Ultimo aggiornamento: 23/02/2012 - 06:41
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L'ex capitano nerazzurro torna a parlare in un'intervista: "Già nel 2000 con la Pistoiese ci fu combine. Il mio gesto "a testa alta" in realtà è un gioco nato con Comandini e non c'entra con quella vicenda. Spero che la mia storia serva da lezione agli altri".

Doni: "Ho tradito lo sport
per il bene dell'Atalanta"

L'ex capitano nerazzurro torna a parlare in un'intervista rilasciata alla Gazzetta delo Sport e ad altri gironali. Riportiamo quella tratta dalla Repubblica.

 

NOMINA l'Atalanta e si commuove. Tira la testa indietro di scatto, per trattenere le lacrime. È l'orgoglio. Poi torna a sorridere, beve un sorso di caffè, il secondo della mattina, alza la voce, e cerca di spiegarsi. È un uomo a disagio, Cristiano Doni. Perché ha capito che la sua nuova vita non prevede più un pallone tra i piedi 24 ore al giorno. E non c'è niente di peggio per un calciatore. La verità è che ha buttato via tutto. "E la cosa peggiore - dice - è che ancora non ho capito perché l'ho fatto, come è stato possibile. L'unica speranza è che almeno la mia storia serva da lezione agli altri".

Partiamo da qui. Qual è la morale della storia di Cristiano Doni? "Non so se ce ne è una. Magari ce ne sono molte. Io spero solo che gli altri calciatori vedano quello che mi è successo e capiscano. Non siano tanto imbecilli e facciano quello che in queste ore sta facendo Masiello. È stato molto coraggioso e, diversamente da me, ha avuto l'intelligenza di denunciare tutto per tempo. Spezzare quell'omertà che sta devastando il calcio".

Se lei allora si fosse comportato come Masiello fa oggi, cosa avrebbe denunciato? "Avrei denunciato le mie colpe che sono, ci tengo a dirlo, relative a due soli episodi: Ascoli-Atalanta e Atalanta- Piacenza".

La partita del portiere Cassano che le dice dove tirare il rigore. Come andò? "La settimana prima giocavamo contro l'Ascoli e alla vigilia mi dissero che la gara era truccata. Io dissi ok, bene, volevo andare in A, era perfetto. Poi invece in campo mi accorsi che non era vero e infatti pareggiammo (ma mi rendo conto che il risultato, non cambia le cose). La settimana dopo c'era il Piacenza, e mi dissero nuovamente che la partita era truccata. Io non ci credevo, poi invece in campo mi accorsi che era vero. Tanto che Cassano al momento di calciare il rigore mi disse "tira centrale che io mi tuffo". Lui nega. "Andò esattamente così. Tanto che io vissi anche alcuni momenti di panico, perché non sapevo che anche lui era d'accordo e ogni tanto capita che i portieri avversari cerchino di imbrogliarti... Così quando andai a battere ero davvero incerto se dargli retta o no".

A proposito di omertà. Raccontiamo una volta per tutte la verità su Atalanta-Pistoiese del 2000? Giacomo Randazzo, ex dirigente dell'Atalanta, racconta che quella partita fu una combine: un accordo nato per scherzo al ristorante durante una cena (oltre a Doni, erano presenti tra gli altri l'attuale allenatore del Milan Allegri, Siviglia e Zauri) e poi davvero attuato in campo. Lei cosa dice? "Che sì, è così non posso continuare a dire diversamente. È un episodio lontano nel tempo, ma se qualcuno mi vorrà chiedere spiegazioni gliene darò. Ci indagarono poi ci assolsero, molti ancora oggi credono che la mia esultanza "a testa alta" sia nata da quell'episodio. Invece no: era il frutto di uno scherzo con Comandini, un gioco che si faceva da ragazzini quando uno alzava la testa e diceva "ritiro" dopo aver insultato qualcun altro".

