Ultimo aggiornamento: 21/05/2012 - 12:01
Argomento: 
L'intervento
L'ex consigliere comunale dei Verdi ripercorre in modo pacato e con taglio storico la lunga vita politica di Mirko Tremaglia e i suoi rapporti con i principali personaggi della destra italiana.

Vertova ricorda il passato
fascista di Tremaglia

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Pubblichiamo un intervento dell’ex consigliere dei Verdi Pietro Vertova sulla figura di Mirko Tremaglia, scomparso il 30 dicembre. Vertova, che fin dal primo consiglio comunale rivendicò l’antifascismo come valore fondante, ricorda il passato fascista del decano dei parlamentari italiani, nonché padre politico dell’attuale sindaco di Bergamo Franco Tentorio.

 

Nato nel 1926, Mirko Tremaglia aderì a 17 anni alla Repubblica Sociale Italiana diventando ufficiale repubblichino. “Ci presentammo subito volontari io e i miei due fratelli” – raccontò Tremaglia in un'intervista a Il Giornale – “Volevamo difendere l’Italia, combattere. Ci animavano degli ideali. I ragazzi di Salò hanno rappresentato una parte viva ed eccezionale della gioventù italiana”.*

La Repubblica di Salò, è bene ricordarlo, fu uno Stato fondato da Mussolini il 23 settembre 1943 per espressa volontà di Hitler dopo che il Regno d’Italia aveva firmato l’armistizio con gli Alleati. Dell’esperienza di questo Stato “fantoccio” (“fantoccio” fu un termine usato dallo stesso Mussolini in un promemoria dell’8 ottobre 1943 sui rapporti italo-tedeschi) vale ricordare la guerra ai partigiani e alla popolazione civile sospettata di sostenerli (gli eccidi di Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema furono guidati dai repubblichini) e la collaborazione al progetto nazista di stermino degli ebrei. La creazione della Repubblica Sociale Italiana sotto diretta tutela della Germania significò infatti il vero e proprio inizio della "caccia all'ebreo" anche in territorio italiano, cui contribuirono attivamente reparti e bande armate della RSI. Il 30 novembre 1943 fu emanato dal Ministro degli Interni Buffarini-Guidi l'Ordine di polizia n°5 che ordinava ai capi delle province di arrestare gli ebrei di ogni nazionalità e di internarli in campi di concentramento provinciali in attesa che ne venissero approntati di “speciali appositamente attrezzati”.

Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale Mirko Tremaglia divenne un esponente di punta del Movimento Sociale Italiano, partito fondato da reduci del Partito Fascista e della Repubblica di Salò. Dirigente e parlamentare dal 1972 fino a ieri, Tremaglia è stato tra i più stretti collaboratori di Giorgio Almirante (storico segretario dell'MSI tra il 1969 e il 1987). Giorgio Almirante, è bene ricordarlo, fu un importante esponente del Partito Fascista italiano. Nel 1938 era tra i firmatari del Manifesto della razza, poi capo redattore della rivista La difesa della razza. Così scrive nel 1938: “Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un’imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza […] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera”.** Dopo l’8 settembre 1943 Almirante divenne Capo di Gabinetto del Ministro della Cultura Popolare della RSI. Quindi, in piena guerra civile, divenne tenente nelle brigate nere, partecipando alla guerra contro i partigiani in particolare in Val d’Ossola. Nel dopoguerra assunse posizioni politiche particolarmente “eterodosse”, come quando dimostrò solidarietà e vicinanza a Pinochet dopo il golpe cileno.

Negli ultimi anni Tremaglia segue ovunque Gianfranco Fini, prima in Alleanza Nazionale dopo la cosiddetta “svolta” di Fiuggi, quindi in Futuro e Libertà. Tremaglia muore il 30 dicembre 2011, non prima di aver fieramente votato contro il Governo Berlusconi. Per l'attuale Ministro degli Esteri Terzi "se ne va un padre". Per il Sindaco di Bergamo Tentorio il defunto Mirko Tremaglia è stato il "maestro politico" (così lo definì in un'intervista a Bergamonews dopo l'elezione a Sindaco)***.

 

Pietro Vertova

 

Note

*“Ecco perché l’antifascismo non è un valore”, Il Giornale, 23 settembre 2008.

