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E’ rispuntato il partito del “ma il problema è un altro”

Rieccolo. E' il partito che vanta più iscritti in italia. E' quello di chi di fronte a qualcosa che non quadra replica "ma il problema è un altro". Se segnali, limitandoti a pubblicare due foto senza aggiungere alcun commento, che sul cantiere più importante aperto in questo momento non solo a Bergamo ma in tutta la Lombardia ci sono muratori che non indossano il caschetto, ecco arrivare una valanga di precisazioni, distinguo, prese di distanza.

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Rieccolo. E’ il partito che vanta più iscritti in Italia. E’ quello di chi di fronte a qualcosa che non quadra replica "ma il problema è un altro". Se segnali, limitandoti a pubblicare due foto senza aggiungere alcun commento, che sul cantiere più importante aperto in questo momento non solo a Bergamo ma in tutta la Lombardia ci sono muratori che non indossano il caschetto, ecco arrivare una valanga di precisazioni, distinguo, prese di distanza che in qualche caso sconfinano in saccenti lezioni sulla professione giornalistica o sulla conoscenza della materia antiinfortunistica. Per molti, grazie a Dio non tutti, "il problema è un altro". Perchè se cadi da venti metri il caschetto non serve a nulla, se ti arriva addosso un carico di un quintale il caschetto non serve a nulla, se ti schiaccia una macchina operatrice il caschetto non serve a nulla. Certo, come no? Anche la cintura di sicurezza se ti schianti a 200 all’ora contro un muro è assolutamente inutile.
Forse, stavolta lo diciamo noi, "il problema è un altro". Non di merito, cioè se serva o no il caschetto, ma di metodo. Lo diciamo in maniera elementare: le regole vanno rispettate. Anche se non piacciono, anche se sono fastidiose, anche se possono apparire inutili o superflue. Dice bene il segretario della Cisl Gigi Petteni: "Quella sulla sicurezza nei luoghi di lavoro è una battaglia culturale che si combatte a partire dai piccoli comportamenti individuali". Proviamo a partire da qui, non continuiamo a cercare la soluzione migliore. Il problema è questo, non un altro.  

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Commenti

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  1. Scritto da reiter

    Non si discute se, nel caso specifico, fosse obbligatorio o meno il caschetto: difficile infatti prendere colpi in testa se sopra non hai nulla; a meno che non scappi di mano una chiave a San Pietro.
    Si parla piuttosto di tutti quei casi, e sono infiniti, nei quali pur essendo necessarie, anche solo per il buon senso, delle misure di protezione questa non vengono utilizzate. E del fatto che, sovente, si chiedano più controlli ma quando poi questi ci toccano direttamente allora ci danno fastidio.

  2. Scritto da Principebianco

    No il problema non è un altro. Il problema è di chi vorrebbe eliminare le morti sul lavoro quando questo è impossibile ed in Italia (parlo di imprese regolari) si è già fatto un grade sforzo per la sicurezza. Il problema è di chi con la digitalina fotografa il capro espiatorio, cioè l’artigiano o l’operaio edile. Il problema è si culturale, ma di una civiltà positivista ed ossessivamente vocata alla vita e all’uomo-macchina che nega la dignità di sorella morte, come la chiamava San Francesco.

  3. Scritto da Casoncello

    Già, il problema è un altro: a Bergamo i giornalisti vivono in uno stato di intimidazione continua. Ma ci sono quelli che, non avendo padroni a cui rispondere, se ne sbattono e tirano diritto. Come l’estensore del pezzo. Chapeau.

