La tragedia - Alice dal Brollo, 21 anni, di Cerete, è morta all'Aquila a causa del terremoto. Era lì per studiare e avrebbe dovuto tornare a casa l'8 aprile. Il suo corpo ha protetto e salvato quello di un'amica. La sera di domenica un sms al fidanzatino: "Troppe scosse di terremoto, pronta a scappare".
"Trema tutto, ho paura" Le ultime parole di Alice
Tra tante passioni, ad esempio per la danza o per l’equitazione, Alice Dal Brollo, 21 anni, aveva deciso di coltivare quella più difficile, in apparenza più complicata e più lontana dalle preferenze di una giovanissima studentessa che si avvicina all’università: aveva deciso di iscriversi senza alcun dubbio a Scienze delle Investigazioni all’Università dell’Aquila.
Una scelta che le era costata il sacrificio di stare lontana centinaia di chilometri da Cerete, dove negli ultimi due anni era tornata solo ogni tanto e solo per le principali festività. Avrebbe dovuto tornare domani, mercoledì 8 aprile, nell'abitazione di via Moscheni 50. Ma è morta sotto le macerie a causa del terremoto, nella sua casa dell’Aquila, nella notte tra domenica e lunedì. Il suo corpo, colpito da una trave crollata all’improvviso, ha protetto quello di una collega studentessa, che i soccorritori sono poi riusciti a salvare.
La mattina di lunedì i suoi genitori, Pasqua Epis e Paolo Dal Brollo, hanno guardato increduli le immagini del terremoto che arrivavano dall’Abruzzo. Sono saliti in auto e partiti, insieme allo zio Gino Epis, nella speranza di riabbracciare Alice, che però non rispondeva a ripetizione al cellulare. Non sapevano quel che era accaduto fin dalla sera prima. Domenica sera Alice e le tre colleghe universitarie con cui condivideva un appartamento, hanno avvertito più volte le prime scosse di terremoto. Lei, la ragazza di Cerete conosciuta da tutti in paese, ha mandato un sms al fidanzatino, anche lui del paese: “Trema tutto. Vado a letto ma non riuscirò a dormire. Terrò le scarpe vicino al letto e uno zaino pieno di cose che mi potrebbero servire. Dormirò con una felpa, per essere pronta a scappare…”.
Nella notte è arrivato il terremoto vero e proprio, quello che ha fatto tremare la casa, ha distrutto le travi portanti e si è portato via tutto. Una di quelle travi è arrivata addosso ad Alice, che si era alzata per scappare, insieme alle sue amiche. Così, con un colpo violento, il terremoto se l’è portata via. I soccorritori, alle prime luci dell’alba, l’hanno trovata schiacciata sotto quella trave e sotto il suo corpo hanno trovato una sua collega, ancora in vita, che è stata rianimata. Alice è morta.
Pasqua Epis e il marito sono arrivati nel primo pomeriggio all’Aquila e hanno raggiunto la casa dove viveva la figlia. Una casa che non c’era più, rasa completamente al suolo. Nei paraggi c’era un amico di Alice, al quale hanno chiesto informazioni, ma che non è riuscito a proferire parole e ha solo accompagnato i genitori ad un vicino centro di soccorso. Lì è arrivata la notizia peggiore, prima del triste rito del riconoscimento.
Alice era figlia unica. Era legatissima anche ai suoi nonni Cesare Epis e Silvia Faccanoni, che nel pomeriggio del 7 aprile hanno evitato di parlare con i giornalisti. “La splendida Alice aveva trovato davvero il suo mondo – racconta una zia di Lovere in lacrime, che fa visita ai nonni a Cerete -. Aveva voluto con forza iscriversi a Scienze delle Investigazioni, e aveva voluto continuare nonostante il primo anno fosse finita in un’abitazione dove non si trovava bene. In questo secondo anno di università, invece, si era sistemata con altre tre colleghe, ed era davvero contenta. Era tornata a Cerete poche volte, oltre a Natale e a Carnevale, l’ultima volta. Ma quando tornava era piena di vita, verso i nonni, i parenti, gli amici. Domani sarebbe tornata a casa, tutti l’avrebbero riabbracciata. Ci hanno spiegato che il suo corpo ha protetto quello di un'amica. E' stato il destino...”. E attorno alla villetta gialla di via Moscheni, a Cerete, resta solo il silenzio.
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