** Giorgio Almirante, “Né con 98 né con 998”, 1938, La difesa della razza, I, n. 6, pp. 47-48.

*** “Tentorio: con me ha vinto anche Mirko Tremaglia. La Russa ci manderà i soldati”, Bergamonews, 8 giugno 2009.

Commenti

Xaver:
Evidentemente in Italia non si può essere avversari o nemici politici senza approfittare della morte del nemico (perché tale Vertrova considera Tremaglia) per maramaldeggiare sul suo cadavere. Ridurre l'intero percorso di vita di Tremaglia e dei tanti che aderirono alla RSI al percorso di un opportunista che continuò a combattere contro gli Alleati unicamente per aderire al progetto sterminazionista nazista, è operazione fuorviante e menzognera. Così come ricordare, dell'intera vita politica di Almirante, unicamente le scelleratezze, peraltro in seguito più volte dallo stesso ripudiate, scritte sulla "Difesa della Razza". E’ curioso che Tremaglia venga tuttora crocifisso per le scelte che operò da giovanissimo in un contesto totalmente diverso da quello attuale mentre di altri personaggi, passati dalla camicia nera alla bandiera rossa nel giro di una notte, non si sa se per opportunismo o per buona fede, il sig.Vertrova-Maramaldo non abbia nulla da dire. Ma lo sa il sior. Vertrova cha un campione della sinistra italiana, recentemente scomparso, il giornalista Giorgio Bocca, era un fascista filo nazista ai tempi in cui Tremeglia andava ancora al ginnasio? Lo sa il sior Vertrova che Bocca fu uno dei firmatari del "manifesto della razza" e andò confermando le proprie convinzioni antisemite con un vergognoso articolo a sua firma (il cui titolo, “i protocolli dei Savi anziani di Sion – documenti dell’odio giudaico” è tutto un programma), pubblicato il 4 agosto 1942 sulla “Provincia Grande”- Foglio d’ordini settimanale dei Fasci di Combattimento, in cui si rendeva propagatore del peggior antisemitismo proprio mentre la Germania nazista aveva iniziato la sua politica di sterminio?? é bene riportare qui un passaggio di quell'articolo a firma di Bocca: “Sono i "Protocolli dei Savi di Sion" un documento dell'internazionale ebraica contenente i piani attraverso a cui il popolo Ebreo intende giungere al dominio del mondo. La logica costruzione del testo trae ragione e causa da un esame critico e profondo della realtà del mondo e della natura umana. Non vi sono perciò ragionamenti aprioristici ed astratti, ma solo studio, critica, deduzione e, come ultimo risultato, la proposizione. Il povero "gojm" o "gentile" così il testo chiama i non Ebrei, leggendo quei "Protocolli" rimane al tempo stesso stupito ed atterrito. Anche se è in grado di sceverare da ciò che ha effettivo valore tutto quello che può essere enfasi ieratica o presunzione propria di chi si crede prediletto da Dio, il lettore ariano rimane impressionato dinanzi ad un opera così macchinosa e gigantesca, così ammalata di criminalità con tanta tenacia e spaventosa perseveranza condotta attraverso ai secoli da esseri che si sono sempre tenuti nell'ombra ed al riparo di propizi paraventi. Il testo, dopo aver enunciato il principio che diritto è uguale a forza, descrive i mezzi ed indica i risultati a cui il popolo Ebreo è già arrivato e quali mete dovrà ancora raggiungere per possedere il monopolio della forza, cioè del diritto, cioè del dominio del mondo. In questo intento il popolo eletto, sparsosi per volontà di Dio in tutte le parti del mondo, ha lottato e lavorato per allontanare i "gentili" sempre più da una visione realistica della vita, per gettarli in braccia all'utopia, per indebolire la forza dei loro governi e per carpire nel frattempo le loro sostanze per mezzo della speculazione. Lungo tempo è durata la preparazione consistente nella formazione di un reticolo capillare, unito negli intenti e potente nella finanza; quindi ha avuto inizio l'opera di dissolvimento. I primi ostacoli da abbattere erano le due forze dell'aristocrazia e del clero. Gli ebrei preparano la rivoluzione francese; l'aristocrazia cade nelle loro mani per mezzo del denaro, il clero viene combattuto e discreditato per mezzo della critica e della stampa. Il malgoverno da essi prodotto stanca e disgusta il popolo. Gli ebrei lanciano allora il grido: Libertà, eguaglianza, fratellanza". La massa illusa e piena di speranza abbatte le solide istituzioni e prepara il campo a quelle forme di governo liberali e democratiche in cui gli Ebrei, padroni dell'oro, divengono i dominatori. Dice il testo: "Abbiamo trasformato i loro governi in arene dove si combattono le guerre di partito" e più oltre "l'abuso di potere da parte dei singoli farà crollare tutte le istituzioni". Un gran passo è già stato fatto, ma altre forze sono ancora da abbattere: la famiglia e la religione. Menti ebraiche preparano allora e confezionano per i veramente ingenui "gentili" un'altra