  4. Scritto da francesca rampi

    Casoncello abbi pazienza ti faccio una domanda: ci volevano i giornalisti di Bergamonews per sapere che i muratori a Bergamo non indossano il caschetto??! Per favore. Questa è una NON notizia. Mettiamo la foto su un blog è improvvisamente tutti ci ricordiamo quanto sia urgente parlare di sicurezza sui cantieri, ma perchè, prima non lo sapevamo?? Abbiamo bisogno di queste foto, che tra l’altro potrebbe fare chiunque uscendo di casa, per discutere di questa cosa? Ma per favore…

  5. Scritto da rossella caprioli

    La sig.ra Rampi ha tutto l’abito mentale (quello fisico non lo conosco) della maestrina dalla penna rossa. Ci spiega, con grande sfoggio di originalità, che immagini simili se ne possono trovare ogni giorno, solo che le si vogliano cercare. Brava. Eccolo il punto. Ci si abitua a tutto. Si considera normale, scontato, banale non indossare il caschetto. Così fan tutti. Evviva.

  6. Scritto da Gualo

    Io credo che ormai siamo nel periodo dell’ipocrisia.. morti sul lavoro, morti sulle strade, omicidi, rifiuti, la casta, ecc.. ogni giorno c si sveglia e i telegiornali, i giornali, internet c bombarda con immagini più o meno spettacolari, notizie più o meno eclatanti.. con un’unico comune denominatore: la tragicità della notizia, il dramma personale di 1 o più persone.. insomma a me sembra che quando c’è un problema in italia se ne parla sempre.. ma stringi stringi la soluzione dov’è?! ..segue

  7. Scritto da Gualo

    basta notizie, vogliamo le soluzioni! il problema è questo è non altro.. tutti ne parlano, tutti si impuntano, i toni (e le multe) si alzano, ma alla fine mancano controlli e coerenza.. a partire dai politici, passando per gli impresari, arrivando al cittadino e lavoratore.

  8. Scritto da francesca rampi

    Cara Rossella, posto che la maestra della penna rossa è una figura adorabile per chi conosce il libro Cuore, leggendo bene il mio intervento precedente noterà che il mio era un appunto all’affermazione di Casoncello: da un punto di vista strettamente giornalistico -ribadisco- qs non mi sembra una gran notizia.
    Dal pdv sociale invece questo sì è un gran problema, e, come ho appunto scritto, sarebbe da affrontare indipendentemente dalle due foto scattate da Bgnews. Non si scaldi, siamo d’accordo.

  9. Scritto da reiter

    Siamo un Paese straordinario: invochiamo a gran voce la legalità. Per gli altri. Per noi, per ognuno di noi, alla bisogna vantiamo sempre una qualche deroga. La questione è certamente culturale; la stessa cultura che non fa rispettare i limiti di velocità, la coda e gli “stop”; che ci fa buttare dall’auto in strada la lattina, che non ci fa mettere il caschetto, i guanti, gli occhiali. Insomma, manchiamo di responsabilità e di coerenza – ahimè – a molti livelli. Salvo poi chiedere più controlli.

  10. Scritto da Fabio Mazzoleni

    L’intervento di Reiter è da APPLAUSI.
    Il problema E’ QUELLO! Siamo tutti pronti a lamentarci per il mancato rispetto delle regole, e siamo i primi a giustificare e giustificarci quando le leggi non vengono rispettate. Poi quando accade l’imprevedibile e ci scappa il morto, o il ferito grave, tutti di nuovo nel grande coro di chi si straccia le vesti e piange.

  11. Scritto da Principebianco

    Quanti piagnistei! Quanti moralismi! E farla finita (noi italiani) di piangerci addosso?
    Siamo indisciplinati verso noi stessi, non calziamo il caschetto? Benissimo, è sintomo di emancipazione e genialità, l’ordine esistenziale spinto ai massimi termini crea auto-castrazione. Per questo siamo celebri al mondo: sregolatezza e genialità. Il magut che non calza il caschetto? Un Michelangelo della cazzuola. Le polemiche? Tanta-tantissima autoreferianzialità sindacale.

