uno dei territori più ricchi di biodiversità a livello regionale, nazionale ed europeo. La Commissione Ambientale Europea ha infatti riconosciuto l’85% del territorio come parte della Rete Natura 2000 ovvero Zone di Protezione Speciale (ZPS) e Siti di Importanza Comunitaria (SIC), territori riconosciuti a livello europeo e caratterizzati dalla presenza di habitat oppure specie animale o vegetali di grande importanza ecologica che permettono di garantire la sopravvivenza a lungo termine della biodiversità a livello comunitario.
Particolarità del parco è la ricchezza d’acqua e di laghi alpini, circa cento, soprattutto a cavallo tra le valli Seriana e Brembana oltre che di cascate altrettanto numerose, ma anche di grande interesse ambientale, economico e turistico.
La presenza di antiche torbiere favorisce la crescita di una flora altamente specializzata e quindi particolarmente rara. Inoltre il parco sta in questi anni intervenendo per conservare il patrimonio floristico e vegetazionale: attraverso la riconversione di prati da sfalcio abbandonati in campi da fiorame, utilizzando le specie per interventi compensazione e rinaturazione di aree interessate da impianti sciistici, attraverso la coltivazione ex situ di orchidee autoctone a rischio di estinzione locale per una successiva reintroduzione nel territorio.
Ricco anche il patrimonio faunistico: mammiferi selvatici, fra cui scoiattoli, volpi, donnole, faine etc. abitano con coturnici, aquile reali, falchi, poiane, gheppi, nibbi, corvi, civette, barbagianni, gufi reali, fringuelli delle nevi, francolini di monte, pernici bianche. Si possono trovare inoltre il gallo forcello e il gallo cedrone oltre che rettili e anfibi e pesci.
Alle variegate specie di animali si è aggiunto anche un orso bruno, avvistato recentemente (il 3 e l’11 luglio), a Oltre il Colle: favorito da situazioni ambientali similari al passato, l’orso è stato avvistato  lungo il Sentiero dei fiori, a poca distanza dal rifugio «Capanna 2000».

Gli itinerari turistico-escursionistici

Per gli amanti delle escursioni il parco offre svariati sentieri più o meno impegnativi. Il più rappresentativo è senz’altro il  "Sentiero dei fiori", vero e proprio giardino botanico d’alta quota che si sviluppa lungo i versanti del monte Arera, a 2000 m di altezza. Lungo il percorso, fra ghiaioni e praterie, si possono incontrare tutte le specie significative di queste montagne.
L’elemento portante della fruizione alpinistica ed escursionistica è però il “Sentiero delle Orobie”, con un tracciato lungo oltre 85 km su 5000 m di dislivello. Dal 2007 parte di questo sentiero interessa l’evento sportivo internazionale “Orobie Skyraid World Championship” ed ogni anno il parco accoglie la Mega Sky Marathon, un percorso di 40 km su 3000 m di dislivello affiancata dal 2007 dalla  Mezza Maratona Trofeo Parco Orobie Bergamasche, su 23 km di percorrenza.

L’ambiente socio-economico
Nel territorio del parco è ancora viva la produzione casearia condotta secondo metodi tradizionali: da centinaia di anni si producono le formagelle, il Branzi (prodotto in estate nelle malghe), il Taleggio (originario dell’omonima valle) e il formai de Mut  (lavorato d’estate nelle baite e stagionato in valle), questi ultimi due con il marchio di Denominazione di Origine Protetta. La qualità di questi prodotti si deve all’ottimo latte prodotto e alla lavorazione in malga, condotta secondo la più tipica tradizione contadina, in territori non sempre facilmente accessibili. Per valorizzare la produzione casearia in quota l’Ente Parco ha in progetto la rinaturazione dei prati magri presso gli alpeggi abbandonati. Intende così contribuire al miglioramento e allo sviluppo delle attività d’alpeggio, con particolare riferimento alla produzione di formaggi di qualità secondo procedure che garantiscano una elevata biodiversità in prati e pascoli.
 

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