più affascinante utopia: il collettivismo. Cervelli ebraici dirigono la rivoluzione bolscevica, banchieri ebraici la finanziano. Dice il testo: "Lasceremo che cavalchino il corsiero delle vane speranze di poter distruggere l'individualità umana". Quando non esisteranno più nerbi di forza che si possano opporre, quando i popoli saranno esasperati dal fallimento di queste teorie e delle forme di governo che ne sono la conseguenza, allora, con la forza del denaro, gli ebrei imporranno la loro autocrazia, solida, forte e decisa, unita nella persona del monarca del sangue di Davide, imperniata sulla divisione gerarchica delle caste. Non tutti i "gentili" - per sfortuna degli ebrei - sono stati però degli "ingenui" o "zucche vuote" come essi amano chiamarli. Anche essi, o almeno una parte di essi ha saputo guardare il viso non amabile forse, ma pur tuttavia immutabile, della realtà. Un colpo tremendo deve aver subito il cuore ebreo nel vedere sorgere un movimento, quale quello fascista che denunciava la inconsistenza pratica della parola libertà nel campo politico dove gli uomini sono in tal modo costrutti da trasformare la libertà loro accordata in anarchia. Una rabbia immensa deve aver riempito il cuore degli anziani di Sion, nel sentire dei non ebrei dire che il Comunismo è un utopia irraggiungibile e che le sue applicazioni pratiche sono costruzioni meccaniche e crudeli dove milioni di schiavi lavorano per una minoranza di dirigenti (ebrei). L'odio di chi vede svelati i suoi piani è enorme, l'odio di chi vede rovinati i propri piani è tremendo. Questo odio degli ebrei contro il Fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista può sorridere l'idea di dovere in un tempo non lontano essere lo schiavo degli ebrei? E' certo una buona arma di propaganda presentare gli ebrei come un popolo di esseri ripugnanti o di avari strozzini, ma alle persone intelligenti è sufficiente presentarli come un popolo intelligente, astuto, tenace, deciso a giungere, con qualunque mezzo, al dominio del mondo. Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell'Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù.” . Bene, immagino che il sior Vertrova consideri Bocca un grande giornalista e un patriota malgrado i suoi trascorsi fascisti e razzisti, peraltro messi nel dimenticatoio e mai pienamente riconosciuti dal diretto interessato né dai suoi estimatori. Se a Bocca è stato consentito sbagliare in quella tragica stagione politica, se gli è stato concesso di cambiare casacca, pur non facendo mai pubblica ammenda di quanto sostenuto prima del 1943, non vedo perché gli errori giovanili di Tremaglia, che peraltro non mi risulta abbia mai fatto sfoggio di antisemitismo, debbano rimanergli impressi addosso fin dopo la morte. Si può lecitamente criticare l'opera politica di Tremaglia senza per questo ricorrere a mezzucci meschini ed equazioni del tipo Tremaglia volontario della RSI = nazista = sostenitore dei lager ; Tremagria missino = accolito di Almirante giornalista della "Difesa della Razza" = antisemita. E' un'operazione ributtante e mistificatoria come quella di chi oggi volesse ricostruire l'immagine di Bocca e di Scalfari come fascisti antisemiti per ciò che hanno detto e scritto prima del 1943. L'8 settembre fu una data tragica che indusse alcuni a combattere contro l'invasore tedesco, ed altri, altrettanto in buona fede, a continuare a combattere contro gli alleati, che allora risultavano a molti altrettanto invasori, tanto più che dalle fortezze volanti non gettavano certo fiorellini sulle città italiane. Poi ci furono anche i tagliagole, i torturatori, i deportatori. Questi ultimi esclusivamente in campo nazi-fascista, i primi anche in campo partigiano. Ma non mi risulta che la scelta di Tremaglia, come quella dei più che aderirono a Salò, fosse dettata dal desiderio di tagliar gole, torturare o deportare. Fino a prova del contrario fu dettata dal desiderio di continuare a combattere contro gli anglo-americani, percepiti, e come dargli torto in quel contesto, come nemici. Una scelta perdente, ma altrettanto rispettabile rispetto a quella, senz'altro dimostratasi poi giusta e lungimirante di chi imbracciò le armi contro i tedeschi. Non dimentichiamoci che alcuni di quelli che combatterono i nazifascisti lo fecero per darci indipendenza e democrazia, altri per darci la dittatura del proletariato oltre che per liberarci dai nazifascisti. Comunque tutti coloro che nei due (o tre) campi combatterono senza macchiarsi di delitti vanno ricordati con rispetto anche se oggi siamo tutti ben contenti, dalla nostra comoda posizione di uomini del 2012, che ebbe la meglio lo schieramento opposto a quello in cui militava Tremaglia, pur con tutti gli errori ed orrori che anche in quello schieramento furono commessi.

