Omofobia - L’ordine del giorno contro l’omofobia presentato dal Partito democratico in Consiglio provinciale scatena la dura reazione del consigliere della Lista Bettoni Vittorio Milesi.
"Una giornata contro l'omofobia? No, difendiamo la normalità"
L’ordine del giorno contro l’omofobia presentato dal Partito democratico in Consiglio provinciale scatena la dura reazione del consigliere della Lista Bettoni Vittorio Milesi, che sciorina un intervento a braccio parlando apertamente contro le persone omosessuali. “Pare discutibile che si proponga una giornata mondiale contro l’omofobia, dovremmo invece proporre una giornata per le persone normali. Non capisco questa tendenza a comportamenti estremi”. Il consigliere rincara la dose. “Con questo ordine del giorno promuoviamo comportamenti estremi che non sono nella natura umana, che non vanno nella direzione del miglioramento della nostra società. Dobbiamo iniziare dalla promozione dell’uomo, partendo da quella che è la norma”. Parole molto dure, che fanno scandalizzare Mirosa Servidati del Partito democratico. “Gli omosessuali sono persone normali, non si deve parlare di modelli da presentare, ognuno nel nostro Stato può vivere secondo i suoi principi. Io dico solo che bisogna rispettare i diritti di tutti. Con questa bocciatura il Consiglio provinciale non fa una bella figura. La Lega Nord sceglie il silenzio e vota contro l’ordine del giorno. Anche il Popolo della Libertà è contrario. Astenuta invece l’Italia dei Valori. L’ordine del giorno viene bocciato con 22 voti contrari, 7 favorevoli e 7 astenuti. Il Consiglio provinciale ha anche approvato l’ordine del giorno presentato dalla Lega Nord sul tema del crocifisso. Deciso l’intervento di Giuseppe Prevedini. “Il crocifisso non è un semplice pezzo di legno. Fa parte della nostra cultura, se qualcuno vuole svendere il proprio didietro per qualche voto politico lo faccia pure. Noi della Lega Nord invece siamo per la nostra tradizione, la nostra religione. A casa nostra le decisioni le prendiamo noi, non ci importa nulla di quello che dice la corte europea”.
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Venerdi 4 Dicembre 2009
IS.I.
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