Secondo posto positivo,
per il futuro dobbiamo
puntare su Prandelli
di Luciano Passirani
Vincere o perdere una finale non è proprio la stessa cosa. Dobbiamo accettare questa sconfitta contro la squadra più forte del mondo, con un risultato che è troppo pesante e molto sfortunato per gli episodi. A patto però che non dimentichiamo come eravamo dopo Sudafrica 2010, e come si era partiti solo poche settimane fa: con la polizia a Coverciano e dopo uno 0-3 dalla Russia.
Il vero vincitore rimane uno solo, Cesare Prandelli, e qualunque cosa decida di fare in futuro, sarà sempre lui l’artefice di una nuova Nazionale. L’allenatore che è nato come tale tra le nebbie di Zingonia. Non a caso Cesare ha voluto a Kiev Mino Favini, uno speciale ringraziamento alla persona che aveva creduto in lui, un riconoscimento ai valori non solo sportivi, quelli che Prandelli ha imparato e ha sempre avuto dentro. Non è casuale rinunciare ad un ricco contratto per assistere la moglie ammalata. Come non è da tutti fare 18 chilometri di camminata dopo un impegno vittorioso, quanto stressante, per quel senso del dovere e del ringraziamento, qualunque sia il credo personale.
Tutto il contrario di quanto visto in tribuna a Kiev. C’era da farsi vedere nel momento della finale, di una possibile vittoria, così anche chi pensava di fermare il calcio, Monti, non ha rinunciato alla passerella in buona compagnia. Il tutto in apparenza senza alcun tipo di imbarazzo. E in realtà chi se ne frega del regime dittatoriale dell’Ucraina che l’Europa non vorrebbe vedere.
La Spagna si è presentata alla finale molto più fresca fisicamente rispetto a noi che sembravamo in riserva di carburante. Questa sconfitta ci deve servire solo per migliorare. La Spagna è grande ma ha un solo tipo di gioco, spesso sotto ritmo facendo possesso palla fino all’esasperazione senza mai affondare. Infatti rinuncia quasi completamente ad un attaccante di ruolo.
Prandelli ci ha mostrato un embrione di gioco diverso, meno votato al possesso palla, ma più portato ad aggredire la profondità: ora bisogna seguirlo e soprattutto aiutarlo. Vorrà garanzie per il futuro, non personali, ma di rispetto per il suo lavoro. Prandelli non ha caratteristiche di selezionatore, è un allenatore che vuole tempo da dedicare alla squadra. Se lo ricordi la Federazione, perché per continuare il lavoro si dovrà tenerne conto di questo. E soprattutto le società dovranno essere più partecipi perché i progetti non si fanno da soli.
Tutto sommato un Europeo senza grandi squilli di tromba, Spagna a parte, ho visto un immenso Pirlo a 34 anni, mentre il futuro è nella testa di Balotelli. Altro non ho colto. Lo avrà capito anche Mino Raiola, che se vuole continuare a vivere da ricco e di percentuali l’allenatore salva Balotelli è Prandelli, non di certo “Mancio” Mancini.

















































Commenti
Colla partita colla Spagna,
Abbiamo perso la finale anche
l'Italia è stata grande..il 2
Se l'Italia non avesse perso
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