Tino:
Da studente al San Marco ho conosciuto Mirko Tremaglia durante gli scioperi studenteschi per Trieste Libera erano gli anni 60 fu in quei frangenti che mi iscrissi alla Giovane Italia ed o avuto modo di conoscere molto bene Mirko e il figlio Marzio. Non so chi sia questo sig. Vertova ma resta il fatto che ha perso un'occasione per starsene zitto! "La storia la si studia non la si interpreta". Quella di soldato uomo politico di Mirko Tremaglia sono solo una macchia di un pelle di leopardo che racchiude la storia di un popolo di una Nazione ala ricerca ed affermazione delal propria identità nazionale. Sicuramente da una città che ha in sè soggetti che se la prendono con un Biplano che era esposto al Museo della resistenza perchè appartiene alla serie BALILLA c'è ben poco da aspettarsi in termini di coerenza e verità storica. .

sergio:
Praticamente, quando si cerca di ricostruire la storia e riconoscere i suoi meriti e gli errori, anche personali, ecco i duri e puri dell'errante, a spada tratta, per difendere l'indifendibile. Inutile quanto tendenzioso contrapporre il comunismo al fascismo, in quanto entrambi gli ideologismi sono liberamente passati da noi tutti al setaccio (meno male) e la gente non è più oggi obbligata a scegliere né l'uno né l'altro, poiché la nostra Democrazia, costruita grazie anche ai COMUNISTI ITALIANI che l'hanno strappata ai FASCISTI ITALIANI è piena garanzia di libertà e di scelta democratica. Certo, Tremaglia ha remato contro la libertà democratica. E se è stato in errore, perdoniamolo, seppur non l'abbia mai riconosciuto. Ma perché allora non sottolinearlo, da NOI DEMOCRATICI, senza contrapporre altre antiche ideologie per difendere oggi l'indifendibile? Condanniamo tutti i regimi, se siamo veramente democratici, sia comunisti sia fascisti, ma se siete ancora di destra fascista, contro le libertà costituzionali, allora per favore ditelo, senza pretesti di eventuale aggressione comunista: sarete un po meno ipocriti e forse un pochino più realisti e credibili.

brixon:
Signori di Bergamo News ma che bisogno c'era di pubblicare questo ridicolo e astioso "intervento" del sig. Vertova? Chi è?

Gennaro:
non mi pare che l'analisi abbia un taglio storico e sia pacata. Sembra un manifesto propagandistico (mal riuscito) pieno di inesattezze e pregiudizi. Come si può liquidare le vicende della destra politica del dopoguerra con delle semplici battute. Come si può giudicare gli uomini e la loro morale in modo a dir poco semplicistico. Non si può liquidare con poche battute cinquant'anni di lotta politica degli esponenti della destra italiana, che oggi trovano la loro casa nel PdL. Sui contenuti della nota, invito l'ex consigliere di informarsi meglio, magari leggendo qualche libro sulla RSI magari del grande storico De Felice, e ripassando le cronache politiche dei Quotidiani del dopoguerra. Si chieda inoltre perché ai funerali di Giorgio Almirante era presente anche una delegazione politica del PCI? Sono consigliere comunale di Rimini, e sono orgoglioso di aver militato nella destra prima missina e poi di AN. Ti saluto MIRKO TREMAGLIA, e spero che lassù potrà trovare l'abbraccio di tuo figlio.

