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Lupini: ma già anni fa l’iter era in fase avanzata

L'intervento di Alberto Lupini

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Sull’argomento abbiamo ricevuto una lettera di Alberto Lupini:
“Più che condivisibile l’obiettivo di una tutela dell’Unesco per le mura. Peccato però che questo obiettivo sia sfuggito a Bergamo quando l’iter progettuale era decisamente più avanzato di quello odierno. E tutto ciò perché l’assessore Fusi e il Sindaco Bruni, all’inizio del loro mandato, presi dall’ansia giustizialista di fare terra bruciata di quanto aveva fatto la giunta Veneziani misero in un cassetto tutti i lavori avviati dalla precedente amministrazione comunale d’intesa con la Fondazione Bergamo nella storia onlus, che ne garantiva l’aspetto scientifico-culturale, per raggiungere il traguardo Unesco. Il dossier su “Bergamo città fortezza d’arte”, già in fase avanzata nell’iter della commissione Unesco, fu proprio uno dei primi fascicoli che, su incarico dell’allora consigliere delegato e vicepresidente della Fondazione Bergamo nella storia, il professor Alberto Castoldi, consegnai personalmente all’assessore Fusi pochi giorni dopo il suo insediamento. Si tratta di un progetto di cui, come direttore della Fondazione, mi ero direttamente occupato insieme al direttore scientifico Mauro Gelfi e agli allora assessori alla Cultura ed ai Lavori Pubblici. Un progetto che agli occhi nei nuovi amministratori della città sembrava però troppo legato all’eredità della precedente giunta e, così come fatto in altri casi, messo in un cassetto insieme a tutti i programmi di valorizzazione delle mura per aprirle ad una reale fruibilità, anche all’interno e non solo sui bastioni, per la cittadinanza ed i turisti.Il progetto prevedeva una tutela degli ambienti dentro e fuori le mura, compreso il recupero di spazi oggi impropriamente utilizzati da privati. Ciò spiega forse la volontà di non procedere da parte dei nuovi amministratori, salvo oggi togliere dal cassetto il “sogno” e sbandierarlo come una novità. Facendo finta di non sapere che difficilmente l’Unesco può approvare progetti di tutela che non prevedano garanzie rigide sulla gestione futura dei beni. E francamente, per citare solo l’ultimo caso, la torre-mostro che dovrebbe simulare un assedio alle mura (improbabile anche da punto di vista storico e delle attrezzature militari del tempo) non sembra proprio una scelta felice per raggiungere questo obiettivo”. 

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