Partita e processione
Quando sacro e profano
si mischiano in Coppa
di Luciano Passirani
L’Atalanta, a differenza dell’anno scorso, dimostra di credere nella Coppa Italia; un poco meno il pubblico più numeroso alla processione per la festa dell’Apparizione della Madonna in Borgo Santa Caterina: 10.000 partecipanti contro non più di 4.000 paganti allo stadio. Molti mi hanno chiesto se non era possibile evitare la concomitanza dei due eventi, il sacro e il profano tanto per intenderci, che secondo il parroco di Santa Caterina era stato nel passato gestito in maniera di non crearla.
Per parlare di calcio non c’è storia per un Padova venuto solo a difendersi. L’Atalanta gioca da Atalanta e il turno di coppa è superato già dopo la prima mezz’ora, il resto è accademia e possesso di palla dei nerazzurri che si sono presentati con un inusuale 3-4-2-1 che ha finalmente permesso di valorizzare il vero talento atalantino, quel Jack Bonaventura che tolto dalle rincorse difensive a cui è costretto in fascia e sistemato assieme a Maxi dietro Denis ha fatto la differenza e non solo per la rete, in splendida rovesciata. Peccato che Colantuono,che di solito non brilla per sensibilità (ma questo per stare in panca può anche essere un pregio), ha pensato di toglierlo dopo sessanta minuti e non vi dico l’espressione del talentino neroazzurro.
Non hanno brillato invece Schelotto e Denis. Il primo mi è sembrato distratto, quasi che l’esordio in Nazionale l’abbia di fatto convinto a sentirsi ristretto in quel di Bergamo, mentre il secondo mi è apparso ancora appesantito e lontano dal bomber a cui ci ha abituato. Allo stato attuale non c’è una alternativa a Denis, quindi dobbiamo solo sperare che si ripeta.
Penso che mai come quest’anno sarà decisivo l’approccio mentale dell’intera rosa, perché l’anno scorso oltre ai meriti di Colantuono, venne come naturale reazione alla penalizzazione di 6 punti. Non dimentichiamo che l’Atalanta parte comunque da -2, certo sta peggio il Siena a -6 e con una rosa non ancora ben definita, ma il nostro calendario iniziale pare meno abbordabile rispetto all’anno scorso dove iniziammo a Genova contro una squadra che poi finì per salvarsi all’ultima di campionato.
Domenica sera la Lazio, che per ora non ha brillato, con un allenatore nuovo con poca conoscenza del calcio italiano, potrebbe rappresentare la migliore occasione per annullare subito l’handicap, prima delle due rischiose trasferte di Cagliari e Milano, sponda rossonera. Fermo restando che trovo assurdo che i campionati partano con la campagna acquisti ancora in corso, tento un’analisi della rosa dell’Atalanta. L’Atalanta è Marino dipendente, nel bene e nel male: non mi riferisco solo al lato squisitamente tecnico perché i recenti accordi commerciali vanno in questa direzione e Bergamo guarda caso si trova ad avere in comune con il Napoli lo stesso sponsor di acque minerali.
Nella provincia di Bergamo sicuramente le numerose aziende che dispongono di sorgenti per lo stesso prodotto non erano attratte ovvero non dispongono dello stesso potere commerciale per competere. Anche questo è un pregio del nuovo direttore generale che merita attenzione per la mirata campagna acquisti, luci e qualche lato oscuro, partendo sempre da due considerazioni: il momento economico e l’aspetto meramente dei risultati, spesso non possono andare a braccetto.
E’ un discorso a cui ho già dedicato qualche pensiero: i Percassi sono intervenuti nel momento più delicato della storia dell’Atalanta. Gli sceicchi, i nuovi ricchi dell’est non fanno per noi, mentre si allontana il nuovo stadio dopo la rottura tra Cividini e il patron nerazzurro. Come ho sempre sostenuto meglio ripensare alla ristrutturazione dell’attuale.
Tornando alla rosa bergamasca, le luci a cui accennavo partono dall’avere già una difesa ampiamente collaudata e persino fin troppo numericamente completa. Con il ritorno definitivo di Stendardo, ragazzo intelligente che ha preferito le certezze bergamasche, disponiamo di tre centrali di livello. A metà campo la conferma di Cigarini - economicamente comunque pesante - ha condizionato altre scelte , perché Cazzola e Kone, ragazzo interessante, non sono la stessa cosa. Qui Marino potrebbe tenere in serbo una valida alternativa (Donati o Migliaccio ?).
Rimango fortemente perplesso per la cessione di Gabbiadini, vuoi perché il ritorno economico non è eclatante, vuoi perché oggi Parra come alternativa a Denis è tutto da valutare e non si conoscono i tempi di rientro di Marilungo. Ma anche qui Marino potrebbe all’ultimo momento stupirci.





















































Commenti
"Molti mi hanno chiesto se
Sostituire Bonaventura ,
xche' lui si deve sempre
giusto il cambio hai ragione
Son d'accordo con Passirani
Tutti i bergamaschi sono
Ormai è evidente che
Un atalantino che cita la
sacro e profano....se uno non
C'era più gente alla
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