  12. Scritto da reiter

    Non posso ovviamente se Michelangelo sia contento del paragone di Principebianco ma tant’è…Concordo con il non piangerci addosso: noi Italiani siamo i primi detrattori di noi stessi. Siamo certamente famosi per la genialità e la creatività. Cerchiamo di non esserlo anche per “l’inciviltà”. Allora sì che perderemmo la nostra unicità. La civiltà non eslcude la genialità nè la creatività. (ho risparmiato ancheun sacco di caratteri). :-)

  13. Scritto da Principebianco

    Ti ripeto, molto è stato fatto per la sicurezza, con costi alti per le ditte scaricati sui clienti, milioni di tonellate di carta annui, controlli a sorpresa che tante auto delle forze dell’ordine non le vedi nemmeno per Riina. La realtà è che ci sono circa mille morti all’anno e questa cifra rimarrà tale perchè l’uomo non è una macchina. Il resto è tutta cialtroneria per rendersi visibili nel sindacato, nella politica e nel giornalismo che qualche volta è come dire la stessa cosa.

  14. Scritto da carlo c.

    Scusate se mi intrometto, ma Principebianco è per caso il Principe del qualunquismo?

  15. Scritto da Principebianco

    Non ne farei una questione personale carlo: non mi chiedo chi tu sia e nemmeno mi interessa. Diciamo che conosco molto bene i costi, e la burocrazia che un’azienda produce per la sicurezza: era giusto, ed in questi ultimi dieci anni molto è stato fatto.
    Ora credo che dopo gli obblighi evasi bisogna tornare a parlare di redditività e posti di lavoro, problemi visto le prospettive più urgenti. Tante cose.

  16. Scritto da giò

    ma certo, in fondo siamo un popolo di artisti e poeti, improvvisatori e simpatici clown; è x questo che siamo conosciuti al mondo: pizza, spaghetti, arte, mafia, simpatia e cordialità… una scrollata di spalle e chissenefrega se si muore troppo sul lavoro, se ti insultano xè sei gay, se chi riesce non paga le tasse, se chi governa ci prende in giro, purchè nessuno metta il becco nei fatti nostri! ma sì, proprio 1belpaese, destinato a lasciare il suo segno nella storia: far ridere gli altri..

  17. Scritto da reiter

    Principe, scusami: non si tratta di azzerare il fenomeno “morte” (sul lavoro, sulla strada ecc.) perchè, giustamente, sarebbe impossibile per le molteplici variabili, prima fra tutte l’uomo e la sua natura. E’ viceversa possibile ridurre il numero, ed è a questo che si può e si deve puntare: vivere meglio, anche se non si può “vivere tutti”.

  18. Scritto da Principebianco

    Reiter in Italia secondo le ultime statistiche ci sono 3,5 morti sul lavoro ogni giorno, automoblistiche comprese, cioè con l’autista della motrice o macchina operatrice che non si avvede della vittima. Sono un nichilista? Perfetto datemi del nichilista, non mi scompongo. Secondo me abbiamo come Paese raggiunto una media realista.
    Qualcuno aspira a 2-1-0 vittime al giorno? Prego, con le chiacchere potremmo raggiungere il perfettibile, ma esula da ogni mia esperienza reale e sensibile..

  19. Scritto da reiter

    Ahimè – le statistiche stabiliscono anche il “famoso” 1 pollo a testa. La “media realista” che tu citi non è però sinonimo di una media accettabile. E, secondo me, anche considerando un certo fatalismo, la situazione si può migliorare. La questione, comunque, è se la regola (=legge) è da osservare comunque; se questa impone il caschetto, perchè non metterlo? Tanto, i costi, come hai detto tu li paghiamo noi “clienti”. E, visto che pago, ho diritto a pretendere il rispetto delle regole. no? :-)

  20. Scritto da Pol.sco.

    Ma perchè discutete? Ci hanno spiegato -in un altro tread- che il casco non è previsto obbligatoriamente in quel contesto. Quindi state parlando per nulla. Negli altri casi che si multi pesantemente l’operaio o il muratore che non indossa il casco.
    Infatti, se ti beccano senza casco in moto, sanzionano te, non il tuo datore di lavoro. E lo stesso se ti scoprono senza cinture allacciate.

  21. Scritto da Tuditanus

    Ma il problema è un altro!
    Li pagano salari, straordinari, contributi, infortuni, malattie e ferie a quei muratori lì?