Le sue responsabilità finiscono qui? O ci sono altri episodi? "Ho commesso due errori, gravi, ma solo questi due errori". Circolano voci diverse, dicono persino che lei avrebbe fatto retrocedere apposta l'Atalanta per favorire il suo "amico" Percassi nell'acquisto della società. "È una bestemmia. Io per la maglia dell'Atalanta ho dato il sangue. E anche gli errori che ho commesso li ho commessi perché volevo riportare l'Atalanta in A. Per me era un'ossessione. Avrei fatto qualsiasi cosa. Anzi, ho fatto qualsiasi cosa. Ho tradito lo sport".

Quanti sono i calciatori che "tradiscono lo sport"? "Molti, troppi. In B più che in A perché a parte 3 o 4 club, gli altri pagano poco, anche 20mila euro l'anno. E così i calciatori sono più corruttibili. Però in generale sono molti, sì, è un problema culturale". Suona tanto come una scusa. Può spiegarlo questo "problema culturale"? "Da noi c'è l'abitudine di non infierire sull'avversario, di non mandare in B un collega in pericolo se non c'è un motivo di classifica, di mettersi d'accordo. In Spagna ad esempio non è così. Da noi invece capita che in campo ti chiedano il risultato, è capitato anche a me sia di chiedere sia di avere avuto richieste. E su queste abitudini da quando hanno legalizzato le scommesse "campano" tutti: gli ingenui, gli amici, i balordi, i mafiosi. E il problema assume altre proporzioni. Ma il punto di partenza è un difetto culturale che non riguarda solo i calciatori, ma anche gli altri protagonisti, gli arbitri che vedono tutto e non fanno nulla, il quarto uomo, gli osservatori della Figc, i giornalisti... Perché non è mai successo nulla tutte le volte che un giocatore è stato inseguito negli spogliatoi dagli avversari dopo un risultato "inatteso"?

È un difetto culturale anche non capire che tradire lo sport e tradire l'Atlanta è la stessa cosa. "Lo so. Ma sarei un'ipocrita a dirle che non considero un'attenuante aver sbagliato pensando di favorire la mia squadra". Ecco, infatti, non è un'attenuante. "E io sono pentito di quello che ho fatto. Anche perché sono finito in carcere. E il carcere aiuta molto a capire i propri errori".

Un campione in carcere. Che effetto fa? "Orrendo. Sono venuti a prendermi all'alba. A proposito non è vero che sono scappato. Non è vero che pensavo fossero i ladri. Tutte minchiate. Pensavo fosse una semplice perquisizione. Poi invece mi hanno detto che mi portavano in questura a Bergamo in stato di fermo. E di lì sono andato in carcere, a Cremona. Per strada continuavo a pensare a mia figlia a scuola, era sempre stata orgogliosa di suo papà, il Capitano". Di nuovo, tira indietro la testa. Poi riprende: "Quando si sono chiusi i cancelli alle mie spalle ho ripensato a tutti i film che avevo visto sul carcere e ho detto tra me e me che "dal vero" era molto peggio. Il carcere era davvero affollato, come dicono in tv, anche se io ho avuto la fortuna di avere una cella singola. Ho preso alla biblioteca Esco a fare due passi, il libro di Fabio Volo e ho cominciato a leggerlo. Ma mi distraevo. Di notte faceva freddo. E io non dormivo. Non dormivo neanche di giorno. Non dormivo mai. Pensavo alla cazzata che avevo fatto. A come era potuto succedere, a mia figlia, a mia moglie, all'Atalanta e non vedevo l'ora di andare dal giudice a raccontare tutto. E da questo punto di vista devo ammettere che sono stati tutti bravi... Il poliziotto che mi ha arrestato, il giudice Guido Salvini, il pm Roberto di Martino, il mio avvocato Salvatore Pino, tutti mi sono stati vicini, sono stati comprensivi e mi hanno permesso di cominciare un percorso che non so dove mi porterà. Ma che dovevo cominciare. E che spero che comincino per tempo tutti i miei colleghi. Mi piacerebbe davvero se finisse l'omertà nel calcio, se quello che è successo a me fosse un punto di svolta per tutti".

