19 Giugno 2013 - Ultimo aggiornamento: 04:07
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Argomento: 
Le udienze
Emergono nuovi elementi dagli interrogatori del collaboratore di giustizia Antonino Belnome. In un passaggio l'ex "padrino di Giussano racconta di aver depositato soldi sporchi in una filiale di un noto istituto bancario bergamasco.

Processo "Infinito"
Il pentito: soldi depositati
in banca bergamasca

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L'ex “padrino” di Giussano Antonino Belnome, esponente di spicco della 'ndrangheta lombarda ora collaboratore di giustizia, dalla scorsa settimana è sottoposto all'interrogatorio fiume del sostituto procuratore Alessandra Dolci della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. Belnome, già condannato a 11 anni e 6 mesi di reclusione, ha deposto in video conferenza da una località segreta.

 

 

Era dai tempi di Saverio Morabito che un 'ndranghetista di rilievo non rendeva le sue testimonianze in un maxi processo. Il protagonista delle ultime udienze del processo “Infinito”, che si tengono nell'aula bunker del carcere di San Vittore con regolarità ogni martedì, giovedì e venerdì, è il collaboratore di giustizia Antonino Belnome, nato a Giussano il 31.03.1972 , ex calciatore semi-professionista diventato un astro emergente dell'associazione mafiosa 'ndranghetista. Da “contrasto onorato” (cioè persona non ancora affiliata, ma ritenuta già degna di entrare nella 'Ndrangheta, ndr) a “padrino”, Belnome è stato arrestato con altri 159 presunti affiliati il 13 luglio del 2010. Pochi mesi dopo la carcerazione decide di collaborare e svela le dinamiche dei più importanti omicidi che hanno insanguinato la Lombardia negli ultimi anni; in particolare Belnome confessa di essere stato l'esecutore materiale dell'omicidio del “secessionista” Carmelo Novella, il carismatico capo che mirava ambiziosamente a rendere autonoma dalla “madrepatria” calabrese la 'ndrangheta lombarda. Il suo piano aveva comprensibilmente indispettito i capi di lungo corso, ancora legati alle 'ndrine d'origine, i quali hanno deciso pertanto di licenziarlo (ndr. eliminarlo) nel bar di San Vittore Olona il 15 luglio 2008.

Numerosi gli episodi narrati: incontri avvenuti con latitanti, intimidazioni, estorsioni e rimpiazzi (ndr. affiliazioni), il tutto intervallato da una serie di digressioni aventi ad oggetto la spiegazione delle regole di condotta del perfetto 'ndranghetista. Nelle gabbie il “pubblico” dei detenuti segue in  silenzio le parole di Belnome dal piccolo video posizionato in prossimità del banco della corte; lo scherniscono e lo additano come pazzo quando si addentra nei meandri dell'organizzazione criminale, rivelando formule di affiliazione, cariche e doti. Le sue dichiarazioni tuttavia sono circostanziate: Belnome, infatti, fa nomi e cognomi di mandanti ed esecutori materiali di quattro omicidi, indica i luoghi dove sono sepolti Antonio Tedesco (detto “l'Americano”) e Rocco Stagno, racconta di estorsioni e intimidazioni, illustra i meccanismi organizzativi e di potere sottesi al locale, permettendo agli inquirenti di capire più a fondo le dinamiche di episodi fino alla sua collaborazione rimasti insoluti. Nemmeno il successivo controesame degli avvocati riesce a metterlo in difficoltà, al contrario le sue risposte ancora una volta corroborano quanto già dichiarato nei numerosi interrogatori intercorsi con Boccassini e Dolci.

 

Particolarmente interessante è il racconto di una singolare vicenda estorsiva: tale Marco Andreoli, soggetto vicino alla 'ndrangheta ma all'epoca non ancora affiliato, estorceva denaro ad un piastrellista ed ad un altro imprenditore nella zona di Giussano senza aver chiesto il preventivo consenso al capolocale Belnome. L'ex padrino decide quindi di “avvertirlo” facendogli “un'azione”: “gliela feci io l'azione a Marco, estorceva i soldi ad un certo Rocco che faceva il piastrellista... Io gli dissi che non si doveva più azzardare! Gli fu sparata la porta di casa come avvertimento; non volevamo che lui si permettesse di fare abusi, estorcere soldi nelle zone di Giussano e paesi limitrofi. Pretendeva soldi, ne aveva fatti tantissimi con queste persone”. A seguito della domanda del pm, Belnome spiega che si trattava di un abuso perché “a queste persone venivano estorti soldi che nemmeno avevano, non erano miliardari, anzi, erano alla canna del gas e lui (ndr. Andreoli) infieriva tramite assegni postdatati e cambiali”. Le due vittime dell'estorsione si rivolgono allora all'ex padrino affinché interceda e la reazione non tarda ad arrivare. Belnome chiede ad Andreoli di versare 50.000,00 € da corrispondere ai due soggetti estorti, soldi che effettivamente vengono versati tramite assegni postdatati e depositati sul conto corrente nella filiale di Seregno di un istituto bancario bergamasco presso cui Antonino Belnome aveva il conto corrente; tuttavia quest'ingente somma, come esplicitamente ammesso a seguito della domanda del pm Dolci, non è mai stata consegnata alle vittime.

