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Giovedi 2 Settembre 2010 - Ultima modifica: 19:44
Io non sciopero - Tiziano trivella, insegnante da 36 anni nella scuola elementare, scrive per prendere le distanze dagli opposti schieramenti ai quali raccomanda di tenere giù le mani dalla scuola. Oggi lavorerà perchè questo è l'unico modo di tenere fede alla propria missione.
Un maestro: lasciatemi lavorare in pace
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Lo sciopero del 30 ottobre 2008 contro la legge di "riforma" della scuola Berlusconi-Tremonti-Gelmini è troppo ovvio e normale per essere condiviso: sarò l'unico maestro a non farlo nella mia scuola. Significa essere d'accordo con la pseudo-riforma Gelmini?
NO.  ASSOLUTAMENTE NO. Così come chi non è interista non è per forza milanista (e viceversa) *** 
Significa solo essere diverso:
non voglio essere un maestro unico,
non voglio essere un maestro a tempo pieno,
non voglio essere un maestro di modulo.
Voglio (anzi vorrei) essere solo un maestro per i miei alunni,
un maestro con i tempi adeguati,
un maestro con i mezzi necessari a rendere la mia scuola
più aperta
più libera
più funzionante.
Libera soprattutto dai formalismi e dalla retorica,
libera dalla burocrazia e dai proclami ufficiali,
libera dai POF altisonanti e dai progetti obbligati.
Libera dai ministri di turno e da tutti i funzionari e i dirigenti
che li seguono passo per passo
a seconda del vento che tira.
 

Una scuola "normale" dove andarci con entusiasmo e leggerezza,
una scuola con tempi a misura di bambino
e non una scuola con tempi aziendali;
una scuola per scoprire e ricercare
e non per eseguire le indicazioni per i curricoli dettate da chi
non sa nemmeno come sia fatta la testa di un bambino.

Una scuola elementare e non primaria, perché
io sono un maestro elementare, non un maestro primario...
E i miei alunni sono in prima elementare
e non in "prima primaria"... 

Insomma, vorrei una scuola diversa da quella
che in 36 anni di servizio
ogni governo, ogni ministro,
ogni sindacato e ogni dirigente scolastico
mi ha voluto convincere che fosse diventata.

Vorrei solo lavorare in pace,
senza essere tirato qua e là da nessuno:
governo, ministro, sindacato o preside
che sia. 

Andate per la vostra strada che io vado per la mia:
faccio ciò che so fare e non insegnatemi più nulla
voi tutti che non siete mai stati maestri.

Del resto, io stesso faccio così con voi:
non vi ho mai voluto insegnare nulla.
Me ne guarderei bene: io insegno ai bambini, non agli adulti.
Fate anche voi ciò che sapete fare,
se qualcosa sapete fare.
Ho cercato solo di capirvi e, ormai, vi ho capito:
voi non c'entrate con la scuola.
Voi siete solo politici, sindacalisti e burocrati:
siete lì per difendere i vostri interessi di parte o d'ufficio,
non gli interessi dei bambini e della scuola.
Svolgete il vostro ruolo e il vostro mestiere,
che è diverso dal mio.

LASCIATEMI LAVORARE IN PACE!
Almeno oggi, 30 ottobre. 

Ognuno faccia il proprio mestiere.
Parliamo di ciò che conosciamo.
Sarà meglio per tutti.
A volte la democrazia ha bisogno di silenzi.
E di umiltà (parola ormai sconosciuta ai più).

Maestro Tiziano Trivella (TIX) - Bergamo

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Giovedi 30 Ottobre 2008


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