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Progetto della “nuova” CarraraI dubbi dell’architetto Pizzigoni

Nei giorni scorsi è stato presentato ufficialmente il progetto di ristrutturazione e ampliamento dell'Accademia Carrara, un intervento da 5 milioni di euro che sarà finanziato dalla Fondazione Credito Bergamasco. Sull'argomento ospitiamo una lettera dell'architetto Attilio Pizzigoni con alcune riflessioni critiche utili a sviluppare un dibattito.

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 Nei giorni scorsi è stato presentato ufficialmente il progetto di ristrutturazione e ampliamento dell’Accademia Carrara, un intervento da 5 milioni di euro che sarà finanziato dalla Fondazione Credito Bergamasco. Sull’argomento ospitiamo una lettera dell’architetto Attilio Pizzigoni. 

 

Caro Direttore,

in questi giorni è apparsa la notizia di un progetto della Banca del Credito Bergamasco che la stessa banca finanzierebbe per ampliare le sale espositive della Pinacoteca dell’Accademia Carrara mediante una sala ipogea a due livelli e con una serie di collegamenti sotterranei interessanti anche la piazza antistante e i relativi giardinetti. Questa idea "parigina" a me sembra effettivamente poco attenta al valore architettonico dell’edificio neoclassico e della sua corte di ingresso che verrebbe appunto forata da una grande pozzo per far scendere la  luce agli spazi interrati. Infatti tutti possono constatare in piazza della Libertà cosa significhi camminare su griglie e sopra intercapedini quando si percorre un suolo pubblico sotto il quale siano realizzati edifici e parcheggi. L’idea appare ancor più problematica in quanto si vorrebbe integrare l’ampliamento con parcheggi, quando tutti ritengono giustamente che ambiti come quelli sarebbero piuttosto da pedonalizzare e non da caricare di un ulteriore traffico. Ma quello che mi sembra curioso è il principio per cui una Banca offra, peraltro generosamente, un’opera; ma non se la senta di garantirne la spesa complessiva, per cui potrebbe benissimo succedere che l’Amministrazione si trovi a dover completare un’opera con impegni economici imprevisti. E così l’Amministrazione si troverebbe a dover concludere un opera voluta da altri, progettata senza concorso e in barba a ogni regola della gestione delle opere pubbliche. Io ricordo che alcuni anni fa ci furono degli amici dell’Accademia che si diedero da fare per far comprare all’Amministrazione uno stabile adiacente alla Pinacoteca e alla Scuola d’Arte, e la cifra dell’acquisto e della ristrutturazione sarebbe stata di molto inferiore a quella offerta dal Credito Bergamasco. Ma allora non se ne fece nulla anche se furono appositamente interpellate Banche ed Amici. Eppure quella era un’ipotesi logica, che avrebbe sistemato anche una discontinuità patrimoniale al confine sud dell’immobile comunale. Io insomma mi chiedo: se davvero si vuole fare del mecenatismo, perchè non si cominciano a pagare le cose iniziate e lasciate a metà come gli ultimi lotti della Galleria d’Arte Moderna, o il progetto di sistemazione della Pinacoteca, che, per quanto sia stato commissionato anch’esso senza regolare concorso, costituisce già una priorità nella programmazione delle opere?

Attilio Pizzigoni

 

ps: mi piacerebbe aprire un dibattito su tale argomento, ammesso che ci sia qualcuno interessato a parlarne.

 

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