Cosa farà Doni da oggi in poi? "Non ne ho idea. Prima volevo fare il dirigente dell'Atalanta. Oggi mi accontenterei di riuscire a vivere in pace nella mia città, Bergamo".

Commenti

aurelio:
SIG. DONI.... come calciatore LEI MI E SEMPRE piaciuto.....ma come PERSONA dopo questa vicenda assurda dove è coinvolto e dopo il comportamento tenuto x mesi dichiarandosi estraneo in questa situazione veramente imbarazzante x non dire altro....MI viene spontaneo CONSIDERARLA UN UOMO DELUDENTE E SUPERFICIALE...E Personalmente credo che abbozzare parole fuori luogo x difendersi dimostra che è una piccola persona.....UN SUGGERIMENTO da parte MIA.....IL MIGLIOR TACER NON FU MAI SCRITTO..GRAZIE...SEMPRE Forza-DEA

silvio:
Io lo perdono ,non l'ho idolatrato prima e non lo odio adesso.Sicuramente ha sbagliato ed è giusto che paghi.Per me c'è l'ATALANTA unico simbolo di aggregazione di una città!Sono contento dopo una vittoria e amareggiato dopo una sconfitta ma tutto finisce dopo i tre fischi dell'albitro.Ricordiamoci una cosa che ci distingue da tutte le squadre d'Italia, noi non andiamo allo stadio ma "andiamo all'ATALANTA" e questo vuol dire senso di appartenenza. Mi sbaglierò ma io la penso cosi.

Geppo:
Doni vergognati. Il bergamasco vuole vincere sul campo non con i trucchetti cui tu sei abituato. Sei cittadino onorario della città ma non hai capito chi sono i bergamaschi. Non prenderci più in giro. Rimani nel tuo dorato oblio. ORA BASTA

verita':
Ma chi vuol prendere in giro?''Ho fatto tutto per il bene dell'Atalanta'',ma ci crede cosi' fessi?Ha fatto tutto per il bene del suo portafoglio.Se ne vada da Bergamo,cosi' non correremo il rischio di incontrarla,aveva danaro,gloria,rispetto,ammirazione,bruciato tuttoper la sua avidita'.

FF:
La prego Sig. Doni faccia in modo che dalla sua bocca sporca non esca più la parola Atalanta e tanto meno Bergamo

nino cortesi:
Il figliol prodigo all'incontrario. Per un piatto di lenticchie ha buttato via tutto. Anche un bambino capirebbe che la sciocchezza è stata tanto assurda. Sulla bilancia ci sta l'errore grave da una parte, dall'altra ci sta la splendida carriera calcistica che resta lì integra. Scusati umilmente, fai anche un'opera di bene (non alla Chiesa che ne ha già tanti) e cammina sereno a Bergamo dove c'è tantissima gente che ti vuole ancora bene e che ti vedrebbe in giro molto volentieri. Forza Cristiano! E sempre l'Atalanta nel cuore.

uno qualunque:
Che paghi quello che deve pagare, le chiacchere avanzano. Se vuole qualche sconto che tiri fuori quello che deve dire e scoperchi il resto di questa cloaca. Prove, fatti e riscontri. Altro che parlare di una partita di 12 anni fa... E se vuole fare un favore all'Atalanta la pianti di dire che lo faceva per noi! Non mi interessa perche' lo facesse, ma di certo non lo faceva per me!

luciano60:
per essere creduto da quello che dice,deve fare come S. francesco...comodo pentirsi e stare ancora nell'agiatezza,risarcire tutto e tutti, forse alla fine avrai qualche sconto di pena divino. altro che mano sotto il mento, adesso mano al portafoglio

Piero:
...per il bene dell'Atalanta ma soprattutto per il bene del suo portafoglio, ricordiamo anche i precedenti!!!,

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