 

Belnome spiega alcune delle modalità con cui venivano individuati gli imprenditori da taglieggiare; in particolare un “contrasto onorato” proprietario di tre agenzie immobiliari suggeriva agli 'ndranghetisti su chi fare pressione per ottenere consistenti quantità di denaro: “Zanchin era un contrasto onorato. Era importante, segnalava le ditte che avevano un regime lavorativo notevole per estorcere denaro a chi aveva cantieri... Ci segnalava ditte e proprietari, se erano o no calabresi, spesso avevano a che far con lui perché aveva 3 agenzie immobiliari... I calabresi conoscono già come funziona ed è più facile, non si oppongono e sanno che devono pagare”.

 

Davvero sconcertante è invece il racconto di un meeting tra latitanti avvenuto nei sotterranei di una scuola milanese; alla domanda della dott.ssa Dolci se avesse mai avuto incontri con soggetti latitanti Belnome risponde: “sì, due o tre volte, una volta con Totò Prestia, Antonio Stagno, Rocco Cristello e addirittura Andrea Ruga e Vicenzo Gallace nei sotterranei di una scuola a Milano. Era il periodo della venuta dei Gallace a Milano. Prestia era latitante già da qualche anno ma nello specifico della sua latitanza non avevamo mai parlato. L'incontro era finalizzato a chiarire alcune questioni relative allo spaccio della cocaina, non volevo che si muovesse una foglia nel mio territorio senza il mio consenso! Li abbiamo messi in guardia, lui e De Luca, altrimenti facevano una brutta fine. La scuola si trovava a dieci minuti da Maciachini, sul corso c'è una discoteca, forse l'Alcatraz, non ricordo nello specifico la via ma ci saprei andare senza problemi”. L'ex padrino narra di un ulteriore incontro avvenuto in presenza di soggetti latitanti: presenti anche Salvatore Strangio e la “buonanima” Rocco Cristello (crivellato di colpi in un agguato sotto casa sua a Verano Brianza il 27.03.2008). Oggetto della riunione, alla quale presero parte anche due imprenditori, la restituzione di un sostanzioso prestito di denaro accordato da Cristello a questi ultimi: “queste persone dovevano a Rocco parecchi soldi, circa 600.000 o 700.000 €. Era da tanto che dovevano restituirglieli, perciò Rocco era molto spazientito”. Il Pm chiede quindi a Belnome di collocare temporalmente l'incontro e di descrivere i due imprenditori: “Avvenne qualche mese prima dell'omicidio (ndr. di Rocco Cristello), avevamo vestiti leggeri. Il primo soggetto era alto circa un metro e settanta, magrolino e stempiato sui 45 anni. Aveva un forte accento bergamasco o bresciano. Il secondo invece, tale Maurizio, aveva una Ferrari in comune con Strangio. Passava con il Ferrari al bar Casablanca”.

 

Un altro tema di grande rilievo posto in luce dal pm è quello relativo ai collegamenti tra la 'ndrangheta e alcuni esponenti delle forze dell'ordine; lo stesso Belnome ha ammesso di aver saputo con largo anticipo dell'ordinanza di custodia cautelare del luglio 2010.

È emerso in diverse circostanze che gli affiliati potevano avvantaggiarsi di rapporti privilegiati ad esempio con agenti della polizia penitenziaria. Il collaboratore di giustizia racconta di un agente in servizio al carcere di Monza che, dietro pagamento di un corrispettivo di circa 3.000 €, era riuscito a far cambiare di sezione Carmelo Cristello: “Carmelo Cristello era processato per aver commesso degli abusi su una ragazza. Lui è intervenuto per fargli cambiare sezione, c'era anche Antonio Stagno il quale gli diede dei soldi arrotolati. Si scambiavano favori a vicenda, aveva spesso bisogno di pezzi di ricambio di automobili”. Non solo, Belnome afferma che “ogni locale di una certa rilevanza ha agganci con le forze dell'ordine... Ad esempio venivo aggiornato su eventuali intercettazioni. Avevo individuato tutte le microspie presenti sulle mie macchine ma non facevo nulla per non generare sospetti... Ne avevo ovunque, anche in casa. Tramite Di Noto Salvatore (ndr., appartenente al locale di Giussano) avevamo un rapporto diretto con il capitano dei vigili di Erba, allora lui controllava per noi le targhe dei veicoli sospetti. Invece tramite Davide Ghione (ndr., altro affiliato al locale di Giussano) avevamo agganci con la Guardia di Finanza. In ogni caso c'è sempre un intermediario quando ci si relaziona con le Forze dell'Ordine”.

 

Martedì prossimo riprenderà il controesame degli avvocati, verosimilmente volto a rendere meno credibili le affermazioni del collaboratore di giustizia che inchiodano alle loro responsabilità numerosi degli imputati del processo in corso.

F.G.

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