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Venerdi 30 Luglio 2010 - Ultima modifica: 01:08
Il caso - La decisione del governo di riaprire le centrali nucleari riporta alla ribalta la miniera di uranio di Novazza, minuscola frazione di Valgoglio: persino una troupe della Rai si è inerpicata fino in Alta Val Seriana. La comunità montana: "Non siamo contrari a priori allo sfruttamento del giacimento". Ma i Verdi tuonano: "Sarebbe criminale compromettere lo sviluppo turistico della zona".
Il nucleare torna di moda, rispunta l'uranio di Novazza
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La decisione del governo di riaprire le centrali nucleari ha riacceso i fari dell'attenzione mediatica sulla miniera di uranio di Novazza, minuscola frazione di Valgoglio. Sui monti dell'alta valle Seriana si è inerpicata persino una troupe della Rai, a caccia di pareri pro o contro il nucleare. Due anni fa la Regione disse no agli australiani della Metex, che avevano avuto la bella pensata di sfruttare l'uranio bergamasco. In tutto 1500 tonnellate e rotte, scoperte alla fine degli anni Cinquanta e lasciate al loro posto dall'Eni, che nel 1983, dopo l'addio al nucleare, chiuse a chiave la miniera.
Adesso però il vento potrebbe cambiare: nulla infatti vieta al Pirellone di dire sì a nuove richieste, magari provenienti da società italiane. La corsa all'uranio insomma potrebbe ripartire, con prevedibile levata di scudi di residenti e ambientalisti. Marcello Saponaro, consigliere regionale dei Verdi, mette le mani avanti: "La Valle Seriana non si tocca. Sarebbe demenziale e criminale comprometterne lo sviluppo turistico per sfruttare un giacimento così piccolo - taglia corto Saponaro - Del resto anche la scelta di puntare sul cosiddetto nucleare è propaganda pura: sarebbe troppo costoso. Quello di quarta invece non esiste ancora, dunque meglio lasciar perdere..."
Più possibilista Lucio Fiorina, presidente della comunità montana: "La nostra posizione è la stessa degli anni '70: non siamo contrari a priori allo sfruttamento del giacimento, anche perché c'è in ballo un interesse nazionale. Ma c'è il problema del vincolo idrogeologico: ciò significa che serve un progetto che definisca in maniera precisa le modalità dell'intervento, questo è un territorio dagli equilibri delicati. Non c'è insomma un no pregiudiziale da parte nostra, se ci sarà una proposta andrà valutata in maniera approfondita".
Sarà dura però convincere i valligiani, che due anni fa si ribellarono al ritmo dello slogan "L'unica torta gialla che vogliamo è la polenta", con riferimento al colore della yellow cake (nella foto sopra), la polvere che si ottiene dalla lavorazione del prezioso minerale.

Giovedi 5 Marzo 2009
M.B.
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