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Vieri: “Sono tornato per riconoscenza”

Bobo respinge le accuse di ingratitudine e spiega: "Devo tanto all'Atalanta e ai Ruggeri: si è presentata l'occasione di sdebitarsi e l'ho colta. Sto benissimo, ho voglia di segnare e divertirmi". Osti sottolinea: "Ha firmato il contratto in bianco, è la prima volta che mi capita".

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"La contestazione? Sono cose che non mi interessano, ognuno la può pensare come vuole. Non c’è problema". I problemi invece arrivano subito. Mentre Bobo Vieri spiega alla stampa i perché e i percome del suo ritorno, fuori dal centro Bortolotti un centinaio di ultras inizia a stringere d’assedio il quartier generale nerazzurro. Urla, striscioni, insulti per tutti. L’attaccante non si scompone e reagisce a modo suo, ovvero alzando le spalle.  "Sinceramente non mi aspettavo una reazione simile al mio ritorno – ha spiegato riferendosi anche ai manifesti contro di lui attaccati in tutta la Bergamasca dieci giorni fa – Quando feci gol all’Atalanta, con la Fiorentina, esultai perché era tanto che non giocavo: era pura gioia, non mi rendevo conto nemmeno a chi l’avevo fatto. Ma sono convinto di poter recuperare il rapporto coi tifosi".
Poi Vieri si sofferma sul motivo del suo ritorno, respingendo al mittente le accuse di ingratitudine. "Sono tornato perché sono affezionato a questa squadra e alla famiglia Ruggeri. Dodici anni fa il presidente mi ha lanciato nel calcio, l’anno scorso mi ha dato la possibilità di tornare a essere un calciatore. Io gli sono riconoscente e l’ho sempre detto pubblicamente. C’è stata l’occasione di tornare per sdebitarsi e io l’ho colta".
Carlo Osti,che gli siede accanto, conferma e chiarisce: "L’anno scorso abbiamo preso strade diverse, ma c’è sempre stata stima reciproca: infatti ci siamo ritrovati. Posso dire che è la prima volta che mi capita di vedere un giocatore che mi firma il contratto in bianco. I tifosi devono capire che la società lavora anche per il loro bene”. A quanto si è visto, gli ultras non hanno capito. Forse cambieranno idea a suon di gol. Vieri infatti è apparso in forma: sta già lavorando da solo a Zingonia da alcuni giorni e sembra bello tonico. Il nuovo look con la cresta da mohicano, poi, sottolinea la grinta di sempre. "Sto benissimo, non mi sentivo così da almeno cinque anni. Sono riuscito a dimostrare a me stesso, più che agli altri, che c’ero ancora, e questo è quello che conta. Quanti gol farò? Non so e non mi interessa, l’importante è giocare e stare in salute, i gol verranno. La nazionale? vediamo. Ora conta allenarsi e divertirsi". A 35 anni, la voglia non gli manca: "Andrò avanti finché continuerò a divertirmi: fare il calciatore è un bel mestiere". Poche parole sui compagni: "Conosco bene Doni perché ho già giocato con lui. Floccari invece non l’ho mai visto giocare, anche perché io non guardo mai le partite in tv…". Ultimo pensiero dedicato al numero di maglia: “Non l’ho ancora scelto, ma tengo il 32, dài: ce l’ho da dieci anni, mi porta fortuna…” Ne avrà bisogno anche stavolta.
 

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