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24 Ottobre 2014 - Ultimo aggiornamento: 14:09
Argomento: 
Le indagini
Proprio giovedì 5 luglio, quando il calciatore bergamasco avrebbe spento 26 candeline, da Pescara annunciano che sarebbero in partenza i primi due avvisi di garanzia per i soccorritori che non hanno utilizzato il defibrillatore quel 14 aprile.

Morosini, nel giorno
del 26esimo compleanno
si parla dei primi indagati

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Oggi, giovedì 5 luglio, Piermario Morosini avrebbe spento ventisei candeline. Ma il caso della sua morte continua a tenere banco, con l’autopsia ordinata dalla magistratura che pochi giorni fa ha stabilito che ad ucciderlo è stata una malattia cardiaca genetica.

Sono passati tre mesi dall’incredibile tragedia che ha sconvolto Bergamo e il calcio italiano. Quel sabato pomeriggio, quando le immagini del ragazzo morente sul campo dell’Adriatico passavano su tutti i canali e su tutti i quotidiani online, il celebre motto “the show must go on” venne accantonato per forza di cose e il mondo del pallone decise di fermarsi.

Da Pescara, intanto, rimbalzano le voci di due avvisi di garanzia pronti a partire per i quattro medici che soccorsero il centrocampista del Livorno dopo il malore.

La scorsa settimana il medico legale, Christian D’Ovidio, ha consegnato ai magistrati la relazione finale dell’autopsia e ora l’inchiesta (il pm Valentina D’Agostino indaga per omicidio colposo a carico di ignoti) sembra essere arrivata a un punto di svolta. L’attenzione degli investigatori, in particolare, si è concentrata sull’operato dei quattro medici che si sono avvicendati in campo nel disperato tentativo di rianimare il ragazzo e per questo è a due di loro, secondo indiscrezioni, che sarebbero indirizzati i due avvisi di garanzia. La Procura sta così cercando di stabilire se, nei sei minuti in cui sono stati prestati i primi soccorsi, Morosini poteva essere salvato con l'utilizzo del defibrillatore.

In mattinata anche il giornalista bergamasco Xavier Jacobelli ha voluto ricordare il calciatore originario di Monterosso: “Chiediamo di sapere con assoluta certezza cosa sia successo – ha scritto Jacobelli su Quotidiano.net - perché, se fosse vero che con l’uso del defibrillatore oggi saresti ancora con noi, chi ha sbagliato paghi. Buon compleanno, Mario. Continueremo a chiedere la verità sino a quando non ci avranno dato una risposta”.

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