Bergamasco:
Sig. Oskar ha letto l'articolo o solo il titolo? Perchè io leggo chiaramente del voto contrario a Berlusconi e sinceramente non capisco perchè analizzando il passato di un uomo si debba parlare di episodi che non lo riguardano come la deportazione degli ebrei in Russia. Al sig. Chinelli oltre a questo pensiero aggiungo che l'articolo non parla solo del passato da 17enne ma della sua intera carriera politica, 50-60 anni passati tra le file dei neofascisti non mi sembrano irrilevanti nella vita di un uomo morto a 85 anni. Ma come sempre se uno muore dev'essere sempre considerato un Santo vero? Distinti saluti.

Stefano:
sig. Bergamasco, non c'è da santificare nessuno, assolutamente. Mi può spiegare cosa sono i neofascisti? O uno è fascista, perché con ideali ed età ha vissuto l'epoca, o al massimo uno è missino. Mi fa piacere come la carriera politica di Tremaglia sia proprio dettagliata nell'articolo del sig. Vertova, peccato che quell'articolo l'abbia ricevuto solo lei! Non santificare, ma rispettare le persone!

juta:
Però, ragionando come il Sig. Vertova, si dovrebbe rinfacciare all'attuale Capo dello Stato l'aver spalleggiato la sanguinosa repressione ungherese del 1956, o il fatto che Aldo Moro avesse vinto i Littoriali della Cultura, ovvero che il buon Bocca avesse un passato giornalistico non proprio degno di un eroe partigiano, apologetico del razzismo antiebraico o, più recentemente, antimeridionale. Il fatto è che si è sempre tutti buoni a "fare la voce fuori del coro", meno nobile è invece insultare la memoria di un uomo che pur non rinnegando il suo passato, ha servito il Paese con grande dignità e onestà. Cose rare, oggigiorno.

Stefano:
Carissimi "storici" vi rendete conto che si sta parlando di fatti che risalgono a circa 70 anni fa? Forse perché politicamente sono cresciuto, nonostante la mia giovane età, dalla scuola di pensiero rautiana, ma qua si sta disquisendo sul fatto che Tremaglia era fascista, anche il premio Nobel Fó fu repubblichino, ma guai a dirlo..... Qualcuno poi scrive che negli anni è stata fatta un'azione per rendere "bianco" il passato. Sono convinto che nessuno dei repubblichini voglia "sbiancare" il passato, le decisioni intraprese sono state dettate da un ideale, filerò o sbagliato che sia, ma con etica, parola che da Voi "storici" forse è meno conosciuta. Poi mi scusi signo Vertova, ma invece di disquisire storicamente mi può dire i Verdi dov'erano quando la creazione di un parcheggio autorizzato dalla precedente giunta cittadina stava facendo franare Città Alta? E le autorizzazioni, sempre approvate dalla giunta di cui sopra, a coattive il nuovo ospedale in zona risaputa paludosa? I Verdi lì dov'erano? Disposto ad un confronto le chiedo, è meglio continuare a criticare un passato di 70 anni fa o forse è ora di agire e fare politica nell'interesse degli elettori d'oggi? A lei l'ardua scelta, io la mia l'avrei già fatta! Cordialmente, Chinelli Stefano

guido da bg:
L'intervento del sig.Vertova nulla aggiunge alla nota propaganda ed ideologia post comunista, aggiornata da ultime frequentazioni tra i verdi, suvvia siamo seri siamo tutti verdi ed ecologisti, lo era anche Mirko Tremaglia che non ha mai cambiato bandiera e pensiero nella sua onesta vita di servitore dello stato, a differenza dei vari Vertova and company, ma questa è la sola colpa che riuscite ad attribuirgli. Vergogna

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